Il Tirreno

Livorno

Pagati per non lavorare, la strana storia dei cantieri di Carrara

Corrado Benzio
La sede di Nca a Carrara
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La sede di Nca a Carrara

Relegati in sala mensa 40 dipendenti ex Nca. Da un mese timbrano il cartellino (con stipendi da 1280 euro), ma non fanno niente: «Così ci tolgono la dignità»

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MARINA DI CARRARA. C’è un sordomuto e anche un ragazzo cieco (e due donne) fra i 40 “deportati” in mensa. Sono categorie protette, uno di loro – il non vedente, naturalmente – è centralinista. Sono i dipendenti degli ex cantieri navali apuani che da un mese timbrano il cartellino, ma non fanno niente. Vanno in mensa e stanno lì. Per 8 ore, guardandosi in faccia ed evitando mosse false, perché il padrone, dicono, è vendicativo. «Guadagniamo 1280 euro netti al mese, per qualcuno siamo anche fortunati. Ma senza lavoro non abbiamo dignità – racconta Manuele Peselli, uno degli esodati interni, membro della rsu – non siamo nessuno. Io sono stato 2 anni e mezzo in cassa integrazione, il primo gennaio sono tornato al lavoro, ma da un mese vado a mensa...».

La Cgil ha già parlato di reparti confino, come accadeva negli anni Cinquanta alla Fiat, dove alle Presse di Mirafiori, luogo terribile, mandavano i sindacalisti e i rompicoglioni in genere. Altri tempi. Il patron Giovanni Costantino non è Valletta e neppure Marchionne. Gli operai stanno in mensa. Ma sicuramente Costantino ama il Marchionismo, fors’anche per motivi familiari (è il genero di Carletto Giugiaro, piemontese, re del design).

La storia dei 40 è inquadrabile in una tragedia nazionale. Di un Paese che non ama gli operai. Dove la «Camusso è antipatica, ma i diritti dei lavoratori sono sacrosanti» (sentita in tv), ma il renzismo nei suoi epigoni ha prodotto questa macelleria sociale. L’età media dei 40 è sui 40-50 anni, li incontriamo all’uscita nella pausa pranzo. Come tutte le nostre tragedie c’è anche l’opera buffa: la mensa non funziona più.

Ma prima raccontiamo la storia di questo cantiere. Era statale, perdeva, come sempre. Come in altri settori (vedi AnsaldoBreda) prendeva commesse, ma sottocosto. L’ultima – sei traghetti per Grimaldi – era paradossale. L’armatore genovese ordinava i traghetti e li rivendeva, con bel margine, ad un collega greco. Era talmente contento, Grimaldi che ad un varo portò tartine, nani e ballerine, a partire dalla soubrette bionda Francesca Fontana. Situazione insostenibile. Invitalia vende tutto, compra Costantino. Che rifà il cantiere e lo ribattezza Italian sea group e annuncia subito commesse per 6 grandi barche, due per russi. Anche lui, come accade in una certa nautica che deve affermarsi, porta nani e ballerine. Ma soprattutto annuncia che terrà tutti i dipendenti. La zavorra era questa.

Anche Manuele Peselli non smentisce. «È vero il cantiere aveva quasi 80 impiegati». E un deficit glorioso. Erano gli altrettanto gloriosi giorni delle Partecipazioni statali. A Carrara, o si andava in Comune o si entrava in «Cantiere» se si voleva un posto tranquillo, sicuro. «Tante cose sono successe da allora – confermano gli operai all’uscita – ma non credo che un passato di sprechi possa essere addebitato a noi che stiamo qui».

Un tempo di fronte a questo caso Carrara sarebbe insorta. Oggi è indifferente, scarnificata dalla crisi, senza orgoglio. «Un tempo era tutto diverso. Oggi ci invidiano perché abbiamo uno stipendio. Solo noi possiamo capire cosa significa rientrare al lavoro e vedere che ci chiedono le taglie per le tute e le misure per le scarpe antiinfortunistiche. E poi non avere niente e stare in mensa con le snaker e con il giubbotto».

Non si lavora e si rischia di finire a fare le pulizie dopo essere stati carpentieri e marinai. Ma non si può nascondere che negli ultimi anni i saldatori erano tutti polacchi, forse figli di chi a Danzica dette la prima spallata al Comunismo, con Solidarnosc. «Qualcuno è già stato demansionato e mandato a fare le pulizie».

I racconti sono tanti. Ma niente scatti della mensa. I giornalisti non possono entrare, loro temono di farsi degli scatti col telefonino. «Ne abbiamo, ma gli avvocati ci hanno sconsigliato di passarveli». Il Padrone ha licenziato un portiere perché aveva fatto passare i giornalisti in cantiere, peraltro invitati dai sindacati.

Costantino non vuole replicare né intervenire sulla vicenda, come spiegano all’ufficio stampa. Di sicuro soldi in azienda ne ha messi. Nca era a rischio chiusura perché niente era più a norma, lui lo ha rinnovato nel profondo.

La classe operaia, soprattutto la navalmeccanica, non va più in paradiso e qui gli incentivi si sono fermati a 20mila euro, contro i 50mila concessi ai 500 della Trw di Livorno. Dove il Cantiere Orlando è oggi Azimut-Benetti. Idem per la Sec di Viareggio, seppellita da 500 miliardi di debiti a fine 2000. Ovunque l’unica ancora di salvezza è stata la nautica da diporto. «Questo lo possiamo capire, ma non fino in fondo. L’impressione avuta nel passato – racconta un operaio – è che dessimo noia a Fincantieri».

Forse non è andata proprio così, ma le 40 tute blu «senza tuta» hanno bisogno di credere in qualche cosa che giustifichi questo sacrificio. La condanna a passare il tempo, guardando continuamente l’orologio. «A noi niente, al signor Costantino delle concessioni demaniale che durano decenni, invece di 5 anni come accadeva a Nca. Il vero nodo – concludono i lavoratori – sono le aree, che hanno un valore altissimo».

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