Il Tirreno

Livorno

Al Teatro Goldoni

Colorato, energico e molto rock: ecco il nuovo "Barbiere di Siviglia"

di Elisabetta Arrighi
Colorato, energico e molto rock: ecco il nuovo "Barbiere di Siviglia"

Fra cantanti, orchestrali e regista l'età oscilla fra 17 e 42 anni. Grazie al percorso di Ltl Opera Studio, lo spettacolo lirico, dopo Livorno, sarà in tour al Verdi di Pisa, al Giglio di Lucca e poi a Novara

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C’è grande fermento, durante i pomeriggi delle prove generali, nei corridoi sotterranei e nei camerini del teatro. Siamo al Goldoni, storico palcoscenico toscano, dove il compositore Pietro Mascagni - figlio di Livorno - era di casa con la sua “Cavalleria rusticana” e altre opere, e dove la lirica ha sempre avuto un posto d’onore. Anche quest’anno la stagione operistica, seppure breve, sta richiamando un appassionato pubblico di melomani che il 6 febbraio alle 20.30 e sabato 8 alla stessa ora, potranno assistere alla rappresentazione del melodramma buffo (in due atti) “Il barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini che debuttò a Roma il 20 gennaio 1816 (quasi duecento anni fa) e che rappresenta sempre il lato giocoso delle stagioni liriche italiane e internazionali.

C’è fermento, dicevamo. Nel lungo corridoio dove si affacciano le sale prove, si sentono i violini che accennano alcune note. Da un camerino provengono i vocalizzi di uno degli interpreti, che sta “scaldando” la voce in vista della prova generale della sera. Il regista Alessio Pizzech sta parlando al cellulare, il direttore d’orchestra Nicola Paszkowski esamina alcuni spartiti con i collaboratori. I cantanti scalpitano. Sono giovani, come gli orchestrali, come il regista. L’età va da 17 a 42 anni, per un “Barbiere” che sarà filologicamente rispettoso della partitura originale, ma che nelle scene, nei costumi e nelle coreografie avrà un’anima molto rock, quindi dinamica e contemporanea. Perché questo allestimento, tutto nuovo, è il gran finale di Ltl Opera Studio, il laboratorio lirico giunto alla quattordicesima produzione, che “cerca” nuovi cantanti e li aiuta con stage mirati dove si studiano a tutto tondo le arti della musica, del teatro e del belcanto. Un laboratorio che gira sui “tre teatri” della costa, cioè Goldoni di Livorno, Verdi di Pisa e Giglio di Lucca (più il Coccia di Novara), che producono - con Livorno capofila - l’opera rossiniana. Che dopo Livorno sarà a Lucca (il 14 febbraio alle 20.30 e il 15 alle 16), poi a Pisa (il 21 febbraio alle 20.30 e il 22 alle 16) e infine sarà in scena a Novara (21 e 22 novembre al Coccia).

  Giovani ed entusiasti. Con davanti una carriera in salita, perché diventare cantante lirico non è uno scherzo. «Certo che no. Io ho cominciato per gioco - racconta Federico Buttazzo, voce del Conte d’Almaviva (tenore) - Da bambino avevo seguito un po’ di lezioni di pianoforte. Da grande, cioè verso i vent’anni (ora ne ha 31, ndr), decisi che volevo studiare canto, ma quello leggero. Cominciai ad andare a lezione e l’insegnante mi disse: perché non cambi registro? E così mi presentai al conservatorio di Taranto, dove mi sono diplomato. Da allora la lirica è il mondo. Tre anni fa ho debuttato proprio con “Il barbiere di Siviglia”, ma ho fatto anche “Rigoletto” e “Don Pasquale”». 

 Ma quanto è difficile oppure facile, per un giovane d’oggi, diventare e fare il cantante lirico? «È difficile per diversi motivi. Personalmente - racconta Federico, capelli lunghi, t-shirt e jeans - cerco di lavorare senza sosta per raggiungere un livello tecnico alto. Poi occorre spigliatezza in scena: in passato i cantanti erano statitici, oggi viene chiesto di interpretare il personaggio, quindi sul palco bisogna saperci stare. Io, poi, non ho conoscenze, non ho un agente e devo cercarmi da solo i contratti. Di conseguenza è una strada in salita, ma cerco di farcela. Anche se, visto che bisogna mangiare e mantenersi, faccio anche l’insegnante di informatica e logica in una scuola privata». Ha parole positive per l’esperienza che ha fatto con Ltl Opera studio: «Siamo un bel gruppo vocalmentre parlando, e anche dal punto di vista umano ci troviamo molto bene».

 Ecco, da questi ragazzi il regista Alessio Pizzech, livornese, 42 anni, cerca di tirare fuori il meglio. A partire dalle voci (che comunque sono sempre in formazione), per arrivare alla freschezza e alla creatività che un gruppo di giovani possiede intrinsecamente. «Conosco bene il Barbiere, l’ho già affrontato in passato - spiega Pizzech - Quello di oggi è figlio di uno studio e di un viaggio con questo compositore che mi affascina. Un allestimento che vuol togliere un po’ di polvere al Barbiere, e per questo ho chiamato lo scenografo e costumista Pier Paolo Bisleri che è molto legato all’eclettismo e alla contemporaneità. Il secondo obiettivo è mettere in scena uno spettacolo che guarda al ’700, ma va oltre, scollinando in quel modo di stare in scena dei rocker degli anni ’70 e ’80, con le giacche avvitate, le rouches... modernità con richiami settecenteschi».

 «Il Barbiere - prosegue Pizzech - racconta della trasformazione di un’epoca, del mondo che cambia, dell’avanzare dei giovani che rivoluzionano la società. In questo senso è un’opera rock come attitudine fisica e mentale, è provocatoria. Perché i giovani provocano i vecchi, che non vedono quello che accade. Ecco perché da questo allestimento con i giovani di Opera Studio ci si deve aspettare il valore aggiunto della freschezza con un ritmo molto rossiniano». 

 E veniamo agli altri giovani, quelli dell’Ogi - Orchestra giovanile italiana (Scuola di musica di Fiesole), che amalgama studenti e diplomati italiani e stranieri. In un complesso orchestrale che cambia ogni anno. Per dodici anni il maestro Nicola Pszkowski, fiorentino di residenza e di studi, ha lavorato con l’Ogi, e adesso torna sul podio per dirigerla in questo nuovo “Barbiere”. «È un’orchestra che rappresenta una fucina per i futuri professori - spiega - ha uno stampo sinfonico, ma questa apertura al mondo dell’opera è fondamentale per la formazione. I ragazzi si sono trovati ad affrontare una serie di novità per imparare come si costruisce un’opera. La lettura dello spartito l’abbiamo fatta in tre giorni, prima di scendere in buca». E i giovani musicisti hanno mostrato serietà e motivazione nell’affrontare questo melodramma giocoso, loro che hanno 17 anni il più giovane e 25 il più vecchio, e che hanno scelto la musica come impegno di vita. «Stanno dimostrando grande maturità - conclude il direttore - e lo fanno in questo teatro stupendo che è il Goldoni».

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