Il Tirreno

Livorno

In ginocchio sul ring Floriano “Rocky” «Mi vuoi sposare?»

di Alessandro Bientinesi
In ginocchio sul ring Floriano “Rocky” «Mi vuoi sposare?»

Il campione cecinese vince a New York e corona il suo sogno d’amore con Stefania

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CECINA. Credevano di averlo messo ko. Ci si può rialzare dalle sconfitte più dure, dai verdetti discutibili e da manager che ti tradiscono. Ma dall’accusa di doping, la più infamante per un pugile come lui, forse no. A 35 anni suonati per Floriano Pagliara la positività ad un diuretico poteva essere la fine della carriera. Un anno e mezzo dopo quell’accusa, e con una sospensione ancora sulle spalle in Italia, il pugile cecinese ha dimostrato di essere ancora vivo. E pulito.

Nella serata di giovedì, alla Webster Hall di New York, ha scaricato sul malcapitato Antwan Robertson, 28enne del Minnesota, la rabbia covata in questi mesi bui. Vincendo ognuna delle otto riprese e laureandosi campione Wbu. Con un finale da film: al termine del match, come un Rocky moderno, ha chiesto in un perfetto slang americano alla sua fidanzata Stefania di sposarlo. La risposta di lei, in italiano, è stato un bellissimo “sì”.

«Ci sposeremo, non abbiamo ancora deciso quando e dove, ma forse qui a New York il giorno di San Valentino – racconta Floriano alle 5 del mattino ora americana, ancora troppa adrenalina in corpo per chiudere occhio – l’ho già detto molte volte: il sostegno di Stefania, così come di tutti gli amici che mi sono rimasti vicini in questo periodo nero, mi ha permesso di risollevarmi e vincere questo titolo». Il terzo per il cecinese. Dopo il titolo del mediterraneo Ibf del 2011, quello italiano del 2013, la cintura Wbu è la prima conquistata negli States. «Forse è la più pesante di tutte. Ho scelto di scendere di categoria, dai pesi superpiuma ai piuma, per dimostrare una volta per tutte che io non ho mai avuto e mai avrò bisogno di assumere diuretici, di doparmi, per scendere di peso – spiega il campione cecinese – non mi è stata data fino in fondo la possibilità di difendermi, troppe cose accadute sono strane. L’unico modo, però, per far capire che ero pulito e che lo sono sempre stato era tornare ad allenarmi, a fare dei sacrifici. Solo con il sudore e l’impegno volevo vincere ancora».

Pagliara, il cui peso forma è vicino ai 63 chili, si è sottoposto per due mesi ad un ritmo di allenamento e dieta ferrea al limite del sovraumano. Il tutto per scendere nei pesi piuma, limite massimo della categoria 57,15 chili.

«Ho sofferto come un cane, uno stupro mentale. Gli ultimi giorni prima del match quasi senza bere o mangiare, una cosa tremenda – confessa Pagliara – se non ci fosse stata l’accusa di essermi dopato, forse, non avrei avuto tutta quella forza, derivata dalla rabbia, per sopportare certe privazioni. Ripensavo sempre a quello che non è più il mio motto, ma il mio modo di vivere. Io non vinco, io non perdo, io combatto. Non ho mai smesso di combattere, anche perché credo che ognuno di noi abbia un destino scritto. Il mio, forse, è quello di essere messo ogni volta di fronte a prove ed ostacoli sempre più difficili. E io, ogni volta, devo fare di tutto per superarli e diventare più forte di prima, sul ring e nella vita di tutti i giorni».

Una cintura che è un arcobaleno in mezzo alla tempesta, una cintura consegnata subito alla sua Stefania prima della proposta di matrimonio. «Il match non è stato molto spettacolare perché il mio avversario è sempre stato molto passivo per tutte le otto riprese – spiega Floriano – nel finale, però, il pubblico davvero numerosissimo è letteralmente esploso alla proposta di matrimonio fatta a Stefania. È stata una grossa emozione». Inutile dire che per Pagliara questa cintura non è un punto di arrivo. «Dove voglio arrivare adesso? Lo dirò solo quando avrò raggiunto il mio obiettivo, sicuramente il più lontano possibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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