Gioco
Sos debiti, Livorno record per i prestiti bancari finiti ko
Mai così tante proprietà immobiliari in fila per la vendita nelle aste giudiziarie Nella nostra provincia oltre un miliardo di finanziamenti non restituiti
LIVORNO. Dalla trincea caldissima degli sportelli bancari arriva un campanello d'allarme sullo stato di salute della nostra economia. Proprio mentre noi livornesi siamo seduti su una enorme montagna di soldi depositati in banca (in crescita e arrivata quasi 3,9 miliardi di euro a fine giugno scorso), balza agli occhi che le “sofferenze” bancarie nella nostra provincia hanno superato la soglia-simbolo del miliardo di euro. Sono ormai una valanga i prestiti a famiglie e imprese insolventi o comunque non in grado di restituire alle banche i soldi avuti, che si tratti di un finanziamento per una nuova linea di macchinari, un mutuo casa o l’anticipo per l’auto o i mobili.
Ma a far rizzare i capelli in testa non è tanto l’ammontare in sé quanto semmai la dinamica di crescita: se su scala nazionale l’incremeto tendenziale supera d’un soffio il 22% e in campo regionale si va a una spanna da quota 26%, ecco che in provincia di Livorno l’impennata ha una velocità pooco meno che doppia e sfiora i 45 punti percentuali (più 44,8%, a esser pignoli).
A mettere nero su bianco questi dati è l’ultima newsletter del Centro studi ricerche della Camera di Commercio, segnalando che, rispetto a tali percentuali record, è assai meno forte l’incremento numerico degli affidati caduti in questo gorgo di indebitamento: più 7,4% l’aumento a Livorno e provincia (quasi il doppio a confronto della media nazionale). Ma stiamo pur sempre parlando di un esercito di ben 6.573 soggetti: quasi uno su cinquanta in un territorio piccolo come la nostra provincia.
L’équipe camerale mette l’accento che quasi la metà delle sofferenze riguardano l’industria, che pure nel sistema economico provinciale rappresenta a malapena ormai il 12% della ricchezza prodotta: è la manifattura che soffre di più la crisi. Tant’è vero che, rispetto a dodici mesi prima, nel settore industria sono aumentate del 75% e nelle costruzioni del 22%.
Reggono ancora il colpo le famiglie: i debiti non pagati aumentano sì, ma “solo” dell’8%. Segno che ormai è abbastanza lontana l’abitudine dei livornesi a fare la “cicala” spendacciona: si compra a rate se si sa di essere certi che si potrà pagare, non ci si indebita a cuor leggero. O comunque, magari facendo risalire su per li rami della famiglia le firme a garanzia, c’è chi sosterrà l’impatto di eventuali problemi: ad esempio, la pensione della nonna o degli anziani genitori.
Come raccontano funzionari e dirigenti bancari che preferiscono l’anonimato, a scarseggiare non è tanto l’offerta di credito da parte degli istituto di credito accusati di tenere i forzieri chiusi a doppia mandata. Semmai – viene sottolineato – il prolungarsi della crisi allarga a dismisura il reggimento di quanti hanno finito per ritrovarsi sulla schiena il timbro di inaffidabilità e dunque con mille ostacoli per esser riammessi a ottenere aperture di credito e finanziamenti.
Basti dire che non è mai stato così alto il numero delle proprietà immobiliari per le quali è in corso l’iter della vendita giudiziaria all’asta: 320 in lista sul sito specializzato astegiudiziarie.it. Ma solo quattro superano il milione di euro come base d’asta (e fra queste la torre di 19 piani alla Cigna, invenduta da anni e all’ennesimo tentativo partendo da 3,5 milioni), non più di una ventina sopra la soglia del mezzo milione e addirittura quasi la metà sotto i 100.000 euro. Può essere l’indizio che non si tratta di grandi fallimenti bensì dei guai di una galassia di piccoli proprietari immobiliari finiti al tappeto.
Difficile credere che le banche siano così innocenti e caste. Ma, sempre dalla sponda degli uffici delle filiali bancarie, si segnala l’esigenza di alzare la guardia di fronte al moltiplicarsi di escamotage per dribblare le griglie standard delle normali procedure dei prestiti. A cominciare da buste paga rivedute e corrette (ovviamente al rialzo) o anche cedolini inventati, magari contrattando con un’altra finanziaria la cessione del quinto dello stipendio così che non risulti sui documenti pur recenti forniti al momento della richiesta di rateizzazione.
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