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La Toscana salva il Memoriale italiano di Auschwitz
Considerato un'opera d'arte (vi contribuirono anche Prtimo Levi, Luigi Nono e Mario Pupino Samonà) fu chiuso unilateralmentenel 2011 dalla direzione del museo del campo di sterminio. Sarà smontato e ricostruito a Firenze
OSWIECIM (POLONIA) La tradizionale cerimonia di suffragio al muro della morte del campo di Auschwitz 1, celebrata come ogni anno in occasione del viaggio del Treno della memoria che ha portato in questi giorni in Polonia circa 600 studenti toscani, è stata l’occasione per l’annuncio ufficiale del trasferimento del memoriale italiano del Block 21 in Toscana, a Firenze, in piazza Gino Bartali nel quartiere di Gavinana, nelle sede (aperta nel 2009, attualmente chiusa dal maggio 2012) dell’Ex3, un centro per l’arte contemporanea mai decollato pienamente. Ad Auschwitz il Memoriale, da due anni, non si può più vedere e l’arrivo a Firenze è frutto di un’operazione condotta congiuntamente dalla Regione Toscana e dal Comune di Firenze dopo l’appello fatto un anno fa al presidente Enrico Rossi dall’Associazione nazionale dei deportati nei campi nazisti “Gianfranco Maris” che è proprietaria dell’opera. Chiuso nel 2011 unilateralmente dalla direzione del museo del campo di stermino, che non lo riteneva più conforme alle rinnovate linee didattiche dello spazio di documentazione, il progetto del Memoriale è stato realizzato a partire nel 1971 su richiesta dell’Aned (l’associazione degli ex deportati) nel nome di tutte le vittime italiane dell’Olocausto.
Fu pensato come un “monumento” che sintetizzasse i concetti di storia, quella della Shoah, e di arte, e fu lo studio Bbpr di Milano (architetti Banfi, Belgioioso, Peressutti e Rogers), nel 1975, a presentare il primo progetto. Ma a causa della difficoltà a trovare i soldi per la sua realizzazione, il progettò andò a compimento solo cinque anni più tardi. L’inaugurazione avvenne il 13 aprile del 1980.
Il Memoriale è simile ad un tunnel dalle pareti decorate. Un tunnel che sembra essere avvolto da una spirale, che nel suo far intravvedere la luce, dà ancora spazio a una flebile speranza, quella del deportato che sa di essere quasi sicuramente condannato alla morte, ma continua a sperare nella possibilità di sopravvivere. Primo Levi, scrittore, deportato ad Auschwitz, nel suo scritto per il Memoriale espresse l’idea di una installazione che informasse, sì, ma che avesse ancora di più una valenza artistica. Il compositore Luigi Nono regalò il brano “Ricorda che cosa ti hanno fatto ad Auschwitz” mentre la spirale dle tunnel fu dipinta da Pupino Mario Samonà. Dalla fine degli anni Ottanta alcuni padiglioni del campo di sterminio sono stati ristrutturati e rinnovati nei contenuti, legati ai nuovi studi sulla tragedia delle deportazioni. Interventi di questo genere sono stati fatti, ad esempio, da Francia, Olanda, Ungheria e Belgio, e l’Italia ha anche approvato un finanziamento (meno di un milione) per un intervento di recupero del Memoriale (nel 2008 lavorarono alla ripulitura alcuni studenti dell’Accademia di Brera) considerato da alcuni studiosi troppo legato ai concetti di antifascismo osservati in un contesto storico superato. L’Aned ha sempre difeso il Memoriale perché un’opera d’arte parla - è stato detto - un linguaggio universale.
Ieri, in via eccezionale per la presenza dei partecipanti al Treno della memoria, il Block 21 è stato riaperto. In tempi brevi il tunnel sarà smontato a cura dei tecnici dell’Istituto centrale per il resturo e dell’Opificio delle pietre dure e trasferito nella nuova sede di Firenze. Intanto proprio ieri nel capoluogo toscano si è aperta la mostra “1938-1945. La eprsercuzione degli ebrei in Italia. Documenti per una storia” che il ministero dell’Interno e la Prefettura hanno organizzato per onorare il giorno della memoria, il 27 gennaio, settant’anni dopo la liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa. La mostra (itinerante in varie città) resterà aperta fino all’8 febbraio nei sotterranei della Basilica di Santa Croce.
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