Il Tirreno

Livorno

Costalli contro Nogarin: il Comune di Livorno non conta più degli altri

Mauro Zucchelli
Sergio Costalli, presidente della Camera di Commercio di Livorno
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Sergio Costalli, presidente della Camera di Commercio di Livorno

Il presidente della Camera di Commercio va all'attacco contro il sindaco Nogarin. Il Comune di Livorno non conta più degli altri enti, il porto non è una sua proprietà. E guai a dire che abbiamo scelto Guerrieri perché complici del "poltronificio"

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LIVORNO. Nel risiko del toto-Authority non c’è un ente che abbia la preminenza o un diritto di veto. Sergio Costalli, presidente della Camera di Commercio, torna a dissotterrare l’ascia di guerra per dare l’altolà al sindaco livornese Filippo Nogarin («rinunciando a dedicare la domenica alla lettura dell’albo 256 di Tex»). Per una curiosa inversione dei ruoli, è Costalli che pur non citandolo si rifà allo slogan-doc dei grillini (ognuno vale uno) per andare all’attacco contro il primo cittadino pentastellato, che invece strizza l’occhio a Cuccia quando diceva che i voti non si contano ma si “pesano”.

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Ma è questa centralità del Comune della città capoluogo che Costalli nega: è «chiaro, ma alle volte non sembra, che il porto di Livorno è di proprietà del demanio dello Stato e non del Comune di Livorno».

A far imbufalire il numero uno della Cciaa è però soprattutto il fatto che, nel fare il nome per l’Authority, il sindaco abbia accusato la Camera di Commercio di essersi orientata su Guerrieri in nome dell’appartenenza politica partecipando alla spartizione e al “poltronificio”. Costalli, che lo invita a «smetterla con le chiacchiere da bar», le ritiene parole «infondate e per noi veramente offensive». Aggiungendo: «Ci siamo veramente stufati di essere il bersaglio» di chi «non ha ancora ben afferrato i doveri di rispetto istituzionale fra i diversi enti pubblici». Poi: «Non ho la tessera del Pd e non credo che l’abbia buona parte della giunta camerale, lo sa chiunque abbia una minima informazione su come funzioniamo». Infine: occhio a criteri di esclusione basati sull’appartenenza politica o sull’aver «ricoperto, peraltro in maniera egregia (ampiamente accertata e riconosciuta) incarichi amministrativi ottenendo il gradimento degli elettori».

Non è la prima volta che Costalli e Nogarin vanno ai ferri corti: era passato poco più di un mese dall’insediamento della nuova amministrazione M5S ed ecco il primo scontro sulla Porto 2000 (della quale Nogarin voleva acquistare l’1%), poi il nuovo duello sul convegno in Camera di Commercio sulla portualità, adesso il battibecco sulle designazioni per l’Authority: «Non sussiste né di fatto né di diritto un vincolo di subordinazione gerarchica e/o funzionale della Cciaa nei confronti del Comune di Livorno».

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Riecco l’idea di una Livorno come “città-isola”: invece è nell’intreccio col territorio che avrebbe «potenzialità peraltro frustrate dagli atteggiamenti della classe dirigente».

Da Costalli arriva un’altra doppia sottolineatura. L’una: forfait annunciato al conclave sul porto convocato dal sindaco (prima accampando un impegno, poi dicendo che alla prossima riunione della giunta chiederà di non cercare più intese «con chi ci offende» e di inviare subito il nome di Guerrieri al ministro. L’altra: richiesta di rapidità sia nell’attuazione del Prg portuale sia nella firma dell’accordo per Livorno al tavolo del governo: «Sommare altro tempo agli oltre 60 anni trascorsi dall’ultimo piano regolatore portuale – afferma – significa condannare Livorno all’inefficienza e alla decadenza».

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di Redazione web