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Morì in ospedale, imputati medico e infermiera
LIVORNO. Eccezione della difesa rigettata e via al processo per omicidio colposo, per la morte di Irene Anelli, la giovane di 34 anni deceduta il 17 marzo del 2012 all’ospedale di Cecina, in seguito...
LIVORNO. Eccezione della difesa rigettata e via al processo per omicidio colposo, per la morte di Irene Anelli, la giovane di 34 anni deceduta il 17 marzo del 2012 all’ospedale di Cecina, in seguito a un attacco di asma. Imputati il medico e l’infermiera che erano di turno in pronto soccorso quella sera, rispettivamente Enrico Giusti, rappresentato dall’avvocato Paolo Bassano, e Alessia Valenti, difesa dalla legale Maria Concetta Gugliotta. Entrambi sono accusati di un comportamento negligente: lui di non aver preso in carico come avrebbe dovuto la paziente, lei di averle attribuito un codice sbagliato, quello verde invece che quello rosso, destinato alle emergenze. Sempre secondo l’accusa, Irene fu lasciata da sola su un lettino per oltre tre quarti d’ora, mentre le sue condizioni si aggravarono. E quando fu praticata una terapia d’urgenza, era ormai troppo tardi.
Ieri la giudice Marina Cirese ha rigettato un’eccezione presentata dalla difesa di Alessia Valenti, rappresentata dall’avvocata del foro di Pisa, Gugliotta, e ha disposto l’avvio della fase istruttoria del processo, che inizierà ufficialmente il 15 maggio, e che si prospetta particolarmente lungo. In tutto sono circa 30 i testi da sentire: nel corso della prima udienza, toccherà ai genitori della vittima e poi al personale del pronto soccorso.
L’avvocata Gugliotta aveva sollevato l’eccezione di legittimità costituzionale rispetto alla facoltà, che può essere concessa anche all’imputato, in questo caso l’infermiera, di chiamare in giudizio l’assicurazione per responsabilità professionale: secondo la legale, negare questa possibilità avrebbe violato il principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione. Ma la giudice Cirese ha stabilito di andare avanti col processo per poter ascoltare tutti i testimoni.
«Sentire il personale del pronto soccorso sarà fondamentale - dice la Gugliotta - perché riusciremo a dimostrare che quel giorno è stato applicato e rispettato il protocollo Asl della Regione, e che quindi il reato non sussiste. La vittima fu fatta entrare immediatamente nel pronto soccorso, non aspettò in sala di attesa»
Irene, quella sera del 16 marzo 2012, aveva cenato coi genitori - Massimo e Luciana - e le sue bambine nella sua casa, in via Brodolini, nel Nuovo Centro a Cecina. Poco prima delle 23, dopo aver messo le bimbe a letto, fu colta da una forte crisi d’asma. Preoccupata, chiamò i genitori, che tornarono da lei. La situazione era molto grave e così il padre e la sorella la accompagnarono al pronto soccorso, mentre la mamma restò con le nipotine. In ospedale Irene arrivò poco prima di mezzanotte. Le venne dato un codice verde. Ma lei faceva fatica a respirare, la crisi si fece sempre più acuta fino a diventare incontrollabile. La donna morì intorno alle 1.15. Fra lo strazio e l’incredulità dei parenti. (l.l.)
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