Il dolore
Si è spento Laviosa, capitano d’industria
Nel dopoguerra fondò l’azienda chimica che è poi diventata un colosso mondiale della bentonite. Aveva 89 anni
LIVORNO. È morto venerdì sera alla clinica di San Rossore, dove era stato ricoverato, Ernesto Laviosa. L’"Ingegnere", come molti chiamavano il fondatore delle industrie chimiche Laviosa, aveva 89 anni e, come spiega il figlio Giovanni, non si era del tutto ripreso dal dolore per la scomparsa della moglie, la signora Giovanna, che era morta nel 2012 e con cui aveva passato una vita insieme.
Ernesto Laviosa verrà ricordato come uno dei veri capitani d'industria livornesi, una di quelle persone che fanno di una famiglia di imprenditori una dinastia, come è sucesso per i Fremura i D’Alesio e i Neri. Dopo aver studiato nel collegio di Mondragone insieme all’amico Carlo Caracciolo, negli anni '50 si laureò in ingegneria a Pisae, alla morte del padre Carlo che era venuto a Livorno dalla natia Genova, prese le redini dell'azienda di famiglia che fino ad allora operava nei traffici marittimi (l'importazione di carbone) e portuali. Ernesto Laviosa in qualche modo decise di andare controcorrente e non fermarsi all’agenzia marittima. «A modo suo mio padre era un "visionario" - spiega il figlio Giovanni che ora guida l'azienda di via Da Vinci - e guardava al futuro» - e puntò sulla chimica, e in particolare su un minerale, la bentonite, che ha usi molteplici: dalle fonderie, alle vernici, all'industria della carta e perfino per le lettiere dei gatti.
Fu un successo: la Laviosa divenne il principale fornitore delle fonderie che lavoravano per la Fiat, e uno dei principali attori del mercato mondiale di questa sostanza. Ora l'azienda ha sedi a Livorno, in Sardegna, India, Cina, Francia Spagna e Turchia, e impiega circa 300 persone con un giro di affari decisamente importante: lo scorso anno la Laviosa Cimicha Mineraria ha fatturato circa 60 milioni di euro.
Grande lavoratore e persona estremamente rigorosa, con un'etica dell'impresa che è sempre più difficile riconoscere - "I profitti vanno reinvestiti nell'azienda, non spesi, noi siamo già abbastanza fortunati" - ha sempre avuto grande rispetto delle maestranze, e soprattutto, ha sempre voluto e saputo puntare sulle persone per portare avanti le sue aziende.
Ma Laviosa non è stato solo un grande imprenditore: è stato anche un uomo che ha cercato di dare la sua impronta anche nella realtà portuale e infrastrutturale livornese. Di lui si ricorda infatti, in tempi abbastanza lontani, addirittura negli anni’70, dopo aver fondato Assoporti, la battaglia per far nascere un ente autonomo che applicasse la sua governance alle banchine del porto, qualcosa di simile all’Autorità portuale che adesso gestisce il nostro scalo. Un’altra battaglia di Ernesto Laviosa fu quella per l’autostrada Tirrenica, di cui era convinto sostenitore, spiegandolo con la necessità di un collegamento celere di Livorno con Roma. Laviosa sostenne anche la necessità, da parte del Comune, di inserire nel piano regolatore aree destinate alle industrie. Di lui si ricordano anche il periodo trascorso alla presidenza della Fondazione Cassa di Risparmi, negli anni ’90, e quello al vertice della Camera di Commercio, che però lo vide, nel 2002, sostituito al vertice dell’organismo camerale dall’allora suo vice, Roberto Nardi.
Ernesto Laviosa, fece anche parte dei consigli di amministrazione dell’Interporto Vespucci e dell’Università di Pisa. Grande sportivo, era appassionato di golf e sciatore, oltre che podista, tanto che patrocinò un premio a suo nome, Laviosa aveva una grande passione per la musica di Bing Crosby.
La camera ardente di Ernesto Laviosa è stata allestita nella sua abitazione di Viale Italia, mentre i funerali sono in programma lunedì alle 12,30 alla parrocchia di San Simone ad Ardenza.
Roberto Cestari
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