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«Noi condanniamo gli attentati», parla l'imam di Santa Croce
Abou Zakaria rilancia l’offerta di dialogo: «L’Islam non ha niente a che fare con quanto successo in Francia»
SANTA CROCE SULL’ARNO. Abou Zakaria ha 43 anni, da 15 è imam della comunità islamica di Santa Croce sull’Arno. Lavora in proprio, è da 23 anni in Italia ma non ha la cittadinanza del nostro Paese. «Ci tengo a quella marocchina. Mia moglie è italiana, i miei figli anche. Non credo che ci siano problemi».
La comunità islamica di Santa Croce è molto numerosa, molti lavorano nelle concerie. Non tutti sono arabi. Ci sono senegalesi, indiani, pakistani.
«L’Islam non ha niente a che fare con quanto successo in Francia ed in generale delle violenze nel mondo» tiene a precisare l’imam che insiste su alcuni concetti. «Noi siamo qui, in un Paese che consideriamo nostro e che vogliamo far prosperare. Chiediamo ai nostri fedeli che rispettino le regole di questo Paese. Tutto qui».
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Signor Zakaria ma uno scrittore arabo ha scritto, tempo fa peraltro: noi tutti i musulmani sono terroristi. Ma tutti i terroristi, purtroppo, sono musulmani. Che ne pensa?
«È solo una battuta, contro i musulmani. È sicuro che l’abbia scritta uno scrittore arabo? Io credo che non sia giusto considerare solo i musulmani terroristi. Credo che il bene ed il male sia dappertutto».
Ma in giro non si vedono terroristi occidentali. Chi ha ucciso a Parigi, giornalisti ed ebrei, erano arabi e musulmani.
«Io credo che questo può accadere per mancanza di dialogo. Lei ad esempio non credo abbia mai letto il Corano. Oppure nessuno viene alle nostre preghiere del venerdì. Che sono in parte in lingua araba ed una parte in italiano. Quindi tutti possono capire quello che diciamo. Noi denunciamo la violenza. Poi, ripeto, c’è un problema di scarso dialogo fra italiani ed immigrati. Ci sono questioni politiche, ma soprattutto mi chiedo se veramente l’Italia può immaginare di tornare a 30 o 40 anni fa».
Siamo d’accordo che il dialogo è difficile, ma non è solo un problema religioso. Io che sono laico, se vedo un prete aggirarsi fra i barboni di una stazione, ho rispetto di lui. Non vedo imam fra i derelitti.
«Anch’io frequento treni e stazioni – risponde Zakaria – ma non vedo tanti preti. Noto invece che a Santa Maria Novella non esiste un luogo, definiamola una piccola moschea, dove noi possiamo pregare. Vede, noi collaboriamo. Con le autorità civili, con la stessa polizia. C’è un dialogo continuo, ma questo non c’è con la società. Manca ancora».
Insisto. Se io vado di notte nella pineta o alla stazione di Viareggio, vedo solo marocchini, giovani ed in parte spacciatori. Non vedo, neppure lì, gli imam.
«Se si parla di droga – risponde Zakaria, che non si sottrae certo al contraddittorio – non credo che gli italiani siano da meno dei giovani marocchini. Credo che i comportamenti contro la legge riguardino tutti e non siano appannaggio di questo o quel gruppo etnico. Il male ed il bene non stanno solo da una parte. Anche quando si parla di terrorismo. Che noi condanniamo. Perché vogliamo che la società italiana cresca, per il bene di tutti. Per questo, lo ripeto, serve il dialogo».
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