«A testa in giù dentro il cilindro della caldaia»
«Dopo la scomparsa di mio padre, acquistai un'altra nave che chiamai "Carlo Laviosa": 9.500 tonnellate tdw, vecchia anche questa. Ricordo un guasto alla motrice. Il danno sembrava irreparabile. Volli...
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«Dopo la scomparsa di mio padre, acquistai un'altra nave che chiamai "Carlo Laviosa": 9.500 tonnellate tdw, vecchia anche questa. Ricordo un guasto alla motrice. Il danno sembrava irreparabile. Volli accertarmene. Mi feci calare dalla testata nel cilindro di alta pressione della motrice a vapore, legato per i piedi, vestito solo della tuta e con berretto a sottogola, dopo essere stato "sistolato" a dovere. La tuta e il berretto grondavano acqua che il calore dissolveva in vapore. Era come entrare in un forno appena spento».
(L’aneddoto pubblicato è stato tratto dal libro "Intervista a Ernesto Laviosa imprenditore livornese" di Vittorio Marchi).
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