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Arci si arrabbia «Una mannaia» Unione inquilini invece plaude

LIVORNO. «L'assessore Dhimgjini si arrampica sugli specchi: non c'è stata alcuna riorganizzazione dei servizi, solo una mannaia impietosa e sbrigativa, meno 30% a tutti....». È dura la reazione dell’A...

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LIVORNO. «L'assessore Dhimgjini si arrampica sugli specchi: non c'è stata alcuna riorganizzazione dei servizi, solo una mannaia impietosa e sbrigativa, meno 30% a tutti....». È dura la reazione dell’Arci dopo il taglio delle convenzioni: «Il motivo – si legge su Arcilivorno.it – è quello di reperire risorse per i contributi agli indigenti ex- social card. La verità più brutale viene nascosta e cioè che per ridare ai poveri quello che l'amministrazione stessa aveva tagliato, si è tolto a quelli che erano ancora più poveri come gli utenti della mensa della Caritas, gli ospiti nei centri di accoglienza per senza fissa dimora... Il costo sociale di questa operazione è altissimo: ad oggi si parla di 5 licenziamenti e della riduzione drastica di 25 contratti di lavoro». «L'esborso per le social card – si legge ancora – ammontava a 428.000 euro (e sappiamo di quel che parliamo, visto che ne gestivamo l'erogazione): con i soldi, come dice l'assessore "risparmiati", è stata realizzata una copertura che arriva appena al 50%. Non c'e stata alcuna reinternalizzazione, solo taglio netto o riduzione della qualità dei servizi».

Per il servizio delle social card, «il costo annuo della gestione era di soli 12.500 euro» e «il lavoro fatto aveva anche lo scopo di controllare che il contributo del Comune venisse realmente speso per beni di prima necessità».

Opposta la reazione dell’Unione Inquilini, che plaude al Comune: «Il vecchio sistema di esternalizzare i servizi sociali, anche dove si potrebbe utilizzare gli sportelli comunali – dice Daria Faggi – è uno spreco di risorse inaccettabile. Questo metodo surrettizio di inventare qualche posto di lavoro precario non può più giustificare un aumento dei costi. Occorre ripristinare ripubblicizzare il servizio di erogazione delle borse lavoro e dei sussidi per i poveri, restituendolo al settore sociale comunale».

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