Il Tirreno

Livorno

Soccorre il gatto ferito e rischia di pagare 700 euro al veterinario

Soccorre il gatto ferito e rischia di pagare 700 euro al veterinario

Una ragazza denuncia: «Ho 20 anni, quei soldi non li ho. Per fortuna il medico ha avuto un grande cuore e non mi ha mandato via...»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Hanno soccorso un gatto che era appena stato investito da un’auto, sanguinante e gravemente ferito ma quando sono arrivati dal veterinario si sono sentiti chiedere una parcella da 700 euro. Quei soldi alla fine non li hanno dovuti pagare perché il veterinario non ha avuto il cuore di rimandarli indietro, ha capito che erano giovanissimi e che non potevano certo permettersi una spesa del genere. Così ha preso in consegna il gatto e lo ha curato e salvato senza pretendere niente «ma è andata così solo grazie alla generosità di questo dottore, perché, ce lo ha spiegato bene, chi soccorre un animale randagio deve poi pagarne le cure». Giorgia Spera è un’amante degli animali, dei gatti soprattutto. Ed è rimasta scioccata da questa esperienza, soprattutto dal fatto che non esista una sorta di protocollo, un servizio che garantisca la cura di un animale senza padrone ferito o ammalato, trovato per strada.

«Stavamo andando a bere qualcosa e in via Torino abbiamo visto un capannello di gente, un’auto ferma e poi il gatto a terra. Si contorceva, era stato investito ma la ragazza che lo aveva ridotto così non aveva nessuna intenzione di soccorrerlo, lo guardava e basta insieme ai suoi amici». Così Giorgia con gli altri tre che sono con lei decide di intervenire. «Io adoro i gatti, e poi come facevo a lasciarlo morire lì, in mezzo a una strada? Era chiaro che stava malissimo, aveva preso una bella botta». Fanno varie telefonate, non chiamano l’ambulanza veterinaria ma del resto sarebbe inutile perché questa non può soccorrere animali randagi ma solo quelli che appartengono a qualcuno che se ne assuma la responsabilità e soprattutto che si assuma i costi delle cure. Così alla fine Giorgia prende una coperta e lo carica in auto per portarlo all’Ospedale Veterinario di Ardenza che è aperto 24 ore su 24. Il viaggio è da incubo: «Il gatto sanguinava, poi anche se era in gravi condizioni ha cercato di fuggire, spaventato, si muoveva dentro la macchina , ci ha graffiato. Abbiamo avuto paura di fare un incidente».

Arrivati all’ambulatorio la scoperta. Chi si presenta da un veterinario con un animale “di nessuno” da salvare deve pagare di tasca sua, non esiste una convenzione, una sorta di “rete” che tuteli sì l’interesse del veterinario ma anche quello dell’animale. «Il gatto aveva bacino e zampa rotta – racconta ancora Giorgia – e la zampa doveva essere amputata. Quando il veterinario ci ha detto quanto avremmo dovuto pagare ci siamo sentiti mancare. Per fortuna abbiamo trovato un medico che ha fatto un’eccezione, ma certo non è giusto che le cose funzionino così. Ora capisco perché la ragazza che ha investito il gatto lo ha lasciato lì, probabilmente sapeva che rischiava di dover pagare un sacco di soldi. Certo così non si incoraggiano le persone ad aiutare gli animali». Dal canto loro i veterinari non nascondono che in casi come questo si trovano in seria difficoltà. Tanto più quelli che, offrendo anche il servizio notturno, si ritrovano praticamente una notte sì e una no un gatto, e più raramente un cane, senza padrone e soccorso da qualcuno che ha voluto compiere una buona azione. «Purtroppo – dice Antonio Cancelli, della Clinica Cimarosa – noi non siamo un servizio pubblico, non siamo un pronto soccorso ma professionisti che lavorano privatamente, sostengono dei costi, vivono del proprio lavoro, non possiamo permetterci di curare gli animali gratis. Chi compie una buona azione e soccorre un animale deve poi portarla in fondo pagando le cure necessarie. Certo, valutiamo caso per caso e comunque prima di chiedere denaro cerchiamo un compromesso, non applichiamo certo la tariffa intera, magari ci facciamo pagare a rate oppure se si tratta di casi gravi ci appoggiamo ai volontari dei canili e dei gattili per delle collette. Noi amiamo gli animali e certo non possiamo farli morire. Fare una battaglia per avere una sorta di servizio sanitario pubblico per gli animali? Non credo proprio che la vinceremmo, con i tempi che corrono è già tanto se esiste per i cittadini...».

Cristiana Grasso

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web