Il Tirreno

Livorno

paura a Vicarello

«Dammi l’oro o ti faccio ammazzare»

di Juna Goti
Davanti all'abitazione di Vicarello (Marzi Pentafoto)
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Davanti all'abitazione di Vicarello (Marzi Pentafoto)

Il racconto dell’uomo rapinato in casa: legato e imbavagliato per mezzora

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LIVORNO. «Dacci i soldi, dacci la carta di credito. Dacci l'oro o ti faccio ammazzare». La voce è sempre quella di una donna, una giovane donna. Le mani, invece, sono di due uomini. Incappucciati. Non parlano mai, ma in mano stringono un cacciavite e un coltello. E si fanno sentire, in una lunga mezzora di minacce, tra la cucina e il salotto di casa. Tutto per un bottino di appena 50 euro e una catenina d'oro. Più la macchina, una Seat Altea, che hanno rubato per scappare via subito dopo la rapina. Ma Walter Amedeo Guidetti non si è dato per vinto: è rimasto calmo, ha riposto con gentilezza e freddezza ai suoi aggressori e alla fine è riuscito a dare da solo l'allarme, dopo aver aperto il portone blindato di casa aiutandosi con la bocca.Guidetti ha 72 anni e vive a Vicarello. Oggi è in pensione, dopo aver fatto per molti anni il pasticciere e aver lavorato in una fabbrica ad Acciaiolo. Mercoledì 28, di sera, è stato rapinato nella sua casa di via Volterrana: lo hanno aspettato in giardino, costretto a rientrare in casa, legato, derubato.All’indomani della rapina racconta come è andata. Scosso, ma al tempo stesso lucido: «Sono rimasto calmo – sorride ora è che è finito tutto – non credevo di avere un carattere così forte, alla fine è andata bene. È la prima volta che mi capita una cosa del genere, ma a Vicarello e a Collesalvetti ne stanno accadendo parecchie, una dietro l'altra…».

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L'incubo che non ti aspetti è iniziato intorno alle 19.25. «Sono un abitudinario - racconta il settantaduenne - la sera esco sempre alla stessa ora per andare a dare una mano i miei nipoti che hanno una galleria commerciale. Li aiuto a chiudere. Esco sempre intorno alle 19.30 e mercoledì ho fatto lo stesso. Ma mentre stavo chiudendo la porta - spiega - mi sono sentito aggredire alle spalle. Erano in tre, una donna e due uomini: forse si erano nascosti dietro ai cespugli, mi hanno stretto da dietro e spinto di nuovo in casa». Sembra, insomma, che i tre lo stessero aspettando e non è escluso che fossero a conoscenza delle sue abitudini.Sul caso ora stanno indagando i carabinieri, che mercoledì sera sono rimasti a lungo a parlare con l'uomo e i suoi familiari, dopo la chiamata ricevuta dai vicini.«I due uomini - riprende Guidetti - non hanno mai parlato, non saprei dire che accento avessero. A parlare è stata sempre la ragazza, che mi è sembrata italiana. Appena siamo entrati in casa mi hanno spinto in cucina e mi hanno fatto sedere sulla sedia. Poi la donna ha detto agli altri due di legarmi mani e piedi: lo hanno fatto con dei nastri, forse lacci da scarpe. Mi hanno legato anche una sciarpa intorno alla bocca, credo perché avevano paura che gridassi. Ma io sono rimasto calmo».È a questo che iniziano le minacce. «La donna – racconta l'anziano – mi diceva: “Dacci i soldi, dacci l'oro o ti ammazzo”. Uno dei due uomini mi teneva un cacciavite piantato nella schiena. L'altro ha trovato un coltello nel cassetto. Ma sa, io sono previdente: vivo da solo da tanti anni, non si sa mai, ho sempre paura che entri qualcuno, così non tengo in casa coltelli a punta o forbici. Hanno trovato solo un coltello da prosciutto».


