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Quei volti raccontano vita morte e miracoli dei vip del passato

di Luciano Donzella
Quei volti raccontano vita morte e miracoli dei vip del passato

Da anni il prof. Francesco Mallegni ricostruisce scientificamente tratti, abitudini e segreti di grandi personaggi storici partendo dai resti ritrovati nelle sepolture

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Eccolo lì, il conte Ugolino.Ti scruta severo con quel volto da ottantenne robusto e deciso, anche sprezzante, che ti pare di sentirlo mentre ti lancia una minaccia a muso duro in pisano duecentesco. Un protagonista dell’Inferno dantesco è un pezzo di mito, ed è difficile credere che sia davvero lui, che quei tratti scolpiti siano i suoi. A tirarlo giù dal mondo delle idee ci ha pensato il professor Francesco Mallegni, per anni direttore del laboratorio di paleoantropologia umana dell'Università di Pisa dove ha ricostruito i volti e le storie di santi e papi, cavalieri e imperatori, ma anche marinai e contadini. Da quando è in pensione la sua attività, che alterna alla direzione scientifica del Museo di Archeologia e dell’Uomo “Blanc” di Viareggio, si è diradata. Ma gli anni pisani sono stati sufficienti a mettere insieme un’incredibile galleria di personaggi storici dei quali, grazie a tecnologie d’avanguardia, non solo ha ricostruito i tratti fisici, ma anche abitudini, malattie, attività, tipo di alimentazione e perfino tratti della personalità, tutti “scritti” in qualche modo sui resti mortali da lui analizzati. E grazie alla capacità di leggere tracce invisibili, ha scoperto anche qualche segreto e ha risolto una serie di gialli del passato riscrivendo diverse pagine dei libri di storia. Come tutti gli innovatori, si è trovato ad affrontare anche critiche molto dure sul suo operato, ma se su certi singoli risultati contestati non è stata detta l’ultima parola, la scientificità dei suoi metodi non è mai stata messa in questione e contribuisce a gettare luce su momenti oscuri della storia. Che è fatta di fatti grandi e piccoli, di aneddoti, di personaggi.

Quando il prof. Mallegni li racconta, è come se gli desse vita due volte. L’Uomo di Ceprano. In ordine cronologico, il personaggio sicuramente più antico di cui si è occupato Mallegni. «Forse - dice il professore – è il primo uomo arrivato in Europa dall'Africa. Parliamo di almeno 800.000 anni fa. Mi fu portato un cranio, la faccia era stata schiacciata e sbriciolata da una ruspa. Una nuova specie di ominide che si distinge dall'africano "Homo ergaster" per le ossa del frontale, del temporale e del parietale, a cui si aggiunge una considerevole capacità cranica (1200 centimetri cubici circa) che ci dice che era avviato alla sapientizzazione». San Ranieri. Il patrono di Pisa in gioventù era stato un cavaliere, poi, pentito, si era dato a una vita di penitenza. Quando nel 1165 morì a Pisa era tornato da un viaggio in Terrasanta malato e minato dalle privazioni. «Per quei tempi - dice Mallegni – era un uomo di alta statura, 1,72 cm. Gli attacchi di tendini e muscoli degli arti inferiori ci dicono che era un grande camminatore. È morto che aveva 40-45 anni. Il cranio ha una fronte spaziosa ed è piuttosto tondo, tipico di chi vive in zone montane. Una curiosità: le dita dei piedi erano state collocate al posto di quelle delle mani secoli fa, sicuramente per errore. Sulla fronte si notano delle cicatrici all'attaccatura dei capelli, probabilmente frutto di un duello giovanile. Sfatata la leggenda del dito mancante: Nessuna amputazione, le ossa mancanti furono destinate a reliquie».

