Gioco
Ecco le nuove carte sui bidoni tossici
Il pubblico ministero ha depositato due note riassuntive E si allunga così l’udienza preliminare del processo bis
LIVORNO. Nuove carte sull'incidente che ha provocato il presunto disastro ambientale dell'Eurgocargo Venezia con la perdita al largo dell’isola di Gorgona, era la notte del 17 dicembre 2011, di 198 fusti tossici (71 dei quali mai recuperati). Le ha depositati ieri mattina durante la seconda puntata dell'udienza preliminare il pubblico ministero Luca Masini.
Si tratta di due note riassuntive che dovrebbero chiarire alcune circostanze tecniche che riguardano in particolare le procedure di imbarco dei fusti e il loro trasporto. In ogni caso gli avvocati dei tre indagati hanno chiesto al giudice Antonio Del Forno qualche giorno per leggere la documentazione.
Ecco perché è slittata almeno di altre due settimane la richiesta, già paventata, di essere giudicati con rito abbreviato, una mosssa che permetterà, anche in caso di condanna, di avere uno sconto di un terzo. Il pm, ad oggi, ha chiesto il rinvio a giudizio per il comandante della nave della compagnia Grimaldi, Pietro Colotto, 64 anni, considerato il principale responsabile dello scampato naufragio. Per Salvatore Morello, 48 anni, responsabile del magazzino della Isab srl, la società produttrice del rifiuto, e per Mario Saccà, 55, di Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese, quale spedizioniere della merce-rifiuto e legale rappresentante ed amministratore unico della società di Autotrasporti Fratelli Saccà.
Nella penultima udienza, gli avvocati dei tre indagati, avevavo a loro volta depositato un'ampia documentazione sulle relazioni trimestrali e poi annuali che Arpat ha fornito tra il 2012, 2013 e 2014 analizzando i risultati dei campionamenti effettuati sull’acqua, sui pesci e sui sedimenti nello specchio d’acqua nel quale si dovrebbero essere inabissati i 198 fusti tossici.
Risultati che se confermati anche nella relazione finale per il 2014, rischiano di far cadere buona parte dell’ipotesi accusatoria che viene contestata ai tre indagati dal pubblico ministero Luca Masini.
Spiega in parole povere uno degli avvocati difensori. «Se non c’è danno ambientale il reato si dovrà rivalutare anche perché la compagnia Grimaldi, in difesa dell’ambiente, ha seguito un intervento che nessuno aveva mai fatto prima, un aspetto di cui il giudice dovrà tenere conto».
Il prossimo appuntamento è per il 5 febbraio quando i legali presenteranno formalmente la richiesta di rito alternativo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
