Gioco
Allegri fa il pieno di gol, ma non di social
Livorno. L'allenatore della Juventus testimonial della polizia postale nell'iniziativa "Vita da social" contro i rischi della rete per i giovani: "Anche io li uso, ma con moderazione". Sulla Juve: "Siamo primi, ma dobbiamo continuare a vincere"
LIVORNO. Andare in rete, per uno come Allegri, è fin troppo facile. Specialmente poche ore dopo averne rifilate quattro al Verona, di reti. Ma per chi è abituato a segnare, la sfida di mettere in guardia i ragazzi sui rischi del web, e in particolare dei social network, è molto stimolante. Vincere e convincere. E portare a casa il risultato, da campioni. Proprio come con la sua Juventus. Ed ecco allora Massimiliano Allegri, 47 anni, livornese di nascita, torinese di adozione, scendere il campo, e questa volta non in panchina, ma da vero protagonista. Il gol sta nel far capire ai ragazzini che il rapporto con i social network deve essere misurato e accorto. No agli abusi, sì a un uso consapevole degli strumenti. E sì anche a denunciare situazioni sospette alla polizia postale, che è la Juventus della situazione quando si tratta di indagare su pirati, hacker e molestatori on line.
Massimiliano Allegri domenica notte era a Torino, a rispondere alle domande dei giornalisti sul poker rifilato al Verona e sul titolo di Juve campione di inverno. Lui che a Torino sta battendo tutti i record. Ma ieri mattina presto, era già attivo in città. Ha accompagnato suo figlio a scuola e poi è volato in piazza Benamozegh in versione testimonial della polizia postale livornese, per l’iniziativa Vita da social.
Accanto a lui, il comandante della sezione livornese della polposta, l’ispettore capo Massimo Montuori. Obiettivo: mandare un messaggio forte ai giovani, ma anche ai bambini sui rischi della rete. Gli insegnamenti della polizia postale, infatti, sono rivolti anche ai ragazzini delle quinte elementari, la maggior parte dei quali è già munita di smartphone, con collegamento fisso a internet.
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Lei è appena arrivato da Torino, ma ci teneva particolarmente ad essere qui oggi. Per quale motivo?
«Quando ero ragazzino, ormai purtroppo tanto tempo fa, con gli amici ci mandavamo a quel paese direttamente di persona. Ora è cambiato tutto, ora c’è internet, e ci sono i social network, strumento fantastico, che uso anche io, ma che possono essere molto pericolosi. Un social ti permette di offendere, di nasconderti, di non rivelare la tua identità… E questa non è una bella cosa. Io ne so qualcosa: basta che perda una semplice partita, e vengo insultato in tutti i modi su twitter. È una cosa incredibile... È come se ti scrivessero una scritta offensiva sotto casa, con la differenza però che per coprire un insulto sul muro basta un po’ di vernice, invece su internet non si cancella nulla, resta tutto per sempre... E per la vittima può non essere facile superare una situazione del genere. Mi metto nei panni di un ragazzo che subisce molestie in rete sui social: può avere ripercussioni e subire un danno psicologico forte a causa di una situazione del genere. È per questo che oggi partecipo con convinzione a questa iniziativa nella mia città».
Qual è il suo messaggio ai ragazzi per aiutarli a combattere i rischi del web?
«I giovani devono stare molto attenti perché purtroppo in rete accade di tutto, se ne sentono dire di tutti i colori, e basta leggere i giornali per rendersene conto: i ragazzini navigano con entusiasmo, hanno a disposizione il collegamento a internet per tutto il giorno. Ma specialmente nelle chat, non sanno dall’altra parte chi trovano: c’è gente che si nasconde dentro la rete e che usa i social in cattiva fede per molestare, ingannare, insultare, usando foto spesso non reali, solo per adescare adolescenti. La polizia postale aiuta molto, il suo ruolo è fondamentale in queste situazioni, e credo che debba essere intransigente nel punire gli abusi. Dire ai giovani di non andare sui sociali e sulle chat private è praticamente impossibile, ma nello stesso il messaggio importante che deve passare, a mio avviso, è che il confronto umano, faccia a faccia, è sempre il migliore perché aiuta a crescere. Invece laddove c’è un pc spesso ci può essere un muro».
Lei è un testimonial perfetto per la polizia postale perché lei stesso sposa la causa, usando poco i social. È davvero così? Qual è il suo rapporto con facebook e twitter?
«È vero. I social li uso nel limite del possibile, soprattutto utilizzo twitter, però solo al livello professionale. Ma è un’arma a doppio taglio perché accade spesso che la gente poi lo sfrutti per insultarmi, magari solo per una scelta in campo non condivisa. Mi rendo conto che twitter, come facebook, siano strumenti utili nella vita quotidiana, siamo nel 2015, ma come tutte le cose, vanno usati con equilibrio e moderazione. E soprattutto con consapevolezza. Se si finisce nella “rete” sbagliata si può rischiare di restare traumatizzati a vita».
Allegri, ormai da mesi lei è stato adottato da Torino, ma Livorno è sempre nel suo cuore...
«È la mia città, ci sono nato: qui ho la mia famiglia, mio figlio, le mie radici e i miei amici: l’ambiente ideale per trascorrere ore piacevoli. Dopo settimane o un mese di lavoro, sento il bisogno di tornare qui, ed è qui che mi godo il vero relax. Torino è molto diversa, è una città bellissima, piena di storia e di cultura, di sicuro più fredda dal punto di vista climatico rispetto a un posto di mare come Livorno. Ma anche Torino ha i suoi pregi, si vive molto bene, con tranquillità».
E poi, che soddisfazioni a Torino, con la Juve sempre più in fuga… Anche se un pizzico di prudenza e scaramanzia non guasta.
«Al momento siamo in testa al campionato, ma bisogna cercare di rimanerci fino alla fine e quindi di vincere, partita dopo partita. Quello è l’obiettivo finale, ed è ciò che veramente conta nel calcio».
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