Il Tirreno

Livorno

Pronto soccorso ormai è un assalto

di Giulio Corsi
Pronto soccorso ormai è un assalto

A gennaio 500 persone in più dell’anno scorso per influenza Ma ogni anno le visite non necessarie superano le 14mila

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LIVORNO. Se non è stato un remake dell’assalto a Fort Apache, poco ci manca. A gennaio il pronto soccorso di viale Alfieri ha registrato 500 accessi in più rispetto allo stesso mese del 2014. Tantissimi in termini assoluti, in percentuale un più 10 per cento.

Ma il dato è ancora più pesante di quel che può sembrare dai numeri, perché in questo aumento c’è stata un’impennata dei pazienti più gravi: 32 ogni cento, rispetto ad una media di 25 ogni cento registrata in tutto l’anno scorso. Il che chiaramente ha creato una situazione di difficoltà ulteriore in un pronto soccorso che da sempre - l’hanno denunciato più volte i sindacati - si trova a lavorare al limite delle proprie potenzialità.

I dati li snocciola Paolo Pennati, numero uno delle emergenze dell’ospedale. «Abbiamo viaggiato ad una media di 195 persone al giorno, a gennaio dell’anno scorso la media si era fermata a 179. Questa crescita è stata ancora più problematica, perché i codici gialli e rossi sono aumentati notevolmente».

Che cosa è successo? Tutta colpa dell’influenza, a quanto pare, che quest’anno ha tirato pugni assai più duri rispetto al passato.

Ma Pennati non si trincera dietro a quest’invasione per difendersi dalle proteste che spesso arrivano anche al nostro giornale (l’ultima appena una settimana fa, quando una mamma decise di portare la propria bambina di sette mesi a Pisa dopo due ore d’attesa a Livorno). Ma con stile evita anche di mettere il dito nella piaga dell’inappropriatezza degli accessi: «Siamo assolutamente in media con gli altri ospedale», dice. «Anche se - aggiunge - nel fine settimana, quando non ci sono i medici di famiglia, le situazioni di abuso crescono notevolmente».

Influenza micidiale. Sono stati come sempre gli anziani e la parte di popolazione più debole a subire con più forza l’influenza e le conseguenze del freddo, e ad alzare l’asticella degli accessi in pronto soccorso. «E’ normale che sia così - spiega Pennati -. Anziani e malati cronici peggiorano vistosamente con queste situazioni, si acuiscono i loro problemi respiratori, che spesso si trasformano in polmonite o in insufficienze respiratorie ed è logico, normale che questi pazienti si rivolgano a noi. Fanno bene a venire. E poi ci sono le febbri e le disidratazioni da febbre. Il 10 per cento in più di gennaio si spiega con queste problematiche».

Lavoro aumentato. Il fatto è che la maggiore gravità dei pazienti che hanno bussato alle porte del pronto soccorso, ha comportato un aumento dei carichi del reparto in proporzione assai più alta: «E’ chiaro - dice Pennati - perché per noi sono situazioni più difficili da risolvere. Quando abbiamo davanti un paziente acuto dobbiamo prima curarlo e solo allora possiamo mandarlo in medicina».

Quei pazienti in barella. Non nasconde i problemi, il primario del pronto soccorso. «Trattandosi di pazienti complessi - continua Pennati -, non è che li visitiamo e li mandiamo via. Il nostro compito è fare tutti gli accertamenti che servono, fornire una risposta più completa. Poi alcune persone è necessario osservarle: abbiamo letti per l’osservazione che non bastano, di qui nasce il problema del paziente che rimane sulla barella a lungo». E della rabbia, della protesta di chi si sente dimenticato, abbandonato in un corridoio: «Ma non è così e la maggiorparte dei pazienti lo capisce che non si tratta di pura attesa, è tempo necessario e per questo accettano il disagio».

14600 malati immaginari. Ogni cento persone che si presentano in pronto soccorso, ce ne sono tra le 15 e le 20 che potrebbero benissimo starsene a casa. Il dato non è eclatante, secondo Pennati. Anche se è chiaro che rapportato ai numeri di Livorno significa che in un anno 14600 persone varcano la soglia del pronto soccorso senza averne necessità.

«L’accesso improprio c'è sempre stato, noi cerchiamo di educare i livornesi, ma devo dire che i numeri non sono particolarmente preoccupanti», dice il primario.

L’assalto del sabato e domenica. La situazione, casomai, si complica nel fine settimana, quando l’assenza dei medici curanti o dei pediatri fa aumentare notevolmente gli accessi. «Il sabato e la domenica molti portano i bambini, ma spesso si tratta di casi che si risolverebbero con una chiamata alla guardia medica - dice Pennati -. Quando trent'anni fa facevo io i turni di guardia medica, visitavo i bambini a casa, pur non essendo un pediatra».

Una porta sempre aperta. Nonostante questo, Pennati non punta troppo il dito nella piaga delle inappropriatezze: «Sappiamo di rappresentare una garanzia. La persona che ha un problema non sempre riesce a valutare la gravità della sua situazione: per noi magari non è grave, ma per lui sì. E quando viene qui sa che qualcuno una risposta gliela darà e troverà sempre una porta aperta».

Se i codici bianchi e azzurri rappresentano tra il 15 e il 20 per cento, la fetta più grossa è quella dei cosiddetti codici verdi: siamo oltre il 50 per cento. In quel caso - evidenzia Pennati - non si tratta di accessi impropri, ma di pazienti che possono aspettare, per i quali il medico non deve interrompere il lavoro per andarli a visitare con urgenza: è proprio questa la filosofia del triage.

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