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Camera di commercio Cgil: no a Grosseto «Meglio unirsi a Pisa»

Camera di commercio Cgil: no a Grosseto «Meglio unirsi a Pisa»

LIVORNO. Macché Grosseto, per eventuali aggregazioni della Camera di Commercio bisogna semmai guardare verso Pisa. A dirlo è la Cgil funzione pubblica sia come sindacato territoriale che come settore...

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LIVORNO. Macché Grosseto, per eventuali aggregazioni della Camera di Commercio bisogna semmai guardare verso Pisa. A dirlo è la Cgil funzione pubblica sia come sindacato territoriale che come settore Cciaa: «la base imprenditoriale e l'economia territoriale su cui si regge l'ente livornese è rivolta più verso Pisa» ed è con Pisa che «prioritariamente s'intrecciano le prospettive di sviluppo, sia come piattaforma logistica che come area di rilancio industriale». Senza contare che sono in quell'area «i riferimenti istituzionali naturali per far avanzare le proprie politiche di sostegno all'economia e di intervento per le infrastrutture del territorio» (così come «importanti ipotesi di riassetto dei servizi pubblici, parapubblici e privati». Non solo: è con Pisa che «si può raggiungere la soglia minima di 80.000 imprese richieste dall'emendamento 8 bis al disegno di legge sul riordino della pubblica amministrazione».

Il sindacato Cgil –- che manifesta solidarietà ai colleghi della Provincia – segnala anche che può essere questa «la soluzione più congeniale per gestire nel modo meno doloroso i riflessi che l'accorpamento avrà sui dipendenti e sulla qualità delle loro vite».

La Cgil funzione pubblica, chiedendo un inconbtro urgente ai vertici della Cciaa, non risparmia « un giudizio severo sul sedicente progetto di riforma avanzato dal governo che intende sferrare, dietro all'obiettivo apparente di riduzione dei costi per le imprese, un attacco del tutto ingiustificato alle Camere di Commercio».

È un gioco che non vale la candela, sottolinea il sindacato: abbattendo l'importo del diritto annuale si realizza tutt’al più «un risparmio medio di circa 30 euro annui per le imprese». Solo che «senza una proposta seria di riordino dei servizi offerti al sistema economico e alle imprese», risulterà invevitabile – viene ribadito – «un successivo aumento dei costi per l'utenza, che dovrà acquistare domani da privati quei servizi oggi pubblici e indispensabili all'esercizio dell'attività d'impresa, spesso gratuitamente offerti in modo efficiente e con alta professionalità dalle Camere».

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