Il Tirreno

Livorno

I Neri nella Cilp e ora anche Negri (Tdt) vuol entrare

Mauro Zucchelli
Il quartier generale della Compagnia portuale in una veduta aerea (Muzzi)
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Il quartier generale della Compagnia portuale in una veduta aerea (Muzzi)

I portuali in assemblea per decidere sulla cessione di quote della Cilp, il braccio imprenditoriale dalla Compagnia. L'acquirente è il gruppo Neri, potrebbe entrare insieme al genovese Luigi Negri (Tdt)

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LIVORNO. I portuali sono a un bivio: dopo vari round di incontri informativi, nell’assemblea di martedì 27 in sala Montecitorio dovranno decidere se il futuro di Cilp, la cooperativa-impresa del gruppo, deve guardare o no all’alleanza con i Neri, che fra le grandi dinastie imprenditoriali del porto è quella con cui i rapporti di rispetto reciproco resistono fin dai tempi di Italo Piccini.

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Non solo: nella primavera di tre anni fa era proprio Piero Neri il capofila di una cordata di imprenditori livornesi che, di fronte alle difficoltà finanziarie della Compagnia portuale, aveva messo nero su bianco ventidue righe una offerta «per dare una mano»: sei milioni di euro per la quota dei portuali in Ltm (“autostrade del mare”) e da 12 a 15 milioni di euro per la Cilp, i primi sei dei quali da versare immediatamente alla firma del preliminare.

Era in qualche modo l’alternativa all’idea della Compagnia di vendere ai partner genovesi guidati da Luigi Negri una parte delle quote in Tdt. Adesso invece, a quanto è stato possibile ricostruire sulla base delle informazioni raccolte, fa capolino l’ipotesi che l’ingresso in Cilp non riguardi solo il gruppo Neri ma anche il pool di investitori liguri capitanati proprio da Negri.

MARCUCCI AMICO BIPARTISAN. La trattativa va avanti da mesi con la famiglia Neri. Non è da escludere che vi abbia avuto un ruolo anche un pezzo da novanta come Nereo Marcucci, presidente di Confetra ed ex numero uno dell’Authority fino al 2003, ora chiamato dal ministro nel team dei “quindici saggi” che devono aiutarlo a scrivere la “riforma della riforma” dei porti: è al tempo stesso superconsulente dei portuali e da decenni amico personale di Piero Neri.

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In concreto: il 50% di Cilp rimarrebbe in mano alla Compagnia, il resto andrebbe a Neri e Negri. Risulta che ai portuali resterebbe la nomina del presidente mentre sarebbero i nuovi soci a esprimere l’amministratore delegato.

Resta da capire l’atteggiamento che avrà la maxi-coop fiorentina Cft che con la Compagnia portuale ha stretto un patto di alleanza: l’alleanza con Neri-Negri è in conflitto con quella con Cft o si rafforzano a vicenda?

PROVE TECNICHE DI ALLEANZA STRATEGICA. Non sarà cosa di domattina ma è intuibile che un eventuale sì all’ingresso dei due nuovi soci in Cilp potrebbe configurarsi come qualcosa di più di una semplice compravendita di quote: la formazione di un asse che, a suon di concambi, potrebbe avere un effetto domino anche su altre realtà. E la prima che viene in mente, inutile dirlo, è il terminal Tdt.

Questo del risiko sul fronte azionario, però, è solo una metà dello scenario. Quanto al business, va detto che la Cilp ha in pancia alcune specializzazioni che potrebbero essere opportunità di sviluppo: a cominciare dal settore project cargo, soprattutto ora che General Electric sembra puntare su Livorno come porto di riferimento per Nuovo Pignone.

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Non solo: la crisi dell’auto la conosciamo bene noi livornesi perché l’abbiamo pagata con la chiusura di Delphi e Trw, ma se il mercato è in ripresa in Italia (più 4,2%), lo è ancor di più su scala europea. Ecco che potrebbe tormare a essere interessante Livorno come porto di smistamento di auto nuove: del resto, i portuali hanno ancora quote nell’autoporto del Faldo e, a quanto risuta, avrebbero ottenuto dalle Fs il rinnovo per un altro decennio della possibilità di utilizzare le aree alle spalle della Sponda Est sulle quali aveva messo gli occhi anche Msc.

L'ALTRO PEZZO DEL PUZZLE: IL BANDO DELLA PORTO 2000. Ma c’è anche un ulteriore tassello del puzzle: riguarda il bando con cui l’Authority di qui a pochi giorni metterà in vendita le proprie quote (e quelle della Camera di Commercio) nella Porto di Livorno 2000, la società finora tutta pubblica che ha in mano la gestione del porto crociere e traghetti, cioè quel polo passeggeri che il nuovo Prg punta ad ampliare fino all’Alto Fondale. Né Cilp né i nuovi soci fanno il mestiere di occuparsi di traffico passeggeri ma questo non è certo un motivo per voltare le spalle a uno dei più importanti affari di questi ultimi anni sul fronte del porto. A maggior ragione se una robusta cordata livornese incrociasse eventualmente come partner un big del settore love boat.

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Il voto di martedì 27 in assemblea riguarderà «approfondimenti sul piano industriale e deliberazioni inerenti i progetti concernenti l’attività di Cilp». Ma subito dietro l’angolo ci sono scenari che mettono in moto ben più d’un semplice passaggio di quote in nome del tentativo dei portuali di uscire dai propri guai finanziari: il porto non avrà ripreso a correre come negli anni d’oro ma qualcosina comincia a muoversi, basti pensare al ritorno degli israeliani di Zim e all'arrivo degli arabi di Uasc come clienti, allo sbarco di Msc nella compagine soci del terminal Lorenzini e all'investimento degli indonesiani di Masol in area portuale. Senza contare, oltre all'appalto per la direttissima ferroviaria con la Darsena Toscana, che il governatore Rossi ha messo sul tavolo un impegno da 170 milioni di euro per la Darsena Europa e altrettanta potenzialità di spesa da parte dell'Authority: e l'ha fatto sotto gli occhi del governo che intanto ha accetato di aprire un tavolo per arrivare a un accordo sul modello di quello per Piombino.

Ecco, dentro tutto questo contesto, mentre comunque sulle banchine continuano a esserci seicento lavoratori in cassaintegrazione e i turni di Alp (ex Agelp) calano, l'ingresso di Neri più Negri in Cilp ha una doppia valenza: da un lato, appartiene alle grandi manovre per ridisegnare gli equilibri sulle banchine e , dall'altro, è una mossa imprenditoriale per scommettere sulla possibilità di creare valore aggiunto in porto

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