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Influenza in Toscana: ambulatori aperti il sabato se il pronto soccorso scoppia
I medici di famiglia lavoreranno la mattina, ma solo in caso di emergenza. La Fimmg chiede alla Regione di rafforzare la guardia medica la domenica
FIRENZE. Non si tireranno indietro i medici di famiglia. In caso di sovraffollamento dei pronto soccorso, terranno gli ambulatori aperti anche il sabato mattina. Fino a mezzogiorno, a disposizione degli influenzati (gravi) per alleggerire il lavoro degli ospedali. Il resto del weekend, la domenica in particolare, però, la Regione dovrà (come anticipato) rafforzare la guardia medica. Ecco la sostanza dell’accordo discusso fra Dipartimento della Sanità e Fimmg, il sindacato dei medici di medicina generale che in Toscana rappresenta il 67,5% dei professionisti.
Niente aperture automatiche. Venerdì 30 è in programma un nuovo incontro fra l’assessorato alla Salute e altri sindacati dei medici di famiglia, ma la sostanza del patto sembra tracciato. Anche perché - come sottolinea Vittorio Boscherini, presidente regionale di Fimmg - l’apertura degli ambulatori non scatterà ovunque e automaticamente il sabato mattina.
Piano di emergenza dove c’è sovraffollamento. «I nostri ambulatori - conferma il medico sindacalista - resteranno aperti dove si verificherà una condizione essenziale: il sovraffollamento dei pronto soccorso. Questo è quanto si trova scritto nell’intesa sottoscritta con la Regione. Considerando che rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, in questo momento gli accessi ai pronto soccorso fanno registrare una leggera flessione, non possiamo parlare di allarme da influenza, almeno per il fine settimana in arrivo». Comunque, non per tutte le zone della Toscana.
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Rafforzare anche la guardia medica la domenica. Ogni Asl - ribadisce Boscherini - rappresenta una storia (e una situazione) a se stante. «La disponibilità data alla Regione - riprende il medico - si declina in questi termini: dove si manifesteranno disagi legati a un aumento consistente di accessi al pronto soccorso, i medici di famiglia si attiveranno. Mi spiego meglio: se, ad esempio, a Livorno o a Firenze, i pronto soccorso verranno presi d’assalto dalle persone con l’influenza, mentre l’Asl rafforzerà il servizio di guardia medica, i medici di famiglia terranno aperti gli ambulatori in modo da coprire il turno del sabato mattina. Visiteranno, dunque, tutti i pazienti che si presenteranno entro mezzogiorno». Poi scatterà la staffetta con la guardia medica. Questo accordo - evidenzia Boscherini - è stato possibile «grazie al comune sentire dei medici di famiglia che non si sono mai tirati indietro di fronte alle situazioni di crisi. Anche in assenza di problemi di sovraffollamento del pronto soccorso, infatti, si rendono disponibili a visitare a domicilio i propri pazienti che stanno male anche la domenica sera alle 22».
Più pazienti dai medici che al pronto soccorso. È ovvio che in una situazione di eventuale crisi, la disponibilità della categoria viene organizzata e coordinata con la Regione. Soprattutto in previsione del picco influenzale atteso fra il 10 e il 15 febbraio. «Questo picco, però - fa presente Boscherini - potrebbe, paradossalmente, creare problemi anche ai medici di famiglia più che ai pronto soccorso. I dati ci dicono che gli accessi al pronto soccorso la domenica sono più bassi di quelli medi registrati dal lunedì al venerdì». Addirittura, il giorno di maggior afflusso di pazienti al pronto soccorso - almeno nella media degli ospedali - risulterebbe il lunedì. «E comunque, l’afflusso maggiore in un qualunque pronto soccorso - sostiene Boscherini - non è mai superiore al lavoro di due o tre medici di base messi insieme. Facciamo un esempio: a Firenze, al pronto soccorso dell’ospedale Torregalli, il lunedì in media si registrano 130-140 accessi, tanti quanti se ne presentano negli ambulatori di due-tre medici di famiglia. Io stesso, il lunedì arrivo a “servire” un centinaio di pazienti. Infatti faccio il doppio ambulatorio: una trentina di pazienti li vedo al mattino, 30-35 al pomeriggio e per altri 30-35 garantisco la reiterazione di prescrizioni attraverso la segretaria».
Per questo, nei momenti di picco influenzale Boscherini teme quasi di più il carico di lavoro per i medici di famiglia che per gli ospedali. «Così dovremo prestare attenzione a individuare i parametri per l’attivazione degli ambulatori straordinari. E non potranno essere solo un aumento secco del 10% degli accessi al pronto soccorso: infatti se gli accessi sono 50 e l’aumento è di 5 pazienti, non vale la pena attivare la procedura d’emergenza con i medici di famiglia».
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