Il Tirreno

Livorno

legge elettorale

Marco Filippi nella fronda anti Renzi

Il senatore livornese tra i 29 “ribelli” del Pd che hanno detto no all’Italicum

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LIVORNO. C’è anche Marco Filippi nella minoranza Pd che ha provato a suggellare il proprio dissenso mettendo nero su bianco in un documento le ragioni del no all'Italicum voluto da Matteo Renzi.

Ventinove firme in calce al testo, che a sorpresa, è stato presentato ieri durante l'Assemblea del gruppo al Senato in vista dell'avvio delle votazioni in aula sulla legge elettorale. Tra queste anche la firma del senatore livornese.

Dopo aver presentato il documento, i dissidenti - cuperliani (come Filippi) e bersaniani - hanno scelto di non partecipare al voto preteso dal premier, che finisce con 71 sì su un totale di 90 e una sola astensione.

Marco Filippi non aveva mai negato le sue perplessità sulla legge. Appena una settimana, nel suo intervento a palazzo Madama, aveva evidenziato «la preferenza a sistemi che avvicinino maggiormente i rappresentati del popolo al popolo stesso, con piccoli collegi innanzi tutto, auspicalmente uninominali o comunque con un sistema di preferenze che favorisca davvero la scelta del candidato da parte dell'elettore e che preveda l'elezione in percentuale davvero minoritaria di candidati bloccati».

«Anche se non abbiamo difficoltà a comprendere le legittime ragioni di selezione di una classe dirigente funzionale alla linea del partito è anche altrettanto evidente che in questi anni l'utilizzo che ne è stato fatto non è stato sempre così nobile, alimentando così un'ulteriore distanza e diffidenza nell'elettorato che a queste scelte è sempre più giustamente attento - ha tuonato Filippi -. Per questo ritengo che il principio dei capilista bloccati e il sistema delle pluricandidature siano aspetti assolutamente da rivedere e da dosare, anche per il fatto che danno luogo, con la rinuncia all'elezione di un collegio piuttosto che ad un altro, ad un sistema di elezione surrettizio non controllabile e soprattutto non esercitato dall'elettore».

L'obiettivo dei dissidenti è quello di mantenere una linea unitaria anche nelle prossime ore, in modo da riuscire a sancire l'esistenza di una vera e propria area del dissenso, è però chiaro che la partita dell'Italicum si intreccia con quella del Quirinale e il colloquio Renzi-Bersani sarà decisivo per la compattezza del fronte. (g.co.)

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