Il Tirreno

Livorno

Estorsione dal parrucchiere, chiesto il processo per Fedele junior

Il magistrato Fiorenza Marrara
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Il magistrato Fiorenza Marrara

Livorno, è accusato con il proprietario del salone di aver chiesto i soldi (3.500 euro) a una cliente che era caduta all’interno del negozio

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LIVORNO. Chiesto il processo immediato per Domenico Antonio Fedele, nipote di Michelangelo Fedele, figura quest’ultima al centro di diverse inchieste giudiziarie in Val di Cecina. L’accusa nei confronti di Fedele junior, 38 anni, residente a Rosignano Marittimo, ma nato a Bologna, è quella di estorsione continuata in concorso.

Al centro dell’indagine dei carabinieri una storia di infortuni, soldi e minacce che sarebbe andata in scena all’interno del salone di parrucchiere “Eco”, nel centro di Rosignano e di proprietà di Stefano Spadaccini, 52 anni, pure lui finito nel registro degli indagati. È qui che nel 2012 una cliente, una donna di 37 anni, sarebbe caduta procurandosi alcune ferite.

Pochi mesi dopo il titolare dell’esercizio commerciale avrebbe iniziato a minacciare la donna chiedendole di consegnargli, com’è poi avvenuto, la somma di 500 euro, una sorta di anticipo rispetto al futuro versamento del premio assicurativo che la compagnia avrebbe fatto alla trentasettenne.

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Peggio sarebbe andata l’anno successivo, quando la cliente ha effettivamente incassato i 7.000 euro dalla compagnia assicurativa. A questo punto - secondo i carabinieri - sarebbero iniziate minacce sempre più incalzanti, prima da parte del proprietario e poi anche da Antonio Domenico Fedele. «Se non mi dai la metà del denaro che hai incassato - avrebbe detto il titolare - posso trovare un testimone pronto a dire che non ti sei fatta male dentro al mio negozio».

A questo punto la donna avrebbe consegnato al parrucchiere 500 euro che sono andati ad aggiungersi ai 700 dati all’indomani dell’infortunio. Ma ciò che le veniva chiesto era molto di più: la metà di quanto incassato, vale a dire 3.500. Così quando la donna non ha versato al titolare i restanti 3.000 euro al centro della richiesta sarebbero ricominciate le minacce, sempre più incalzanti.

È in questa situazione che sarebbe entrato in azione Fedele junior. Il trentottenne a metà 2014 si è messo in contatto con la cliente dell’amico. I tre si sarebbero visti una prima volta. «Dacci i soldi oppure dovrò fare il mio lavoro», era il tenore della minaccia. Un concetto che Fedele avrebbe ribadito alla donna in un’altra circostanza nel settembre dello stesso anno. È dopo l’ennesima richiesta di soldi che la donna si è rivolta ai carabinieri denunciando la presunta estorsione della quale è stata vittima.

I carabinieri per mesi, coordinati dal pubblico ministero Fiorenza Marrara, hanno setacciato i tabulati telefonici dei presunti estorsori, ascoltato attraverso le intercettazioni ambientali le loro conversazioni. Inoltre hanno acquisito e analizzato la documentazione relativa all’infortunio all’interno del negozio e infine ascoltato a sommarie informazioni la parte offesa.

Con questo materiale il pubblico ministero ha chiesto all’inizio di gennaio la misura cautelare nei confronti dei due indagati. Il risultato della richiesta ha portato al divieto di avvicinamento alla vittima e il divieto di comunicare con lei con qualsiasi mezzo. A distanza di meno di 90 giorni dall’iscrizione dei due nel registro degli indagati, nei giorni scorsi il pubblico ministero - come prevede la legge - ha formalizzato all’ufficio del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno la richiesta, sia per Fedele che per Spadaccini, difesi entrambi dall’avvocati Federico Federici, di giudizio immediato.

Una scorciatoia procedurale che di fatto viene usata quando - secondo la Procura - ci sono elementi di colpevolezza talmente evidenti, tali da non richiedere per gli indagati il passaggio dall’udienza preliminare. E soprattutto nel caso - come questo - che gli indagati non abbiano risposto alle domande in sede di interrogatorio.

Ora il giudice per le indagini preliminari ha cinque giorni di tempo per emettere il decreto con il quale disporre il giudizio immediato oppure rinviare gli atti al pubblico ministero.

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di Redazione web