Il Tirreno

Livorno

il porto al bivio

Tremano i 60 lavoratori dell’Alp. E rischia il monopolio dei Neri

di Giulio Corsi
Tremano i 60 lavoratori dell’Alp. E rischia il monopolio dei Neri

Livorno, dal ministero dello Sviluppo Economico una bozza di legge che in due pagine rivoluziona il porto. liberalizzando ormeggi, rimorchiatori e piloti e abrogando gli articoli 17 e il numero chiuso dei 16. La Cgil: «Pronti alla mobilitazione. Così si abbatte valore del lavoro e sicurezza». Rifondazione tira in ballo Filippi e Nogarin e attacca gli industriali: «Questa è deregulation»

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LIVORNO. Mentre i porti italiani continuano ad aspettare col naso all’insù la tanto annunciata (e altrettanto rimandata) riforma della legge 84/94, un colpo di mannaia al mondo delle banchine arriva dal ministero dello sviluppo economico. Che entra in tackle sul lavoro dei quindici saggi che con la lima stanno tentando di ridisegnare la “84” e fa trapelare una bozza di ddl sulla concorrenza che in una paginetta e mezzo, parte della 19 e tutta la 20, riesce a rivoluzionare la portualità italiana e potrebbe vanificare l’operazione in corso (da più di un anno) al ministero dei trasporti. E’ in pratica la filosofia del Jobs Act e della liberalizzazione che s’infila nel mondo dei porti, stravolgendoli, in una curiosa (e quantomeno sospetta) sovrapposizione tra ministeri.

«Un’entrata a gamba tesa, le uniche conseguenze certe saranno abbattimenti occupazionali, abbattimenti del valore del lavoro e applicazioni contrattuali al ribasso», si ribella la Filt Cgil di Livorno.

«Un ritorno al passato remoto, in linea con le proposte nazionali di Confindustria e con alcuni armatori italiani, veri Mujaheddin della deregolamentazione totale nei porti», commenta il circolo Porto di Rifondazione Comunista.

Sia il sindacato che il partito annunciano mobilitazioni immediate dei lavoratori del porto. Ma non è difficile capire, leggendo la bozza del ddl, che non saranno (o non sarebbero) solo i lavoratori a incrociare le braccia. E che un disegno di legge come questo sarà in grado - se non sarà modificato - di riunire per una volta tutte le anime delle banchine (a parte chiaramente le compagnie di navigazione) e compattare un fronte da sempre segmentato da interessi diversi anche se non sempre divergenti.

Tanto per entrare nei dettagli: a Livorno sparirebbero da un giorno all’altro tutti i lavoratori dell’Alp, che appena un mese fa, dopo mesi di incertezze, avevano tirato un sospiro di sollievo grazie alla nascita di una compagine societaria più forte, sotto la guida temporanea della Port Authority. 60 portuali a chiamata, che non avrebbero più motivo di esistere, poiché il ddl prevede l’abrogazione d’emblée della loro categoria prevista dall’articolo 17 della legge 84/94.

Il disegno di legge, o meglio la bozza di disegno di legge, dà anche dei tempi della cancellazione: 31 dicembre 2015, cioé dopodomani.

Che ne sarà di loro? Un mistero. E se a Livorno si tratta di 60 posti, cosa accadrà in un porto come Genova, dove gli articoli 17 sono un migliaio?

Nel testo non solo si vorrebbe abolire l'articolo 17, «ma con un'altra serie di abolizioni fra cui il comma 7 dell'articolo 16 (quello che dà all’Autorità Portuale il potere di determinare il numero massimo di autorizzazioni che possono essere rilasciate, ndr), si vorrebbe togliere il numero chiuso degli articoli 16 - fa notare Rifondazione Comunista - permettendo così di far operare in quantità industriale personale raccogliticcio, camuffando la mera prestazione di manodopera da servizio».

«Così si decreta l'apertura alla totale liberalizzazione del mercato del lavoro portuale, aprendo definitivamente la strada alla concorrenza giocata sulla pelle dei lavoratori», è la lettura della Cgil.

Ma non finisce qui. Perché la mannaia del ministero dello sviluppo economico si abbatte anche sulle imprese. Il titolo dell’articolo a pagina 20 “Servizi tecnico-nautici” è il prologo ad un testo che annuncia l'apertura del mercato anche ai settori dell’ormeggio, del rimorchio e dei piloti, che oggi godono di un particolare regime di protezione da parte della 84/94. Tema non nuovo, che negli ultimi due anni è finito più volte sotto la lente dell’Antitrust e che nella primavera 2014 è stato anche anticipato da una clamorosa sentenza del Tar di Catania contro il monopolio dei rimorchiatori. Ma che mai era stato scritto così: “L’Autorità Portuale individua una delle seguenti modalità di svolgimento dei servizi: a) regime di libera iniziative; b) affidamento in esclusiva mediante procedura di evidenza pubblica previa definizione degli eventuali obblighi di servizio pubblico”.

Il testo - qualora diventasse legge - creerebbe uno scossone mai visto sulle nostre banchine, dove tra l’altro le tariffe praticate per i servizi nautici sono state di recente contestate pubblicamente dal management del colosso israeliano Zim, con Saar Dotan, numero uno in Europa di Zim, che davanti ai vertici del porto parlò chiaramente di “high cost service problems”.

«Ma anche in questo caso l’apertura al mercato - è la tesi della Filt Cgil - non tiene in nessuna considerazione la indispensabile necessità di garantire la sicurezza dei porti e della navigazione. Sarebbe importante non dimenticare le tragedie che abbiamo vissuto anche nel recente passato».

Per quanto riguarda i terminalisti invece si prevede che le singole imprese concessionarie ex articolo 18, potranno avere più concessioni anche per lo stesso segmento di attività. Per fare un esempio: con la nuova legge la Tdt potrebbe lavorare i contenitori sia in Darsena Toscana (come adesso) che all’Alto Fondale.

Durissima, come si è visto, la Cgil, che anche a livello nazionale si è già mobilitata. «La Filt-Cgil porrà in essere tutte le azioni di contrasto all’abbattimento dei diritti e precarizzazione del lavoro che sono inaccettabili per i lavoratori e inutili per la ripresa occupazionale».

Rifondazione chiede invece lumi al senatore livornese Marco Filippi (Pd), membro della commissione trasporti. «Deve spiegare alla città e ai lavoratori del porto se è d'accordo con questa impostazione e non sarebbe male se fra le tante audizioni tenute in consiglio comunale si ascoltasse anche lui. Auspichiamo che si faccia sentire anche la voce del sindaco Nogarin, come presidente di Anci porto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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