Il conte Ugolino. «Quello che abbiamo ricostruito è il volto di un uomo molto anziano dall' aspetto altero, vinto ma non domato. Delle cinque persone ritrovate nella cappella dei Della Gherardesca è stato possibile ricostruire, oltre a quello di Ugolino, solo il volto del nipote Anselmuccio, che aveva 20-25 anni. Ugolino era alto e robusto. La sua dieta era fatta soprattutto di cereali, vegetali e pesce, in misura minore di carne. Negli ultimi mesi di vita, si nota un calo di zinco e dunque di proteine nobili. Il che conferma che rimasero a pane e acqua. Sulla testa del conte e sul bacino di uno dei figli sono stati trovati colpi di spada inferti mentre le persone erano in vita». E la storia dantesca dell’ultimo “fero pasto”? Mallegni la boccia, e ci scherza su: «Il conte era senza denti, cosa ha fatto, li ha ciucciati?». Enrico VII di Germania. Il restauro delle ossa di Enrico VII (costole, mandibola, ossa appendicolari inferiori e buona parte del cranio)ha permesso di risolvere un mistero della storia. Enrico VII, re di Germania, morto nel 1242, probabilmente si suicidò ma non per la prigionia infertagli dal padre Federico II, ma perché colpito dalla lebbra lepromatosa. «Lo scheletro facciale di Enrico VII – spiega Mallegni – mostrava le conseguenze di una rinite cronica purulenta, tipica della lebbra in fase avanzata, con deformità del palato, del naso, della mascella e di un piede. Le sofferenze dovevano essere terribili, l’aspetto orripilante. Aveva tra i 30 e i 34 anni, era molto robusto».

Enrico VII di Lussemburgo. Altro Enrico, stavolta imperatore, e altro mistero risolto. La leggenda che voleva l’Arrigo di dantesca memoria morto avvelenato ha solo un fondo di verità. «Era un marcantonio di 1,78, ma le sue ossa - dice Mallegni – ci dicono che era ammalato di antracio carbonchio, una devastante malattia della pelle presa probabilmente da un cavallo, visto che viaggiava continuamente. Per tenere a bada la malattia i suoi medici gli spalmavano la ferita di unguento all’arsenico. Fu questo in tempi lunghi a avvelenarlo. Noi lo abbiamo ritrovato nel cranio, ma solo perché era stato bollito insieme ai capelli, che conservano l’arsenico. L’imperatore morì a Buonconvento e volle esser seppellito a Pisa. Per trasportarlo senza che si decomponesse fu decapitato e le ossa furono scarnificate e bollite. Poi furono bruciate per togliere i resti tendinei. La testa però fu risparmiata». Giotto. La ricostruzione del volto del grande pittore ha confermato una cosa che si sapeva già: Giotto era decisamente brutto. «Somiglia – dice il prof – all’autoritratto nella cappella degli Scrovegni. Di lui erano rimaste tre ossa, due pezzi della mandibola, il teschio. Giotto era alto 1,58, zoppicava leggermente per una caduta da giovane, aveva la testa grossa e la fronte sfuggente, l'occhio sinistro più piccolo del destro e il collo taurino. Ma la capacità cranica era superiore alla media di circa 200 centimetri cubi. I suoi denti ci dicono che si nutriva di carne, e che aveva l'abitudine di mordicchiare pezzetti di legno, forse il manico dei suoi pennelli. Morì a 70 anni. Abbiamo trovato tracce di zinco, rame, piombo e manganese: le materie che usava per preparare i suoi colori».

Carrellata finale. Per chiudere, una serie di ricordi e aneddoti sparsi su santi, poeti, eroi e navigatori “visitati” da Mallegni. «Santa Bona era decisamente bella occhi grandi e lineamenti da bambina, ma un corpo esile e gracile. Il che meraviglia in quante lei, patrona delle hostess, fu pellegrina infaticabile da Santiago de Compostela alla Terrasanta. Bella e con tratti fini anche Santa Margherita da Cortona, dal volto mediterraneo. La mummia della santa e a Cortona dal 1297. Piegato dalle privazioni e dalla vita ascetica Sant'Omobono da Cremona, così come Sant'Antonio da Padova, morto sui 40 anni, di idropisia. Aveva tratti molto belli ma soffriva per i digiuni che si imponeva, era magrissimo e di colore molto scuro probabilmente a causa del fegato. Dante Alighieri era un mio sogno, ma mi dissero che sarebbe stato riesumato solo nel 2020. “A quell’epoca sarò con lui e lo vedrò di persona”, risposi. Il volto l’ho ricostruito tramite il calco perfetto che era stato realizzato. Somiglia di più a quello dipinto da Giotto che a quello di Raffaello. Luigi Boccherini morì di tisi ma soffriva di diverse patologie: artrosi cervicale, calcificazioni toraciche, cattiva salute dei denti, deviazione delle tibie causata dal sorreggere con i polpacci il violoncello, all'epoca sprovvisto di puntale. Federico II, a Palermo: attraverso una sonda vidi che il corpo si stava sciupando. Avvisai i responsabili, ma continuavano a rinviare l'intervento, così lasciai perdere. Infine San Bastiano, che morì a 92 anni. Ricostruito il volto, restai a bocca aperta: era il sosia del presidente Napolitano».

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di Redazione web