Gioco
Fronda Pd, Filippi a Demi «Non sei il mio assessore»
LIVORNO. «Riccardo Demi sicuramente non è il mio assessore, ma solo perché non vivo nel suo paese, ma altrettanto sicuramente prima di emettere giudizi trancianti su di lui cercherei il confronto...
LIVORNO. «Riccardo Demi sicuramente non è il mio assessore, ma solo perché non vivo nel suo paese, ma altrettanto sicuramente prima di emettere giudizi trancianti su di lui cercherei il confronto perché sono veramente convinto che questo non sia il momento adatto agli incendiari». Risponde così il senatore Marco Filippi (Pd) all’assessore renziano di Collesalvetti, Riccardo Demi, che due giorni fa ha scritto sulla sua pagina Facebook: «Marco Filippi non è il mio senatore».
A scatenare le polemiche dell’area reanziana del partito livornese è stato il no del senatore all’italicum voluto da Matteo Renzi (Filippi è infatti tra i 29 parlamentari Pd che hanno firmato l’ormai noto testo di dissenso).
«La situazione nei gruppi parlamentari per le vicende che si sono consumate – risponde a distanza Filippi – è giunta a un punto critico ed estremamente delicato. Si sono consumate scelte che hanno lacerato a doppia lama sia chi le ha assunte sia chi le ha subite, almeno le persone più sensibili che non riducono la politica solo a una conta o a una trasposizione reale del risiko. È il momento – avverte – in cui tutto può andare in frantumi o tutto può essere ricomposto risaldando una frattura che comunque c'è stata».
«È da questa consapevolezza – dice ai “suoi” il parlamentare livornese – che, se lo si vuole, si può ripartire senza un clima da separati in casa assolutamente impossibile da accettare. Perché il punto politico di tutta le questione è che la minoranza interna di un partito non può contare meno della maggioranza dell'avversario all'opposizione, che peraltro cambia posizione a poche ore dalla votazione e mentre si sta anche decidendo il futuro presidente della Repubblica».
La questione, sottolinea Filippi, «è complessa e delicata perché chiama in causa i modi e le procedure con cui si sta dentro un grande partito, di massa e radicato, plurale per sensibilità, culture politiche ed estrazioni sociali». Poi, aggiunge, «ci sono aspetti tecnici molto complessi legati ai sistemi elettorali che, con un cambio di sistema istituzionale in atto (perché di fatto la Camera diventerà l'organo centrale del sistema, la sola che esprime fiducia al governo e unica camera elettiva), assumono un valore fondante del sistema di democrazia che vogliamo».
«In questo contesto – torna a ripetere – ancor più che nel passato appena recente, vale la necessità di scelta dei cittadini per l'individuazione dei propri rappresentanti».
«Non è oltremodo accettabile – conclude – un parlamento in cui la prevalenza sia di nominati e non di eletti. E non bisogna pensare ai sistemi elettorali sulla base dei sondaggi attuali, soprattutto dopo che nel nostro Paese gli elettori si dimostrano sempre di meno e volubili. Insomma le questioni sono serie e delicate e per affrontarle servono i pompieri con una sincera disposizione all'ascolto anche delle ragioni dell'altro, ciò che un tempo si chiamava confronto politico. Per realizzarlo occorre reciproco rispetto, proprio ciò che in queste ore sembra mancare. Io opero per ripristinarlo».
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