Sicurezza
La città bene comune Ecco come i cittadini si metteranno in gioco
LIVORNO. I capigruppo delle varie forze politiche del consiglio comunale, insieme alla vicesindaco Stella Sorgente, hanno partecipato all’incontro dell’associazione Idea-li (tra i fondatori l’ex...
LIVORNO. I capigruppo delle varie forze politiche del consiglio comunale, insieme alla vicesindaco Stella Sorgente, hanno partecipato all’incontro dell’associazione Idea-li (tra i fondatori l’ex parlamentare pd Marida Bolognesi). Titolo: “La città come bene comune. L’amministrazione condivisa dei beni comuni urbani”. Il relatore il prof. Gregorio Arena ha spiegato e proposto ai consiglieri il Regolamento dell’amministrazione condivisa, adottato già in diversi comuni. Obiettivo: formalizzare la partecipazione attiva dei cittadini.
LA PROPOSTA. A moderare l’incontro è stato il prof. Emauele Rossi, docente del Sant’Anna e membro del comitato scientifico di Ideali, per il quale è importante «far cambiare mentalità all’amministrazione pubblica», mettendo in evidenza «il principio di sussidiarietà introdotto nella Costituzione dal 2001». Con tale regolamento adottato in varie città tra cui Bologna, come dice Arena «la democrazia si integra, e le risorse della società vengono liberate».
Ma in concreto, come si attua? «Occorre l’approvazione del consiglio comunale – spiega il docente – dopodiché i cittadini possono stipulare un patto con il Comune». Per esempio: se gli abitanti di una strada vogliono sistemarla, formano dei gruppi sociali e creando un’alleanza con l’amministrazione pubblica possono metterla a posto loro. Stesso discorso può valere per mantenere un parco pubblico, o per qualsiasi altro bene della città.
CITTADINI RESPONSABILI. Tutto deve avvenire nella massima trasparenza: chi interviene non riceve soldi, semmai l’amministrazione che fornisce i materialii. È prevista la possibilità di reperire fondi tramite le agevolazioni fiscali inserite nello Sblocca Italia, ma anche con finanziamenti collettivi (i “crowdfunding”).
Un aspetto fondamentale è quello «di non confondere l’uso con il possesso», sottolinea Arena («i beni comuni della città sono di tutti»). Tradotto: chi interviene non lo fa per appropriarsi dell’oggetto, ma per renderlo più bello e condividerlo. «Inoltre – riprende il docente– non bisogna considerare questo regolamento come un supplire alle carenze dei comuni».
Lo studioso spiega che le difficoltà principali nel mettere in pratica questo regolamento, «spesso vengono dalle burocrazie degli uffici, più che dai consiglieri: per questo è bene coinvolgere anche i tecnici delle amministrazioni».
TUTTI D’ACCORDO. Piena condivisione della proposta da parte di Marco Ruggeri (Pd), Francesco Bastone (M5S), Marco Cannito (Città Diversa), Andrea Raspanti (Buongiorno Livorno), ed Elisa Amato (Forza Italia, che però non era presente per motivi personali) con l’impegno di affrontare la questione in consiglio comunale.
La vicesindaco Stella Sorgente afferma che «avevamo già pensato a percorsi del genere con un progetto che si chiama “Livorno bene comune”: si prevedono premi, tipo biglietti per spettacoli o mezzi di trasporto, per i cittadini che donano il proprio tempo». Per Marida Bolognesi, occorre «coinvolgere le scuole» e «le imprese», e qui arriva invece la stoccata verso gli imprenditori del porto: «Qualcuno di loro ha ricevuto tanto da quel bene comune della città: e quanto ricevuto dovrebbero ridarlo, investendo nel territorio».
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