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Livorno

Il tribunale: nel 2015 il Paradù non riaprirà

LIVORNO. Il Paradù, l’ex club Med, non riaprirà per la stagione 2015. A dare la notizia l’amministratore delegato della MeDonoratico Riccardo Mariotti. Il Tribunale del Riesame, che si è espresso nel...

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LIVORNO. Il Paradù, l’ex club Med, non riaprirà per la stagione 2015. A dare la notizia l’amministratore delegato della MeDonoratico Riccardo Mariotti. Il Tribunale del Riesame, che si è espresso nel pomeriggio di ieri, infatti, mantiene la struttura sotto sequestro per reati che riguardano difformità riscontrate all’interno dell’autorizzazione paesaggistica presentata dalla proprietà e per l’assenza di denuncia al genio civile di rischio sismico e idraulico. Decadono invece le ipotesi di reato relative a lottizzazione abusiva con realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e il capo d’accusa per cui «si realizzava opere in assenza di titolo abilitativo». «Il passo successivo è il ricorso in Cassazione – dice Mariotti, unico indagato – chiederemo anche l’incidente probatorio, ma adesso ci aspetta il fallimento. I tempi non sono dalla nostra parte, dovremo disdire tutte le prenotazioni per la prossima stagione e revocare la disponibilità della struttura verso il nuovo gestore. Un disastro insomma. Se tra tre mesi ci sarà l’assoluzione che pagherà i danni?»

Sono 24 le pagine del provvedimento stilato dai giudici Angelo Perrone, Carlo Cardi e Ottavio Mosti per un’indagine condotta dai pm Gianfranco Petralia e Fiorenza Marrara che ha portato il 3 dicembre, con la firma del giudice per le indagini preliminari Beatrice Dani, al sequestro preventivo del resort, nato sulle ceneri dell’ex Club Med, in località Pianetti a Marina di Castagneto Carducci. I reati erano appunto lottizzazione abusiva in area sottoposta a vincolo paesaggistico (con realizzazione di opere di urbanizzazione primaria come rete idrica, elettrica e fognaria e anche una rete viaria cementificata) e di un numero di unità prefabbricate, le “case mobili” (al momento 193 quelle già realizzate ma dovevano arrivare a 654) in assenza del prescritto titolo abilitativo. A indebolire ulteriormente la posizione della proprietà un’integrazione di 28 pagine prodotte dall’accusa il giorno prima dell’udienza, che illustrava nuove lacune nei documenti autorizzativi. Tra cui la mancanza di denuncia al genio civile dei manufatti (le fondazioni delle casette), e quindi la pericolosità strutturale.

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di Redazione web