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Livorno

l'intervista

Livorno mon amour: lascio la città migliore di come l’ho trovata

Lara Loreti
Il questore Marcello Cardona in visita al Tirreno (Repetti/Pentafoto)
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Il questore Marcello Cardona in visita al Tirreno (Repetti/Pentafoto)

Il questore Marcello Cardona in partenza per Catania dopo due anni e mezzo: «Niente di questo posto sparirà mai dal mio cuore»

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LIVORNO. Gli occhi lucidi, il tono perentorio lascia spazio a una scia di dolcezza e le parole sgorgano come cascate di emozioni quando dice: "Livorno non sparirà mai dalla mia mente". Il questore Marcello Cardona si prepara a lasciare la città dopo due anni e mezzo alla guida del team di via Fiume e viale Boccaccio. Andrà a guidare la questura di Catania, incarico per cui è stato promosso dirigente generale. E Cardona in questo ha messo un record: è la prima volta infatti che dalla questura della nostra città emerge una promozione di questo tipo, che rappresenta il grado più alto della carriera nella pubblica amministrazione. Merito del lavoro che Cardona ha fatto a Livorno e del riconoscimento che il capo della polizia ha voluto conferirgli. E' lui stesso a parlare di questo e molto altro al Tirreno in una intervista esclusiva.
Quali sono le emozioni che le suscita questa partenza?
«La mia promozione è un segnale che l'amministrazione dà non solo a me ma alla città. Sono grato al prefetto Alessandro Pansa per questo. Catania è una città metropolitana, con una storia molto particolare, dove ci sarà un gran lavoro da fare. Mi dispiace profondamente lasciare Livorno, la città, il personale meraviglioso che ho trovato, l'ambiente in generale, ma mi piace farlo con la consapevolezza di lasciare delle certezze. I primi tempi sono stati i più duri: il punto è che quando sono arrivato il mio personale e la città vivevano in un certo modo, per effetto della crisi istituzionale che c'è stata nella seconda metà degli anni Duemila le cui conseguenze viviamo oggi nell'azione di Governo della spending review. In questo la polizia ha dovuto cambiare pelle per far fronte alle nuove esigenze. Io ho dovuto prendere decisioni forti: c'era bisogno di un mutamento: più gente fuori, cambio di funzionari, più volanti sul territorio. Il cambio di mentalità c'è stato, e oggi ogni divergenza sia interna con i sindacati è stata appianata, e il risultato è stato più che soddisfacente. Vado via sereno perché lascio un gruppo solido, che ha fatto grandi sacrifici, e una questura che funziona molto bene. E il bel rapporto che si è creato è evidente dal saluto commosso che s'è stato col personale, in primis con la portavoce della questura Angela Amato, che grazie alle sue qualità professionali e umane ha fatto un ottimo lavoro».

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In questo momento storico l'allerta è massima, per il rischio terroristico. Qual è la situazione nella nostra città?
«E' vero, ma possiamo vantarci di essere la prima questura ad aver chiesto il mediatore culturale in porto per accogliere gli stranieri, soprattutto chi viene dai Paesi considerati più a rischio. Una mossa tattica che parte dalla riflessione sulla forte parcellizzazione dell'Isis. Nella nostra frontiere ci sono tante persone che arrivano dal nord Africa e la presenza di un esperto è una risorsa importante».
In questi due anni si è trovato a gestire situazioni difficili dal punto di vista dell'ordine pubblico legato alle manifestazioni del mondo del lavoro?
«In questo periodo è davvero successo di tutto, dalla crisi della Trw, alla Lucchini fino alla Cooplat così via. Situazioni difficili, dove centinaia di operai da un giorno all'altro si sono ritrovati senza lavoro. La riflessione che faccio con grande sollievo è che nonostante la grande tensione che si è creata, non c'è stato nessun incidente. Merito del grande senso di responsabilità dei cittadini, ma anche della professionalità del personale della polizia, della Digos in particolare, e della mediazione sapiente della prefetta».
Fa eccezione l'assalto alla prefettura…
«Ero insediato da 5 mesi, quell’episodio va collocato nel momento iniziale di caos che ho trovato in città: spesso le manifestazioni si svolgevano senza permesso... L’evento nello specifico si inserisce in un momento di grande conflitto fra centri sociali e Pd. Gli antagonisti volevano andare al dibattito di Bersani alla stazione marittima e dire la loro. Ma quando il Pd dice “Noi non accettiamo questo tipo di intervento, noi come polizia non possiamo dire “Ok, andate e disturbate come vi pare...”. L’atteggiamento del “noi facciamo come ci pare” non va bene. Come non va bene la situazione che s’è creata intorno alla caserma occupata, una situazione che va risolta. Sì allo spazio ai giovani e a chi ha bisogno, ma con le regole. Noi abbiamo chiesto lo sgombero giudiziario della caserma perché è intollerabile che ci sia uno stabile di quel tipo occupato. Qui si parla di socialità, ma sfugge che ci sono anche tante altre associazioni che aiutano i bisognosi, legate anche alle comunità cristiane, che fanno del bene ma nelle regole. Penso alla Caritas, al gruppo di Coteto di don Luciano: gente che aiuta il prossimo silenziosamente. A questo proposito, approfitto per ringraziare il vescovo per il suo operato».

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Un altro appuntamento non facile è stato quello domenicale allo stadio.
«A questo proposito voglio ringraziare la tifoseria livornese che ha dimostrato grandissima maturità. Soprattutto l'anno scorso, quando eravamo in serie A, a Livorno abbiamo ospitato tutte le squadre più importanti di Italia. E fatta eccezione per qualche effervescenza con il Verona, tutte le partite sono state serene e godibili».
Non sono mancati i daspo, anche esemplari.
«E' vero, soprattutto all'inizio del mio mandato ho dovuto fare dei daspo importanti, ma sono stati fondamentali per dare un esempio che certe cose allo stadio non si fanno».
Uno dei suoi cavalli di battaglia è stata la lotta ai locali non regolari.
«C’era bisogno di un po’ di chiarezza e di ordine perché ci sono state anche liti gravi, come la rissa contro i parà: non si parla di bottigliate o volume alto, ma di situazioni in cui era necessario intervenire. Il confronto con i gestori è sempre stato al top, sotto Natale abbiamo anche ridotto la sospensione della licenza a un titolare che lo ha chiesto, dopo aver collaborato al massimo».
Cosa porterà con sé di Livorno?
«Tante emozioni: la gente, la corsa sul lungomare, il personale. E una su tutte: quella che solo il quadro della Madonna di Montenero sa trasmettere. Chiedo scusa ai livornesi se ho fatto qualcosa che non hanno gradito, ringrazio tutti, in primis magistrati e la prefetta. E auguro al mio successore di fare meglio di me».
 

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di Redazione web