Il Tirreno

Livorno

LA TRACINA - SATIRA SETTIMANALE

“È finito il caffè”, ti avvisa la Protezione Civile

“È finito il caffè”, ti avvisa la Protezione Civile

Insieme a “Attenzione vento forte” consigli come “Mai mescolare nella lavatrice del bianco un carzino colorato”

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Dé. La Protezione Civile è ‘mportante e quella italiana è la migliore ar mondo, su questo “non ci piove” – svolge ‘n lavoro ‘ncredibile e in molti casi ir su’ contributo è stato fondamentale. Ciò premesso, le telefonate a casa per dì che arriverà ir “vento forte” (che a Livorno c’è 200 giorni l’anno) un pochino gettano nel panico e nello sgomento la povera gente. Forse è proprio la “telefonata” in sé come strumento che allarma di suo (già diverso fosse un messaggino sur cellulare come fanno in altre città), della serie: “Se mi telefonano vuol dì che è proprio un casino”. E ‘nvece magari no, è solo un mezzo per informà. Ma la gente si spaventa, all’anziano ni piglia l’anzia. Ho visto scene di panico nemmeno nei “Tre Porcellini” (gli unici che, la storia ci insegna, hanno un motivo reale di preoccupassi per ir vento forte – tutti, tranne quello che costruisce la casa di mattoni): gente che puntellava la casa, i tavolini, zavorrava i nipoti, ancorava ir burdogghé, si legava a’ pali della luce come a Trieste con la bora. Diciamo, allora, che forse bisogna ancora entrà nel meccanismo. Il servizio c’è da un mese e non ci siamo ancora abituati. Anche perché se chiamano per tutto (“Ricordati di comprare la lettiera”, “Dai sempre da mangià a’ pesci rossi”, “Non mescolare mai alla lavatrice der bianco un carzino colorato”), poi c’è ir rischio di fa’ “Al lupo, al lupo”. Claudio Marmugi

Mettiamo che s’era nati in Grecia...

Allora, mettiamo che invece che in Italia s'era nati in Grecia e che io fino a un certo punto della mi’ vita, vo a lavorà, pago le tasse, la sera via via mi svago, ballo il sirtaki e bevo l'Ouzo (no, quello magari bevetelo voi), grandi soldi 'un ce n'ho ma m'arrangio. Poi qualcuno decide che costo troppo, e che ciò i debiti, anche se io la feta me la son sempre pagata coi mi vaìni, e allora se ho fortuna mi dimezzano lo stipendio, sennò mi licenziano. Metti che abbia dei figli, da quel momento i miei figli hanno buone probabilità di morire da piccini, perché senza vaìni 'un cianno più da mangià (sarà anche vero che si mòre a mangià troppo, ma si mòre di più a ’un mangià punto). Poi succede che ci sono le elezioni. Io, che non ciò più la 'asa, che i bimbi s'è detto forse mi moiano, e che la forza di ballà il sirtaki m'è andata via (non tutti i mali vengono per nuocere), dio fra me e me "Toh, voglio provà a votà per uno che magari non mi finisce di rovinà" (dici te "ma cosa ci 'ombina che parli livornese e sei greca" e io ti dio che pare livornese ma è un dialetto di una regione dell'Attica, te lo giuro). Dice che però le banche e la Merkel 'un vogliano che io voti per quello lì perché mamma mia luilì, è uno scialone, vorrebbe che la gente 'un morisse di fame per pagà le banche, 'un lo votate che io me n'ho a male, ecc ecc. Ora, seondo loro, io, se sono sana di mente, do retta a loro o alla mi pancia vòta? La risposta, ovvia, mi sembra sia stata piuttosto chiara. Kalimera, finalmente.

