Il Tirreno

Livorno

Ragazzi a scuola di polizia scientifica

di Lara Loreti
Ragazzi a scuola di polizia scientifica

In questura per uno stage i ragazzi dell’Enriques. «Come è complesso il lavoro degli agenti, altro che fiction televisive...»

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LIVORNO. «Che bella la squadra mobile, abbiamo scoperto che i poliziotti scrivono molti documenti... chi l’avrebbe detto! E hanno un sacco di carte tra cui destreggiarsi, non pensavamo che fosse così, in tv è tutto diverso... La Digos? Non sapevamo neanche che esistesse... Ma la nostra passione è la polizia scientifica». Il fascino del camice bianco con le stellette vince sul potere investigativo dei poliziotti in borghese e anche sulla versione 2.0 del vecchio ufficio politico della questura. Tutti pazzi per la scientifica: gli studenti del liceo Enriques non hanno dubbi. Ed è per questo che tra le varie opzioni di stage che l’istituto ha offerto loro, a vincere è stata l’esperienza in questura. Questa la scelta di tre studenti di 17 anni, Alessia Imbriolo, Costanza Cenerini e Matteo Ripoli, che questa settimana sono ospiti speciali degli uffici di via Fiume. Dopo il saluto del questore Orazio D’Anna, a guidare i giovani in questo tour speciale è la portavoce della polizia, Angela Amato, insieme ai colleghi del gabinetto, dell’anticrimine e della mobile. Ed è proprio negli uffici del cuore investigativo della questura che parte lo stage dei tre studenti.

«È tutto molto interessante - esordisce Matteo - per noi è tutto nuovo e così diverso da quello che emerge nelle fiction. Per esempio, nella squadra mobile c’è tanto lavoro da scrivania, fatto con le carte, cosa che non avrei mai immaginato». È la stessa impressione che ha avuto Alessia: «In televisione fanno sempre vedere che durante un interrogatorio il poliziotto registra la deposizione, invece qui ci hanno spiegato che l’agente scrive». Costanza aggiunge altri dettagli: «Inoltre in tv i poliziotti hanno un atteggiamento più intimidatorio, ma è pura finzione, nella realtà non è così. L’incontro è stato molto istruttivo: per esempio abbiamo scoperto che l’interrogatorio di un indagato avviene sempre in presenza dell’avvocato».

Il giro prosegue: in elenco c’è la Digos, l’ufficio più riservato della questura. E che sia davvero così, per gli studenti dell’Enriques emerge subito: «Abbiamo scoperto oggi l’esistenza di questa sezione», dicono i tre ragazzi. «È nata come sezione segreta - dice Matteo, che nel frattempo ha “studiato” - ed è molto speciale. All’inizio, una persona potrebbe pensare che, trattando un settore che a volte può essere molto violento, e che quindi necessita di un atteggiamento di difesa, in questa sezione ci sia tensione. Invece nella realtà è tutto molto tranquillo. E infatti gli agenti ci hanno spiegato che per loro è fondamentale mantenere equilibrio e calma, avendo a che fare con persone in situazioni difficili, come ad esempio con chi ha perso il lavoro, e così via». Ma l’entusiasmo vero dei tre studenti è per la scientifica. «È l’applicazione pratica di ciò che studiamo - dice Costanza - io sono appassionata di chimica e biologia, anche se all’università vorrei studiare odontoiatria...». «E perché non lavorare in polizia, da medico?», lancia l’amo la portavoce Angela Amato. È un’idea che solletica l’immaginazione degli adolescenti dell’Enriques, anche se Matteo e Alessia sono più propensi allo studio di ingegneria e chimica. Il pallino della polizia però è vivo nella mente dei ragazzi. «Potevamo scegliere tra vari stage - dice Alessia - ma io non ho avuto dubbi, volevo vedere come si lavora in questura». «Anche per sfatare - aggiunge Matteo - pregiudizi sulla polizia violenta da parte di giovani ostili alle divise, che sbandierano l’acronimo Acab, spesso senza neanche sapere cosa significhi...».

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