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In 500 per le strade del centro a favore di People Care. Show in piazza di Marmugi per il lavoro

Lo striscione dei lavoratori People Care allo stadio (foto Pentafoto)
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Lo striscione dei lavoratori People Care allo stadio (foto Pentafoto)

Livorno, in via Ricasoli il corteo dei lavoratori che hanno sfilato con i figli. Tra loro anche Bacci e RaspantiI lavoratori. E allo stadio uno striscione ricorda che a maggio 450 persone perderanno il loro lavor al call center di Guasticce

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LIVORNO. “Abbiamo diritto al futuro!”. Firmato Rsu People Care Livorno. In quattro parole lo striscione che si fa strada nel centro della città in tardo pomeriggio, seguito da alcune centinaia di persone, racconta la speranza e insieme il dramma di 450 lavoratori, per la maggiorparte donne e giovani, che a maggio rischiano di perdere il lavoro. E col lavoro, il futuro.
Il corteo dei dipendenti di People Care, organizzato da Cgil, Cisl, Uil e Cobas, marcia da piazza Attias a piazza Cavour nell’ora dello shopping. E’ un modo per gridare alla città un messaggio: “Non ci arrendiamo”.
Non è un caso che in prima fila ci siano i bambini, seguiti dai loro genitori che il 31 maggio rischiano di perdere il posto di lavoro. Le storie si intrecciano, si assomigliano, ma sono ognuna diversa dall’altra. Racconta Stefania Falleni: «Mi sento presa in giro, il 30 maggio sarebbero 9 anni che lavoro nella struttura. Ci lavoriamo sia io che mio marito e col nostro stipendio manteniamo due figli, il compagno di mia figlia ed il nostro nipotino di appena 3 mesi. Ho imparato a lavorare per ogni servizio che ci è stato affidato in questi anni, perché credevo che più cose si sapessero fare e più facile sarebbe stato mantenere il lavoro; ahimè mi sbagliavo di grosso».
 

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In mezzo ai lavoratori ci sono anche volti noti della politica livornese, Andrea Raspanti e Marco Bruciati di Buongiorno Livorno, alcuni esponenti del Pd, tra cui il sindaco di Collesalvetti e segretario dei dem Lorenzo Bacci. «Mi sono unito al corteo per essere accanto ai lavoratori del call center che dopo tutti questi anni di serio e ligio lavoro non si meritano di essere mandati a casa. Hanno sempre cercato di mettersi nelle condizioni più collaborative nei confronti dell’azienda, quando quest’ultima ha passato i periodi più difficili, per garantire una continuità della qualità e dei profitti, da un lato a Seat e dall’altro a People Care. Ritengo, quindi, come sindaco e come membro del Pd che sia il minimo manifestare coi lavoratori. Dopo di che, essere al loro fianco nei tavoli che contano. Il prossimo passo sarà quello di puntare sul fatto che il ministero pretenda da Seat un’assunzione di responsabilità».

Impegnati da 10 anni nel call center, i lavoratori rifiutano l’idea di farsi chiudere la porta in faccia e gridano ad alta voce: “La storia non deve finire qui!”.

«Una manifestazione per far capire alla città la gravità della situazione – dice il segretario della Slc Cgil, Beppe Luongo - Siamo appesi al filo del tavolo presso il ministero dello sviluppo economico e purtroppo non ci nascondiamo che è un filo che rischia di spezzarsi. Livorno non può permettersi un tracollo ulteriore di occupazione perché la conseguenza è il dramma».
Oltre 500 persone affollano il centro. Ad un certo punto il corteo incontra quello dei nostalgici del Partito Comunista (ne parliamo in altra pagina di cronaca, ndr), di ritorno dall’ex teatro San Marco. I due gruppi si uniscono e formano un serpentone unico, che sfila per il centro in nome del lavoro. Un happy hour per il lavoro è il loro motto, su cui ironicamente scherza Luongo: “Ma per la fame di lavoro, non per fare l’aperitivo”.
I dipendenti del call center precedentemente erano andati allo stadio, dove avevano sfilato sotto le tribune con uno striscione che recitava “Da maggio 450 espulsi!!! 1240 892424 il lavoro resti a Livorno”. Dopo la manifestazione allo stadio, l’iniziativa dei lavoratori si è spostata in città, percorrendo la zona tra piazza Cavour e piazza Attias.

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