La donna insiste: «Dacci la carta di credito o apri la cassaforte. Dacci i soldi e l'oro o ti faccio ammazzare».
«Sono rimasto lucido – ripete la vittima – ho fatto tutto quello che mi hanno chiesto. Volevano sapere della cassaforte, chiedevano dove erano nascosti i soldi. Ho risposto che la cassaforte era aperta e che dentro non c'era niente, potevano controllare».Quando hanno visto che nel buco nascosto dietro a un quadro non c'era davvero niente, i due uomini hanno iniziato ad agitarsi, mentre la donna faceva da palo e controllava che intorno all'abitazione non ci fosse nessuno.Poi ripartono le minacce: «Dacci la carta di credito, dacci l'oro», ripete sempre la donna. «Non avevo niente in casa - spiega l'anziano - non ci tengo niente, neppure i soldi per pagare le bollette. Così sa cosa ho fatto? Ho detto che non c'era niente perché i ladri erano già passati a dicembre e avevano già ripulito tutto...».


I rapinatori rufolano dappertutto. Portano l'uomo dalla cucina al salotto. Lo fanno sedere sul divano. «Avevo sempre le mani legate, hanno trovato un lenzuolo nell'armadio e mi hanno fasciato come una mummia».
Ci vuole un po', quasi mezzora, ma alla fine i rapinatori si convincono che in quella palazzina nella frazione di Collesalvetti non c'è chissà quale tesoro. Davvero. «Allora uno dei due - riprende Guidetti - si è avvicinato e mi ha strappato la catenina dal collo, del valore di circa 350 euro. Poi mi ha frugato nelle tasche, ha preso il portafoglio e ha trovato una cinquantina di euro, il resto della spesa».Nelle tasche i rapinatori trovano anche la chiave dell'auto, una Seat Altea color canna di fucile. Guidetti, infatti, è stato trascinato in casa proprio mentre stava per chiudere il portone e salire in auto.Ma aveva mai visto prima i suoi aggressori? «No – risponde – gli uomini erano incappucciati e comunque non credo di averli mai visti prima. Avevano un paio di jeans, un giaccone scuro, alti più o meno un metro e settanta, esili». La donna, invece, indossava un paio di pantaloni neri e una maglia grigia, aveva un foulard intorno alla bocca, le meches ai capelli. «Mi sono sembrati molto giovani – taglia corto l'anziano – forse tra i 20 e i 25 anni».


Finalmente i tre se ne vanno, intorno alle 19.50, fuggendo a bordo dell'auto rubata. Prima di lasciare l'appartamento la donna ha anche il tempo di lanciare l'ultima minaccia: «Stai attento – mi ha detto – non ci denunciare perché ti veniamo ad ammazzare». «Sono rimasto lucido – riprende – appena se ne sono andati sono riuscito a togliermi una scarpa e a sfilare un piede dal lenzuolo che mi avevano messo intorno al corpo. A quel punto ho raggiunto la porta blindata e con la bocca sono riuscito a girare la rotella per aprirla». L'uomo inizia a gridare, chiama i vicini, che a loro volta lanciano l'allarme ai carabinieri e telefonano ai familiari.All'indomani della rapina, chiaramente spaventato, non usa parole di rancore, parla con tono pacato, gentile. Ma segnala quanto ripetuto nelle ultime settimane da molti residenti di Vicarello e delle frazioni di Collesalvetti: «Tutte le notti entrano da qualche parte, nelle case o nei negozi. Certo che abbiamo paura. Ma cosa vuole che le dica: anche quando li prendono, poi li rimettono quasi subito fuori. Ho la sensazione che qui siamo arrivati alla guerra fra poveri».

Pochi giorni fa alcuni ladri erano entrati di notte in un appartamento al piano terra di un'altra palazzina di Vicarello: mentre moglie, marito e due figlie dormivano, hanno portato via le chiavi dell'auto e sono fuggiti a bordo del mezzo rubato. Poche ore prima era toccato al negozio di telefonia. Così ieri, dopo la rapina, appelli e lamentele si sono rincorsi sulla pagina creata su Facebook e intitolata "Sei di Vicarello se". «Non si può fare nulla? È un mese che sembra di vivere nel bronx – è uno dei tanti commenti postati nel gruppo – inviterei anche i rappresentanti dei consigli di frazione a parlare di questo problema con le istituzioni per cercare di trovare delle soluzioni al più presto». Così i residenti chiamano in causa anche il sindaco di Collesalvetti e lanciano appelli alle forze dell’ordine.
 

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di Redazione web