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«Ministro, con quella legge rovina 57 famiglie livornesi»
LIVORNO. «Nel porto di Livorno sarebbero cancellati in un colpo solo tutti i lavoratori dell'Alp, 57 famiglie si troverebbero improvvisamente senza stipendio. La deregolamentazione selvaggia del...
LIVORNO. «Nel porto di Livorno sarebbero cancellati in un colpo solo tutti i lavoratori dell'Alp, 57 famiglie si troverebbero improvvisamente senza stipendio. La deregolamentazione selvaggia del lavoro portuale non è certo un elemento di crescita e competitività di uno scalo: in molti porti europei il pool di manodopera rappresenta il fulcro dell'organizzazione del lavoro portale ed ha avuto importanti crescite di traffici commerciali». La bozza di disegno di legge scritta dal ministero dello sviluppo economico per la liberalizzazione dei porti finisce in Parlamento per mano della deputata toscana di Sel Marisa Nicchi attraverso un'interrogazione parlamentare al ministro Federica Guidi e al ministro dei trasporti Maurizio Lupi.
Nicchi chiede di far luce, in particolare, sull'abrogazione dell'articolo 17 della Legge 84/94, su cui si fonda la disciplina del lavoro sulle banchine. A preoccupare la deputata toscana è principalmente l'occupazione di «migliaia di lavoratori portuali in tutta Italia e tra questi anche i 57 occupati nell'Agenzia di Lavori in Porto di Livorno e 20 a somministrazione».
«Il disegno di legge del Governo - aggiunge l'Onorevole Nicchi - fa entrare a gamba tesa il Jobs Act nei porti italiani, producendo effetti devastanti sulla professione e sulla vita di tanti lavoratori negli scali. E' il preludio dell'avvento di un monopolio che rischia di sopprimere le numerose realtà che lavorano nel settore portuale e nell'ambito dei traffici marittimi». Nell'interrogazione si chiede «se il Governo non convenga sull'opportunità di astenersi dall'adozione di misure di natura legislativa che invece di contrastare l'abbattimento dei diritti e la precarizzazione del lavoro nel nostro Paese, si rivelino pericolosi anche per la tenuta sociale».
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