Il Tirreno

Livorno

Per Garibaldo e Osmana l’amore è infinito

di Giorgio Carlini
Per Garibaldo e Osmana l’amore è infinito

Insieme nella lotta partigiana e nella vita: la storia della coppia dalla guerra ad oggi

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di GIORGIO CARLINI

«Cosa è cambiato in tutto questo tempo? Intorno a noi, ogni cosa. Tra noi, niente. Tutto è come il primo giorno. Oddio, forse ora abbiamo qualche capello bianco in più. E perché no, in mezzo a un sacco di bei momenti c'è stata anche qualche piccola, normale discussione. Ma è stata una grande fortuna vivere la nostra vita insieme. Siamo sempre stati, e siamo tuttora, felici».

Sembra quasi voler rinnovare la promessa di matrimonio Garibaldo Benifei, 103 anni da compiere alla fine del mese. Mentre parla, e ricorda, i suoi occhi cercano in continuazione quelli della moglie Osmana, inseparabile compagna di lotta, di attività politica, di vita. E nei loro sguardi ritrovi tutta la complicità che ha segnato l'esistenza di Garibaldo e Osmana, due figure fondamentali nella storia partigiana livornese che festeggiano oggi i 70 anni di matrimonio. Nozze che in gergo si chiamano "di titanio". E il sentimento che li unisce è davvero di una lega inossidabile, come quell'acciaio delle fedi regalate loro dai lavoratori del Cantiere, il 24 gennaio 1945. Ieri i coniugi Benifei ci hanno aperto le porte della loro casa in via Settembrini, raccontandoci alcuni aneddoti che toccano ovviamente i tragici eventi della guerra, dei bombardamenti, della lotta in clandestinità. Ma che a differenza di altre volte, più che sulla Resistenza o sulla Liberazione, stavolta sono incentrati sul loro amore. Un amore schietto, sincero, travolgente. Più forte anche di quel conflitto mondiale che in più di un'occasione ha messo a dura prova la vita di Garibaldo e Osmana.

L'appuntamento mancato. In pochi, ad esempio, sanno che il grande amore durato 70 anni è cominciato con un appuntamento mancato. «Quella volta l'aspettai per quasi un'ora - rivela Garibaldo - poi me ne andai, perché a stare all'aria aperta con i bombardieri che volavano sopra la testa rischiavo la pelle». Benifei si riferisce a una mattina del luglio 1944: l'Italia non è stata liberata, Livorno sì, ma imperversano ancora gli scontri a fuoco tra tedeschi e americani. «Ero entrato in contatto con Osmana - ricorda Garibaldo, all'epoca 31enne - nell'ottobre del 1943, poche settimane dopo essere uscito di galera, grazie al nostro reciproco impegno politico».

I due si danno appuntamento per un giorno di luglio: l'incontro è fissato per mezzogiorno, nei pressi di un ponte tra Collesalvetti e l'Aurelia. «Arrivo e mi metto ad aspettarla - spiega Garibaldo - Passa un po' di tempo, ma lei non viene. Dopo un po' di attesa decido di ritirarmi. Non era proprio il caso di attendere oltre: in pochi minuti avevo visto decine di bombardieri che solcavano il cielo, e un ponte non era il luogo migliore dove sostare per un appuntamento».

Il motivo di quell'assenza lo racconta Osmana, che allora ha appena 20 anni e vive con la famiglia sfollata alla Valle Benedetta: «Quella volta mia mamma mi impedì di allontanarmi, perché sapeva della pericolosa attività antifascista che portavo avanti. Ho preso tanti ceffoni per la mia lotta: ero una ragazzina che andava via di casa, senza dire . dove ero diretta e quando sarei tornata. Non facevo niente di male, ma ciò che facevo i miei genitori non dovevano saperlo».

La clandestinità per una ragazza è ancora più difficile che per un maschio: «Mia mamma mi diceva che gli uomini potevano fare tutto ciò che volevano, ma queste non erano cose da donne. In effetti con me c'erano poche altre compagne. Ne ricordo una, in particolare, che poi si sposò un americano e andò a vivere in America».

