Gioco
«Senza Prp bloccheremo il porto»
Sindacati sul piede di guerra, ma all’assemblea sono appena in 100. E il prefetto li gela
LIVORNO. «Non è più tempo dei giochetti di partito, Livorno ha bisogno del suo porto, la città ha bisogno di scelte». È questa la voce che si alza dai lavoratori portuali (un centinaio abbondante), riuniti in assemblea davanti alla prefettura. L’invito, quindi, è quello di «non indugiare troppo nell’approvazione di tutti gli strumenti necessari al rilancio infrastrutturale dello scalo labronico», ovvero la variante anticipatrice al piano strutturale, necessaria per dare il via libera al Piano regolatore portuale. «Altrimenti - minacciano i lavoratori - partiranno azioni pesanti dal punto di vista della lotta sindacale». Tradotto: il porto si fermerà per sciopero.
Durante l’assemblea sono piovute critiche anche sulla possibile riforma della legislazione in ambito portuale. Una delegazione della Filt ha incontrato a fine mattinata il prefetto Tiziana Costantino: «Un incontro di cui siamo soddisfatti», dicono i rappresentanti.Anche se il prefetto ha parlato chiaro: non interferirà nel dibattito politico per sollecitare l’approvazione della variante e dunque del Prp, come invece chiedevano i sindacati.
Al tavolo. Le intenzioni infatti erano quelle di chiedere al prefetto di fare pressione sull’amministrazione comunale per far rispettare i tempi del piano regolatore portuale, ma «su questo - riferiscono dalla delegazione - il prefetto ci ha risposto che non rientra nelle sue competenze, sono dispute politiche».
«Però - aggiungono - il prefetto si è impegnato a monitorare sulle eventuali infiltrazioni mafiose negli appalti della Darsena Europa» mentre per quanto riguarda la riforma della legge dei porti «chiarirà a Roma se quando si parla di “specializzazioni dei porti”, si intende anche manodopera specializzata, fondamentale per il nostro porto a vocazione industriale».
Mugugni. Presenti all’assemblea le rappresentanze sindacali Filt-Cgil, Fiom e Fit-Cisl Reti, ma anche alcuni lavoratori del Cantiere Benetti, che con uno striscione hanno voluto «far sentire la propria solidarietà», dicono Davide Balzini e Nicola Baglini. Pochi portuali. Ci si aspettava una risposta maggiore da parte dei “dockers” livornesi: «Non sono contento – va giù duro Alessandro Sgarallino, dipendente della Scotto Neri - immaginavo più portuali presenti oggi, forse sta prevalendo la rassegnazione». «Qui è tutto fermo - gli fa eco il collega Fabio Rosellini - ci sono sempre meno posti di lavoro, col Prp stanno giocando sulla pelle delle persone». Nell’area si respira, però, anche la voglia di cogliere «l’occasione della vita per il nostro porto», come la definisce qualcuno: «Se ci sono questi finanziamenti europei perché rifiutarli?», si domandano Milko Fiorini e Marco Villano della Tdt. «Smettiamola di discutere, da altre parti fanno meno storie». I due dipendenti reputano comunque «giusto rispettare il bene dell’ambiente, per carità, ma - continuano - se guardiamo altri porti europei più grandi, investimenti e ambiente possono stare benissimo insieme».
No al far west. Come detto l’altro grande tema affrontato è la riforma della legge 84/94, che nella bozza di legge del Mise prevede la cancellazione delle imprese che forniscono lavoro temporaneo e specializzato, ricorda Simone Angella, responsabile porti Filt Livorno, «con una zona franca economica all’interno dei porti, dove si aprirebbe un “far west” delle attività lavorative». «Inoltre - continua Angella - sminuendo il ruolo dell’Authority e cancellando il numero massimo di imprese autorizzabili, aumenta la precarizzazione del lavoro, mettendo a rischio la sicurezza. In porto non tutti hanno le competenze per lavorarci, chi si fa male o muore o rimane infermo». Pensiero condiviso anche dalla Cisl: «Mi sembra - afferma Massimiliano Boni - che così si torni ai tempi del mio babbo, quando dal cancello sceglievano chi quel giorno lavorava».
Volti noti. In mezzo ai lavoratori anche volti dei consiglieri comunali Pd: De Filicaia, Martelli e il capogruppo Ruggeri, che non ha risparmiato critiche a Nogarin («è grave che il sindaco sia andato a Pisa per parlar male della città»). Presente anche l’ex vicesindaco Bruno Picchi.
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