Gioco
Morì in bici sul viale Italia, anche un’infermiera a processo
Lo schianto avvenne nel settembre 2012 a pochi metri dalla Baracchina Rossa. Il ciclista avrebbe invaso l’altra corsia dopo aver evitato una macchina
LIVORNO. La prima a non credere al malore era stata la figlia Paola che all’indomani dell’incidente scrisse al Tirreno per cercare testimoni che avessero assistito all’incidente. Era il settembre del 2012 e suo padre Carlo Campana era ancora vivo, ricoverato in Rianimazione. Morì qualche settimana più tardi a cause delle ferite.
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A distanza di oltre due anni il giudice Gioacchino Trovato ha rinviato a giudizio due automobilisti considerati, in concorso, i responsabili della carambola costata la vita all’anziano. Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Daniele Rosa, Campana, 86 anni, quella mattina era in sella alla sua bicicletta con sulle spalle uno zainetto e si stava dirigendo verso il mare. Lungo il marciapiede Silva Sfinzi, infermiera dell’Asl di Pisa quel giorno in trasferta, avrebbe aperto lo sportello dell’auto innescando la manovra che ha costretto l’anziano, per evitare l’impatto, ad andare nella carreggiata opposta. È qui che sarebbe avvenuto l’impatto mortale con l’auto condotta da Massimo Nigiotti.
Spiega Luca Pappalardo, avvocato dell’infermiera: «La mia cliente non ha aperto la portiera. A sommarie informazioni sono emerse testimonianze non univoche. In ogni caso confidiamo che il dibattimento accerti il reale svolgimento dei fatti». Il prossimo 10 luglio, quando si aprirà il dibattimento davanti al giudice monocratico ci saranno anche i figli e i nipoti dell’anziana vittima che attraverso l’avvocato Vinicio Vannucci si sono costituiti parte civile nel procedimento. Decisive, oltre alle testimonianze di chi ha visto, le perizie disposte dalla Procura e dai consulenti delle difese.
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