I figli della Troika

Una bodda ferma in uno stradello di 'ampagna ner vede' un contadino sopra di sé che appuntava 'na 'anna, disse "Speriamo bene!". E io seguendo le vicende d'Atene di'o altrettanto. Intanto perché chi ciaveva le tempie grigie vando io ero bimbo era solito di' "Te siei 'me la Grecia, 'un rendi!", memore forze delle "esartanti" imprese mussoliniane in terra elleni'a che portarano solo lagrime e sangue. E poi perché a me questo Tsiprasse, che se vai a chiede' chi è i più ti rispondano uno sciroppo pella tosse o 'na marca di sopposte, mi pare che un abbia 'ntenzione di paga' 'miliardi di debiti che 'greci hanno 'ontratto 'n Europa. E allora ecco che sento puzzo di bruciato, e conoscendo la Merkelle con quella gobba da dromedario der Gobi e que' taier teutonici, ho l'impressione che parte di ve' debiti ce li facciano paga' a noi: come sempre! Riguardo l'entusiasmo che Tsiprasse, che garba tanto a Niki Vendola, ha suscitato anche vi facendo sventolà vessilli colla farce e 'r martello, io ciandrei piano perché sento già parlà d'alleanze fra 'r novello Apollo e certa destra 'n doppiopetto, che sull'aria d'Alan Sorrenti cantano: "Non siamo figli della troika làlàlà...".

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Sì, Nòva Yòrke ‘un è Livorno

Boia, ha visto? C’è mancato pòo chiudesse Nòva Yòrke! Siccome laggiù fa freddo perdavvero, nèvia un casino e ir vento diaccio stecchito della baia t'entra anche ne' 'arzini, i meteròlogi piuttosto che rischià hanno detto che era meglio fermà tutto, perché stava per arrivà ir blizzard, una super bufera di neve. Ora bisogna 'onsiderà che la meterologia a Nòva Yorke è un fatto di 'ostume (ma di 'ostume da orso, dato 'r freddo). In città c'è perfino un canale tivvù che parla solo der tempo a tutte l’ore, come se ci fosse un Giuliacci 'ontinuo. 'Nzomma, con questo blizzard in arrivo, essendo la metropoli co' piedi in du' stati, i du' governatori hanno allertato ir sìndao De Blasio, ir quale ha detto: "O, ragazzi (oh, guys...), qui 'un si ruzza mìa, bisogna chiude' tutto, l'Empàir, ir Moma, Blumindel e la metropolitana". E l’hanno fatto. Ma poi tutto ver putiferio alla fine 'un c'è stato. L'esperti meteo hanno twittato le loro scuse, spiegando che i governatori, ahiloro, n'avevano dato retta, “O bimbi (oh, babies), s’è buttata di fòri” (cit.). Punto. Hanno riaperto tutto e tutti sono usciti di 'asa. Ora vi 'iedo: te lo ‘mmagini se l'aveva fatto Nogarì a Livorno?

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Donne, che la forza sia con noi abbestia!

Sarà che ir motto l'hanno 'nventato per "Guerre Stellari"... A mio avviso, “Che la forza sia con noi abbestia!” è (o dovrebbe esse') lo slogan di tutte le donne quando si arzano all’arba, artro che Lucché Scaiwolké (...che nello spazio, tra l’altro, l'arba, la vede quando ni pare, a noi cela urla la sveglia alle 6 e un quarto)! Si ‘omincia la mattina presto corportà fòri ir cane (maschio), a cercà di fanne api’ che i portoni ‘unsono bagni pubbrici. Poi si cerca di fa’ capì ar figliolo (maschio) che è mellio andà a scuola che sta’ a casa. Si ontinua a lavora’, cor capo(maschio), coi colleghi (maschi), cor fruttivendolo (maschio) che mi vole vende’ tutte le vorte uno stocche da una tonnellata di ‘ardoni,nemmeno dovessi sfamà l’esercito… E via, a tutti, a spieganni, a cercà di fannicapì… Ma ‘un sono loro che devano capì. Sono io che devo ‘mparà che omo e donna son diversi. Prendi ir semafarorosso.Quando la donna si ferma ar rosso dà ir biberò ar bimbo, fa lista della spesa, riòntrolla ir bilancio familiare der mese, si trucca e si ‘ambia. L’omo ar massimo si scaccola ! Beati voi che ’un dovete corre’ tutto ir giorno, beati voi che siete così semprici… Ma quando la sera siamo arrabbiate e si ragiona a ràffia, se ci volete chetà, dateci ‘n abbraccio, che duri armeno un paio di menuti. ‘Un vi fidate del: “Lasciami sta’!”. ‘Un è quello che si vòle.

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