Il Tirreno

Livorno

Il commento - Guardare lontano e condividere i momenti

Fabrizio Brancoli

Giada è uscita da coma e quando torna a casa riprende confidenza con se stessa e la sua sfera di relazioni. Parla, lascia che un suo audio viaggi in rete per raccontare la sua rimonta sulla vita. Poi si scatta un selfie

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Luca e Samantha hanno fatto un viaggio straordinario e hanno visto cose che noi non possiamo vedere. Avrebbero potuto raccontarcele al loro arrivo, oppure anche tenerle per sé, in una cassaforte interiore, con una password protetta. Invece hanno condiviso. Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti, astronauti italiani, hanno raccontato dal vivo la loro orbita attorno alla Terra, lanciando fotografie del pianeta e riflessioni sullo spazio. Volevano che partecipassimo.

Giada, invece, esce dal coma. Il suo viaggio è stato ancora più importante. Lascia la terapia intensiva quasi tre settimane dopo l'incubo di uno schianto stradale lungo la Fi-Pi-Li , le lamiere dell'auto come cartone piegato, l'abitacolo come una trappola, e due impatti tremendi, consecutivi, che investono il suo corpo e la sua vita, come proiettili. Quando torna a casa, per affrontare la convalescenza piena di speranze, riprende confidenza con se stessa e la sua sfera di relazioni, con le abitudini e le scelte. Torna a posizionarsi al centro di un sistema di altre sensibilità. E condivide. Parla, lascia che un suo audio viaggi in rete per raccontare la sua rimonta sulla vita. Poi si scatta un selfie.

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Oggi funziona così: allunghi un braccio, imposti una traiettoria invisibile che porta dal telefonino al volto, e diventi il protagonista del tuo film di un istante. Fermi il tempo per dire al mondo come stai in quel momento, qual è la porzione infinitesimale di esistenza che intendi imprimere sui veloci pensieri altrui. Sono impronte sulla sabbia e sulla neve, lo sai che non dureranno, ma le lasci lo stesso: testimoniano il tuo cammino.

Certo, ci piace restare soli, ci piace coltivare una solitudine scelta e non subita. Ma ci piace anche condividere. Cerchiamo negli anni quello che in matematica chiamiamo minimo comune multiplo. C'è qualcosa, nel profondo o in superficie, che percepiamo come coerente con i sentimenti del nostro prossimo. Condividere non è per forza bello; è uno strumento per far viaggiare le idee ma i contenuti di quelle idee possono essere sani o tossici, giusti o deleteri. Quando nella nostra quotidianità hanno fatto irruzione i social network, la propensione dell'uomo a condividere ha trovato il detonatore e la miccia. Ed è inevitabilmente esplosa.

Negli anni Ottanta Bob Geldof, cantante irlandese e visionario della solidarietà, intuì che c'era un modo per fare del bene alle popolazioni dell'Africa: condividere con grandi musicisti il palco del concerto più grande e benefico della storia, Live Aid.

È vero che i social network possono essere anche una roba brutta: rischi, doping sentimentale, contraffazione dei rapporti interpersonali. Ma oggi Giada si scatta un selfie per dirci che è tornata e che il suo percorso ricomincia. I suoi occhi grandi guardano verso l’alto e anche un po’ lontano: va bene così.

Il giovane figlio di un ricco commerciante arrivò a Roma per vendere una partita di merce. Poi cambiò idea. La vendita la fece lo stesso, ma il denaro incassato lo distribuì ai poveri che incontrava. Quel giorno dell'anno 1204 scambiò il suo abito con un mendicante e si mise a chiedere l'elemosina. Era Francesco, un giorno sarebbe diventato santo. Il santo più pop della storia. Perché condivideva.

@fbrancoli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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