Il Tirreno

Livorno

Truffa immobiliare a Ghiaccioni, in 8 a processo: «Ora dateci le case»

di Federico Lazzotti
Truffa immobiliare a Ghiaccioni, in 8 a processo: «Ora dateci le case»

Livorno, dopo cinque udienze il giudice ha disposto il rinvio a giudizio per gli indagati, tra loro anche due dirigenti di banca. Gli avvocati: forte condizionamento ambientale

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LIVORNO. Le 11,30 sono passate da pochi minuti quando dall’aula al primo piano del Tribunale esce una delle vittime finite nella rete della presunta maxi truffa immobiliare dei Ghiaccioni, località alle porte di Collesalvetti. «Il giudice - racconta alla signora rimasta fuori ad aspettare assieme alla figlia piccola che non è potuta entrare - ha fissato l’udienza al 4 giugno». C’è un attimo di silenzio. Poi aggiunge sorridendo: «Vanno tutti a processo e per tutti i capi d’imputazione».

Sono serviti quasi due anni di indagini e un’udienza preliminare divisa in cinque manche, record da inserire nel guinness dei primati nell’universo processuale, perché il giudice Gioacchino Trovato decidesse, senza un minuto di camera di consiglio, il destino degli otto indagati per il raggiro da quasi tre milioni di euro a cui avrebbero fatto da contorno estorsioni, ricettazione e riciclaggio.

Un buco nero dentro al quale - è la tesi dell’accusa - sono stati intrappolati una ventina di acquirenti, ora parti offese nel procedimento, rimasti senza i soldi investiti e soprattutto senza la casa che avevano in buona parte pagato. Racconta Marco Nocchi, portavoce del Comitato, espulso all'ultima udienza dopo un battibecco in aula: «Adesso che questo passo è stato fatto, speriamo che chi di dovere ci aiuti a trovare gli strumenti per finire le case e andarci finalmente a vivere».

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Le accuse. L’appuntamento per la prima udienza del dibattimento è fissato per il 4 giugno alle 9. In quella sede gli otto imputati - come ripetono i loro avvocati - «potranno dimostrare la loro innocenza». Del reato di truffa aggravata in concorso dovranno rispondere Attilio Petrillo, 50 anni, in qualità di agente immobiliare della Edil Centro con mandato a vendere in esclusiva per conto della società Carolina srl gli immobili nella zona di Ghiaccioni, nonché amministratore di fatto della srl e artefice ed esecutore materiale del progetto delittuoso; Nicola Pagliuca, 56, procuratore della speciale delal Carolina e destinatario insieme a Petrillo degli assegni emessi dagli acquirenti; Letizia Luci, 55, amministratore unico della Carolina srl; Giuliano Biancani, 77, titolare della Orlando costruzioni srl, che ha fattivamente eseguito i lavori, nonché - secondo la Procura - ideatore dell’operazione truffaldina; Daniele Lotti, 64, architetto e direttore del cantiere e con Biancani mente del raggiro; e Gabriele Bracci, 44, quale direttore all’epoca dei fatti dell’Agenzia 1 di Livorno della Cassa di Risparmio di San Miniato. Secondo il pubblico ministero Luca Masini avrebbe predisposto i contratti preliminari di compravendita privi di una puntuale e dettagliata indicazione, in tutte le voci di spese riguardo ai servizi essenziali delle case e omettendo appositamente di fare la trascrizione nei registri immobiliari dell’Agenzia del Territorio. E inoltre: mostrando agli acquirenti false fotografie di cantieri edili diversi da quelli da quelli relativi agli immobili che erano al centro del preliminare di vendita per convincerli a versare le somme pretese indicate come necessarie all’opera.

È dall’accusa estorsione, invece, che dovranno difendersi in concorso lo stesso Attilio Petrillo e Susanna Audiberti, 55 anni, vice direttrice dell’agenzia della Cassa di Risparmio di San Miniato che si è accupata di erogare le linee di credito alla Carolina srl. Per la Procura i due, per mettere in atto la truffa, attraverso le minacce avrebbero prospettato ad alcuni degli acquirenti il rischio di perdere tutti gli anticipi se non avessero firmato, come poi hanno fatto, una nuova fideiussione.

L’ultima degli otto imputati è Simona Cerrai, 46 anni, compagna di Petrillo, accusata di ricettazione per aver impiegato i soldi di provenienza illecita dell’affare immobiliare per aprire un negozio di ottica senza, tra l’altro, averne neppure il titolo. E di riciclaggio per aver comprato e ristrutturato tre appartamenti, sempre con soldi illeciti. Luci, Petrillo e Pagliuca, dovranno rispondere anche di bancarotta fraudolenta nell’ambito del crac della Carolina immobiliare.

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Le difese.Il primo avvocato ad uscire dall’aula dopo il rinvio a giudizio è Anna Francini, che rappresenta l’ex direttore di banca Bracci. «Nel processo - spiega laconica mentre intorno a lei i presunti truffati esultano - ci sarà da divertirsi...». Più nello specifico entra il suo collega Marco Talini, che invece rappresenta Petrillo e la compagna. «Il giudice - fa notare - come ha ammesso in udienza, aveva già deciso prima delle ultime repliche da parte del pubblico ministero il rinvio a giudizio. Credo che in questo caso il gup abbia trasferito la vicenda al dibattimento senza analizzare le varie posizioni, a cominciare da quella della Cerraia per la quale doveva essere disposto il non luogo a procedere. In ogni caso - conclude - come ho sempre sostenuto questa vicenda doveva essere discussa a livello civilistico. Ma è altrettanto vero che intorno a questa inchiesta c’è stato un forte condizionamento ambientale».

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