Gioco
L’architetto dello stile littorio che ridisegnò la città
LIVORNO. L'architetto Marcello Piacentini ebbe per tre anni, dal 1938 al 1941, il suo studio a Livorno e precisamente nel Palazzo dell'Aquila nera, sugli Scali D'Azeglio: il triennio livornese dell'im...
LIVORNO. L'architetto Marcello Piacentini ebbe per tre anni, dal 1938 al 1941, il suo studio a Livorno e precisamente nel Palazzo dell'Aquila nera, sugli Scali D'Azeglio: il triennio livornese dell'importante architetto ed urbanista romano sarà il tema della conferenza in programma oggi (ore 17) presso i Granai di Villa Mimbelli (via San Jacopo in Acquaviva 65) nell'ambito della serie di incontri “Fra(m)menti livornesi” sulla storia della nostra città. Ma che ci faceva a Livorno quello che è stato definito l'”architetto del regime”?: a spiegarcelo sarà Massimo Sanacore, direttore dell'Archivio di Stato. Accademico d'Italia, cofondatore e direttore della rivista “Architettura ed arti decorative” ed ordinario di urbanistica all'università “La Sapienza” di Roma, Piacentini attraverso i suoi numerosi incarichi contribuì a fissare i canoni del cosiddetto “stile littorio” in voga durante il Ventennio fascista. A Livorno, in particolare, lavorò al piano di risanamento del centro cittadino che sarebbe stato poi in sostanza attuato nell'immediato dopoguerra con la ricostruzione postbellica comprendente il Palazzo Grande (detto il “Nobile interrompimento”) ed il rifacimento della via Grande che vide l'introduzione dei portici lungo l'intero asse viario seguendo l'impostazione piacentiniana di via Roma a Torino. Di impianto razionalista è inoltre l'area compresa fra la Piazza Civica, il Palazzo Grande, il Palazzo del Governo, il Palazzo dei Portuali, quello dell'INPS e della Banca d'Italia generando in seguito quella che è stata definita la “piccola Eur” secondo l'intuizione dello stesso Piacentini che nel 1938, disegnando il complesso della Esposizione universale di Roma, si ispirò al nostro Pentagono del Buontalenti.
Roberto Riu
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