Gioco
I Neri nella Cilp, portuali al bivio E anche Negri (Tdt) vuole entrare
In ballo il 50% delle quote ma è in vista la nascita di un’alleanza strategica con effetti a catena Occhi puntati su settori come auto e project cargo ma anche sulla privatizzazione della Porto 2000
LIVORNO. I portuali sono a un bivio: dopo vari round di incontri informativi, nell’assemblea di domani in sala Montecitorio dovranno decidere se il futuro di Cilp, la cooperativa-impresa del gruppo, deve guardare o no all’alleanza con i Neri, che fra le grandi dinastie imprenditoriali del porto è quella con cui i rapporti di rispetto reciproco resistono fin dai tempi di Italo Piccini.
Non solo: nella primavera di tre anni fa era proprio Piero Neri il capofila di una cordata di imprenditori livornesi che, di fronte alle difficoltà finanziarie della Compagnia portuale, aveva messo nero su bianco ventidue righe una offerta «per dare una mano»: sei milioni di euro per la quota dei portuali in Ltm (“autostrade del mare”) e da 12 a 15 milioni di euro per la Cilp, i primi sei dei quali da versare immediatamente alla firma del preliminare.
Era in qualche modo l’alternativa all’idea della Compagnia di vendere ai partner gtenovesi guidati da Luigi Negri una parte delle quote in Tdt. Adesso invece, a quanto è stato possibile ricostruire sulla base delle informazioni raccolte, fa capolino l’ipotesi che l’ingresso in Cilp non riguardi solo il gruppo Neri ma anche il pool di investitori liguri capitanati proprio da Negri.
La trattativa va avanti da mesi con la famiglia Neri. Non è da escludere che vi abbia avuto un ruolo anche un pezzo da novanta come Nereo Marcucci, presidente di Confetra ed ex numero uno dell’Authority fino al 2003, ora chiamato dal ministro nel team dei “quindici saggi” che devono aiutarlo a scrivere la “riforma della riforma” dei porti: è al tempo stesso superconsulente dei portuali e da decenni amico personale di Piero Neri.
In concreto: il 50% di Cilp rimarrebbe in mano alla Compagnia, il resto andrebbe a Neri e Negri. Risulta che ai portuali resterebbe la nomina del presidente mentre sarebbero i nuovi soci a esprimere l’amministratore delegato.
Resta da capire l’atteggiamento che avrà la maxi-coop fiorentina Cft che con la Compagnia portuale ha stretto un patto di alleanza: l’alleanza con Neri-Negri è in conflitto con quella con Cft o si rafforzano a vicenda?
Non sarà cosa di domattina ma è intuibile che un eventuale sì all’ingresso dei due nuovi soci in Cilp potrebbe configurarsi come qualcosa di più di una semplice compravendita di quote: la formazione di un asse che, a suon di concambi, potrebbe avere un effetto domino anche su altre realtà. E la prima che viene in mente, inutile dirlo, è il terminal Tdt.
Questo del risiko sul fronte azionario, però, è solo una metà dello scenario. Quanto al business, va detto che la Cilp ha in pancia alcune specializzazioni che potrebbero essere opportunità di sviluppo: a cominciare dal settore project cargo, soprattutto ora che General Electric sembra puntare su Livorno come porto di riferimento per Nuovo Pignone.
Non solo: la crisi dell’auto la conosciamo bene noi livornesi perché l’abbiamo pagata con la chiusura di Delphi e Trw, ma se il mercato è in ripresa in Italia (più 4,2%), lo è ancor di più su scala europea. Ecco che potrebbe tormare a essere interessante Livorno come porto di smistamento di auto nuove: del resto, i portuali hanno ancora quote nell’autoporto del Faldo e, a quanto risuta, avrebbero ottenuto dalle Fs il rinnovo per un altro decennio della possibilità di utilizzare le aree alle spalle della Sponda Est sulle quali aveva messo gli occhi anche Msc.
Ma c’è anche un ulteriore tassello del puzzle: riguarda il bando con cui l’Authority di qui a pochi giorni metterà in vendita le proprie quote (e quelle della Camera di Commercio) nella Porto di Livorno 2000, la società finora tutta pubblica che ha in mano la gestione del porto crociere e traghetti, cioè quel polo passeggeri che il nuovo Prg punta ad ampliare fino all’Alto Fondale. Né Cilp né i nuovi soci fanno il mestiere di occuparsi di traffico passeggeri ma questo non è certo un motivo per voltare le spalle a uno dei più importanti affari di questi ultimi anni sul fronte del porto. A maggior ragione se una robusta cordata livornese incrociasse eventualmente come partner un big del settore love boat.
Il voto di domani in assemblea riguarderà «approfondimenti sul piano industriale e deliberazioni inerenti i progetti concernenti l’attività di Cilp». Ma subito dietro l’angolo ci sono scenari che mettono in moto ben più d’un semplice passaggio di quote in nome del tentativo dei portuali di uscire dai propri guai finanziari: il porto non avrà ripreso a correre come negli anni d’oro ma qualcosina comincia a muoversi. E queste sono le prove tecniche delle grandi manovre per ridisegnare gli equilibri sulle banchine.
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