Il fidanzamento e le nozze. Poche settimane dopo il destino dà comunque un'altra chance a Osmana e Garibaldo, quando si tiene una storica riunione del Partito comunista a Ardenza Terra: i partigiani avevano occupato il Dopolavoro fascista in via del Mare («Tanto non ci andava nessuno, perché il lavoro non c'era più e di conseguenza neanche il dopolavoro»). Qui avviene il primo incontro pubblico e non più clandestino del movimento.

E qui Garibaldo ritrova Osmana: «Vedo questa ragazzina - riprende Benifei - mi avvicino e le chiedo se era effettivamente colei che aspettavo a quell'appuntamento sul ponte. C'erano poche altre donne nel partito, immaginavo che fosse lei: fui molto contento di poterla conoscere, sebbene con un po' di ritardo rispetto a quello che mi sarei aspettato...». Da lì in poi il tempo corre in fretta: i due antifascisti restano fidanzati giusto qualche mese prima di concordare il matrimonio per il gennaio 1945: «In effetti - scherza Garibaldo - si fece alla svelta. Ma s'era perso tanto tempo prima: se l'era portato via la guerra, tra la galera, i bombardamenti e l'attività partigiana».

Il dolce che scricchiola. Le nozze si tengono il 24 gennaio 1945. «Fu una cosa bellissima - interviene Osmana con un filo di voce spezzato dall'emozione - Non avevamo niente per sposarci, e anche se avessimo avuto denaro, non c’erano posti in cui comprare il necessario. Ecco: ci fu una enorme gara di solidarietà: tutti i compagni e le compagne ci regalarono qualcosa e dettero un contributo affinché trovassimo una casa. Fu una manifestazione d'affetto eccezionale».

Quello dei coniugi Benifei è il primo matrimonio civile a Livorno: lo celebra il sindaco Furio Diaz. «In Comune - fa presente Garibaldo - mancavano persino le scale: la piazza era stata rasa al suolo dai bombardamenti». La scelta del rito civile non entusiasma la famiglia di Osmana, anzi: «I miei genitori - ammette - avrebbero voluto vedermi sposare in chiesa Mia mamma, negli anni successivi, ha sempre detto che aveva due figlie sposate, cioè le mie due sorelle, e una che ancora conviveva...». Nonostante questo, per il giorno delle nozze la madre di Osmana decide di preparare alcuni dolci: «All'epoca - ricorda la moglie di Garibaldo - la farina costava molto, così come tanti altri generi alimentari, e non era neanche facile da trovare. Ma mia mamma ci riuscì, e ne trovò anche un bel quantitativo. Il problema fu che per farla più pesante e guadagnarci di più, il commerciante l'aveva mescolata con la sabbia. Così questi dolci fatti da mia mamma scricchiolavano tra i denti di tutti gli invitati al matrimonio: fu una cosa tremenda».

La luna di miele all'Elba. Neanche il tempo di festeggiare le nozze, però, che subito per Garibaldo e Osmana riprende l'attività politica che contraddistinguerà la coppia fino al giorno d'oggi. «In effetti - dicono in coro - la nostra vita privata ha sempre coinciso con quella pubblica. Abbiamo sempre fatto tutto insieme: in fondo la lotta antifascista prima e l'amore per rimettere in piedi Livorno poi sono state le cose che ci hanno fatto conoscere e che ci hanno sempre appassionato».

I compagni di militanza, per il matrimonio forniscono a Garibaldo e Osmana lenzuola, asciugamani, tovaglie e altri beni di prima necessità. La Federazione del Partito comunista regala invece 3mila lire. Poi, per dirla con una battuta, organizza loro anche una luna di miele molto speciale: «Nel maggio del 1945 - spiega Garibaldo - fummo incaricati di andare all'Isola d'Elba per organizzare le nuove strutture del partito. Se a Livorno non c'era niente, all'Elba c'era ancora meno: così cominciammo a girare con un furgoncino per l'isola, creando le varie sezioni e animando la vita con la discussione politica».

Da lì in poi, le gesta che hanno fatto di Garibaldo e Osmana due personaggi di spicco della Resistenza livornese si tramandano di generazione in generazione. Ancora oggi i coniugi Benifei ricevono attestati e onorificenze per il loro impegno politico e contribuiscono a mantenere viva la memoria con le iniziative dell'Anppia. E lo fanno, ora come 70 anni fa, fianco a fianco. Insieme.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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