Italia
Volontari della Misericordia: "Insultati e minacciati dagli infermieri al pronto soccorso"
Livorno, il governatore della Misericordia di Montenero Elena Del Corso scrive al Tirreno e attacca l'Asl: "Trattati come pezze da piede". L'episodio venerdì al triage: "Ci hanno fatto fare la fila, bloccando la squadra per due ore"
Una lettera al Tirreno. Per raccontare un episodio spiacevole accaduto in pronto soccorso, con i volontari dell'ambulanza insultati dagli infermieri e addirittura minacciati dai medici. Ma anche per evidenziare le difficoltà crescenti per il mondo del volontariato che quotidianamente percorre centinaia di chilometri sulle strade della città, a bordo delle ambulanze, per prestare soccorso a chi sta male. Con un'accusa all'Asl: dov'è? Cosa fa? "Ci sentiamo abbandonati". A scriverla è Elena Del Corso, governatore della Misericordia di Montenero. Eccola.
"Caro Tirreno, il pomeriggio di venerdi 30 gennaio si è registrato l’ennesimo misfatto per i nostri volontari in pronto soccorso.
Nella mattinata, una squadra di volontari della Misericordia di Montenero, autista e due soccorritori, sono stati inviati su un servizio. Paziente con sospetta meningite per cui, come vuole la prassi, nel pomeriggio il 118 chiama la sede chiedendo di inviare la squadra in pronto soccorso per la profilassi contro la meningite. Verso le 17,30 i tre volontari si recano in pronto soccorso spiegando il fatto e chiedendo la profilassi.
Di solito ci vogliono 5 minuti, venerdì più di due ore, trattati come comuni pazienti in coda ai codici bianchi con il rischio di far notte nelle lunghe ore di attesa che ormai tutti conosciamo. Più volte abbiamo sollecitato il 118 e il triage per accellerare la cosa poiché era inammissibile far stazionare la squadra in pronto soccorso delle ore. I volontari hanno più volte chiesto loro stessi di sollecitare chi doveva somministrare loro i farmaci, alla fine il nervosismo di qualche infermiera è sfociato in parole offensive da censurare mentre inveiva dicendo ai volontari di andare a lavorare invece di disturbare chi lavora. Addirittura medici del pronto soccorso hanno minacciato di chiamare la polizia, non saprei bene per cosa e alla fine dopo continue richieste, come chiedere l’elemosina, un medico si è mosso quasi a compassione ha fatto ai volontari una ricetta rossa che si sono dovuti pagare di tasca loro in farmacia.
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Io non so come sia possibile tutto questo, io che rappresento la mia Associazione, porto avanti la nostra missione, quello in cui crediamo, quello per cui ogni giorno ci sacrifichiamo con spirito di fratellanza e di misericordia, io non so cosa dire, come giustificare, come consolare i volontari quando rientrano in sede e mi raccontano di episodi come questo.
Non è il primo, non è l’unico! Noi, soccorritori volontari, qualsiasi sia la nostra divisa e il colore che vestiamo, siamo spesso trattati come pezzi da piede, siamo bistrattati come persone che disturbano, le nostre richieste, i nostri problemi sono assolutamente ignorati dalla dirigenza Asl.
Il volontariato sulle ambulanze è riconosciuto parte integrante del Servizio sanitario nazionale, senza di noi il cittadino dovrebbe prendere il taxi, perché non siamo ascoltati? Perchè non siamo considerati importanti? Perché nessuno lavora per noi? Al cittadino che legge questa mia lettera voglio far capire che sulle ambulanze prestano servizio i volontari totali, nessuno di noi riceve uno stipendio, lo facciamo perché abbiamo deciso di dedicare il nostro tempo e le nostre forze all’aiuto di chi soffre. Perché non veniamo accolti con un sorriso, con un grazie da quegli operatori che troviamo nei presidi ospedalieri?
Abbiamo tante difficoltà, chiediamo incontri alla dirigenza, chiediamo soluzioni, proponiamo soluzioni di problemi che mai vengono prese in considerazione. Perché? Stamani (sabato, ndr) ho subito contattato la responsabile del 118 e il primario del pronto soccorso che prontamente mi hanno ricevuto e ascoltato anche scusandosi, per questo desidero ringraziarli, ma i problemi sono al di sopra.
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I problemi sono le procedure, sono i tagli ai bilanci, sono i regolamenti attuativi che non vengono applicati, sono le procedure che rimangono nei computer. Riscuotere quei miserabili rimborsi che ci vengono riconosciuti è sempre più un problema, l’amministrazione si aggrappa a qualsiasi inghippo per non rimborsarci o per tagliare anche quel poco che ci spetta. È una situazione insostenibile.
Se sbagliano i medici nel prescrivere le ricette le Associazioni di volontariato ne fanno le spese, più volte abbiamo chiesto giustizia, chi sbaglia deve pagare non le Associazioni di volontariato, l’anello debole della catena, le più indifese. Per risolvere problemi con le prescrizioni mediche ci siamo dovuti rivolgere direttamente al Segretario provinciale della FIMG che si è subito reso disponibile e con l’occasione ringrazio fraternamente.
Ma la ASL dov’è in tutto questo? Loro sono in cima e in fondo alla catena, loro sono coloro che dettano le regole e i primi a non farle rispettare e non rispettarle loro stessi. Vorrei che passasse un messaggio di grande delusione, siamo tutti abbandonati a noi stessi ma la differenza tra noi soccorritori volontari e l’Azienda pubblica sta nel fatto che noi a testa alta continuiamo, sempre più gratuitamente, ad aiutare chi soffre. Noi continueremo fino a quando le forze e le finanze ce lo permetteranno a svolgere il nostro compito.
Il volontariato è questo, la nostra forza sta nei nostri principi, aiutare il cittadino che soffre ed è in difficoltà ma chiediamo giustizia, chiediamo rispetto. Ringrazio chi della dirigenza e della forza lavoro ci dà una mano, chi lotta con noi per la giustizia, chi ci accoglie con un sorriso consapevole del nostro impegno ma chiediamo risposte, chiediamo incontri, chiediamo collaborazione da parte di quei dirigenti che ci ignorano e ci abbandonano alle nostre battaglie quotidiane per prestare servizio in condizioni migliori, condizioni che invece sembrano peggiorare ogni giorno che passa.
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