Toscana
Latte, crollo dei prezzi e allevatori toscani allo stremo
Il paradosso: mentre sprechiamo il patrimonio zootecnico siamo costretti a importare prodotto dall’estero. Venerdì 6 protesta in centro a Firenze
Ogni giorno cinque mucche in meno nelle stalle toscane. In appena sette-otto anni almeno un’ottantina di allevamenti che hanno deciso di chiudere le porte. E poi una vera e propria fuga dalle zone montane e svantaggiate, con buona pace di questa sorta di “presidio” a tutela della biodiversità. Insomma, un vero e proprio bollettino di guerra che diventa ancora più preoccupante mettendo in campo altre cifre: 68.300 tonnellate di produzione locale rispetto a 230mila che arrivano invece grazie ad un’importazione a dir poco selvaggia, con la conseguenza di un crollo dei prezzi all’ingrosso, diminuiti nel giro di un anno addirittura del 19 per cento, ma con quelli al consumo che aumentano invece dell’1,2.
È veramente paradossale il quadro (vedi anche la grafica)che caratterizza il mercato del latte, una volta punta d’orgoglio per la Toscana e le sue produzioni: lo denuncia la categoria, costretta a ingoiare prezzi al di sotto delle spese, ma anche la grande distribuzione, visto che la Conad, proprio in questi giorni, sta facendo uscire intere pagine sui quotidiani per informare il pubblico su cosa sta accadendo e come intende aiutare gli stessi produttori. Così è partita una mobilitazione che sfocerà domani e nel corso del weekend in una serie di manifestazioni nei centri storici di undici città italiane, tra cui Firenze.
Allevatori in piazza. Dunque, in prima fila ci sarà la Coldiretti che ha già ottenuto l’appoggio del gruppo del Partito democratico alla Camera dei deputati: «Il settore lattiero-caseario è in crisi per le anomalie del mercato che fanno registrare, su base annua, una diminuzione del prezzo del latte alla stalla del 19% mentre il prezzo del latte fresco di alta qualità al consumo è aumentato nell'ultimo trimestre dell'1,2%. Chiediamo quindi al ministro come intenda affrontare questo problema garantendo la stabilità del mercato attraverso l'applicazione del principio che il prezzo di cessione non può essere al dì sotto dei costi di produzione medi». E così, mentre il titolare del dicastero delle Politiche agricole e forestali, Maurizio Martina, risponderà giovedì 5 su questo argomento al question time, venerdì 6 partiranno le varie manifestazioni.
A Firenze l’appuntamento è per le 9,30 in piazza della Repubblica e, anche se non è ancora confermato ufficialmente, dovrebbero esserci il sindaco di Firenze Dario Nardella e l’ex campione della Fiorentina Giancarlo Antognoni. Ma è sicura anche la partecipazione di due personaggi d’eccezione: Dante Alighieri e Leonardo Da Vinci, ovviamente interpretati da due attori, ma scelti tramite un sondaggio via Facebook. Tutti, personalità del passato e del presente, dovrebbero cimentarsi nel rito della mungitura, ovviamente guidati dagli allevatori professionisti.

Import record. Ma molte preoccupazioni sorgono dal record negativo saldamente in mano alla Toscana: come si diceva, 230mila tonnellate di latte importato contro le 68.300 di produzione locale. «In Toscana i prodotti entrano stranieri, e penso al latte e ai semilavorati, ma anche all'olio e tanti altri, ed escono italiani - spiega Tullio Marcelli, presidente regionale di Coldiretti -. E più latte importato significa provenienza dubbia quando non c'è l'obbligo di origine nell'etichetta non solo del latte, ma anche dei formaggi e di tutti i derivati, con il 40% del latte che non ha né un nome, né un cognome. Vogliamo sapere cosa diventa questo latte e quale forma assume».
«Il prezzo del latte dalla stalla alla tavola quadruplica. Solo il 17% va agli allevatori. Non sono sufficienti per pensare di mandare avanti un allevamento - aggiunge Roberto Nocentini, presidente dell’Ara, l’Associazione regionale della categoria -. La qualità va pagata e va anche rispettata così come la trasparenza e la tracciabilità, ma accade che o si cerca di pagarla sempre meno o si preferisce importare dall'estero latte, cagliate, latticini, prodotti semilavorati che, dopo un passaggio negli stabilimenti del nostro paese, diventano magicamenteprodotti italiani».
Normativa capestro. Come se non bastasse il mercato sfavorevole, a penalizzare le produzioni locali ci si metto anche una normativa fatta ad hoc per le grandi aziende, ma penalizzante per le piccole. Un aspetto sottolineato sia da Marco Bonotti, piccolo allevatore di Avenza, alla periferia di Carrara, che riesce a far quadrare i conti con la vendita diretta, sia da Daniele Bonini, titolare dell’ultima azienda rimasta nel Mugello: alla fine degli anni Ottanta, in quella zona se ne contavano almeno una dozzina.
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