Sicurezza
Cda di Casalp, è scontro tra Nogarin e 8 sindaci
LIVORNO. Sulle nomine del consiglio d’amministrazione di Casalp scoppia lo scontro fra il Comune di Livorno e il fronte composto da otto Comuni della provincia di Livorno (Collesalvetti, Rosignano,...
LIVORNO.
Sulle nomine del consiglio d’amministrazione di Casalp scoppia lo scontro fra il Comune di Livorno e il fronte composto da otto Comuni della provincia di Livorno (Collesalvetti, Rosignano, Cecina, Piombino, Bibbona, Castagneto, Campiglia Marittima e San Vincenzo). Nel mirino il fatto che, dopo essersi detta “disponibile ad avviare un processo di condivisione su almeno uno dei due nominativi con il Comune di Collesalvetti”, l’amministrazione penta stellata livornese ha “respinto al mittente la proposta di nominativo per il cda avanzata da Collesalvetti perché tale soggetto possedeva la tessera del Pd”, dicono in un comunicato congiunto le otto amministrazioni locali segnalando che l’assessore Ina Dhimgjini ha motivato la scelta del sindaco Nogarin “per ragioni di discontinuità rispetto al passato”.
Adesso il consiglio di Casalp risulta composto da Paolo Gangemi e Moreno Botrini per Livorno, Giovanni Salvini per la Bassa Val di Cecina e Alessandro Bezzini per Val di Cornia e Elba mentre Vanessa Soriani è la presidente. L’ufficializzazione del nuovo stato maggiore del soggetto che ha in mano gli alloggi pubblici nel nostro territorio era in agenda nella seduta del Lode, l’organismo che raggruppa tutti i Comuni del territorio provinciale livornese e ne deve definire le strategie. Lo schieramento degli otto Comuni da Colle a Piombino sottolinea che dopo “numerosi incontri, sollecitazioni, passaggi talvolta sofferti e faticosi” si è riusciti a nominare prima il presidente e poi i membri del consiglio: ma se per il consigliere in rappresentanza della Val di Cornia e dell’Isola d’Elba e per quello relativo alla Bassa Val di Cecina “si è passati attraverso una discussione e condivisione”, così non è stato per i due in rappresentanza di Livorno e del suo hinterland (“nello specifico Collesalvetti e l’Isola di Capraia”). Benché l’assessore labronico avesse auspicato l’intesa con Colle, poi “il Comune capoluogo ha voluto scegliere in completa autonomia”.
Nella nota sottoscritta dagli otto Comuni per contestare la scelta di Nogarin, si ribadisce che “la frattura tra Livorno e provincia è stata netta”. Aggiungendo poi: “È inammisibile che l’appartenenza ad un partito politico, qualunque esso sia, pregiudichi la possibilità di poter ricoprire un incarico“.
Gli otto Comuni sottolineano che, “prima di giungere alla votazione”, era stata richiesta la convocazione dell’assemblea dei sindaci “nel vano tentativo di non ingessare l’attività di Casalp, senza però venire meno o ignorare i gravi segnali di intolleranza politica e istituzionale che si sono manifestati”. Ma – accusano – “nonostante la nostra ripetuta richiesta abbiamo assistito all’ennesima prova di forza che il Comune di Livorno ha voluto imporre tornando a parlare di numeri e percentuali, decidendo di ignorare il dissenso politico di tutti gli altri Comuni e approvando, da solo, la composizione del consiglio d’amministrazione di Casalp”.
I firmatari della nota di protesta mettono nero su bianco due sottolineature: 1) è “un atto di arroganza politica che manca del rispetto istituzionale”; 2) è “in corso di accertamento” la validità giudirica dell’approvazione perché “da statuto il Lode approva con maggioranza dei due terzi” e da solo il Comune di Livorno non la raggiunge. Senza contare che tutto questo si aggiunge “alla delibera di luglio anch'essa votata dal solo Comune di Livorno”.
Per gli otto Comuni questo episodio è “disarmante e preoccupante” perché “l’esclusione dalla vita pubblica per l’appartenenza ad un partito politico ci amareggia e ci interroga”. Al sindaco Nogarin viene rivolto un messaggio esplicito: “E’ la discontinuità che cerca? E’ sufficiente non essere del Pd per essere capaci di svolgere un dato ruolo o incarico?”. Se Nogarin conferma l’atteggiamento del proprio assessore, - avvertono - “si apre oggi una grave frattura tra il suo Comune ed il resto della provincia che va ben oltre la dialettica all’interno del Lode”, tale da mettere a repentaglio sia il lavoro delle amministrazioni sia “la soddisfazione delle esigenze dei cittadini che siamo chiamati a rappresentare”.
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