Il Tirreno

Livorno

Ottocento articoli e cinquecento vignette...

Tre anni insieme alla Tracina: la satira è viva!

di Claudio Marmugi
Tre anni insieme alla Tracina: la satira è viva!

Il nostro settimanale festeggia il compleanno: il primo numero uscì il 14 gennaio del 2012. Da allora 800 articoli e 500 vignette

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Tre anni, dé. 158 numeri. E così, di colpo, siamo vì a festeggià ir terzo compleanno de “La Tracina” (il primo numero è uscito ir 14 gennaio 2012), in un anno, ir 2015, che – a volé usà un eufemismo – ‘un è ‘niziato ner miglior modo possibile per chi fa ir nostro mestiere: la satira (vesta sconosciuta). Certo, non si pòle paragonà ir nostro ‘nserto a “Charlie Hebdo”, però la missione de’ vignettisti e degli autori comico-satirici, checché se ne dica, è ‘n po’ la solita ‘n tutto ir mondo: bacchettà ir Potere, le convenzioni, la società, le mode effimere (la stupidità umana che è ‘n tutti noi?) e spesso anche denuncià, torti e martorti. Noi abbiamo cercato di farlo, ‘n questi tre anni, ‘n barba ad ogni bandiera. S’è parlato tanto (sicuramente più dei politici locali) de’ bidoni tossici persi dalla Grimaldi Lines a du’ passi da qui, di Schettino e della Concordia, s’è tirato frecciate ar Porto e all’Aamps, s’è detto male di tutte l’amministrazioni se c’era da dinne male, s’è preso ‘n giro le elezioni Amministrative e le decine di Primarie che ir Pd ha fatto regolarmente una domenica sì e una no, s’è ironizzato sur sacro e ‘n violabile Livorno Calcio e anco sur Vescovo – sempre con la mente rivolta verso una parola, no, non è “Ponce”, ma... “Libertà”. 800 articoli, 500 vignette e non s’è preso mai una denuncia né una querela (forse quarche accidente sì, ma non ciabbiamo le prove e, ner dubbio, si tocca sempre ferro) perché ir buon senso ha sempre contraddistinto il lavoro della redazione. Perché si può dì male di tutti: basta dirlo bene. Io lo chiamo “formulà lo scacco matto”: trovà una forma per dire quello che si vuol dire talmente tanto elegante che la replica dell’avversario sia quasi ‘mpossibile. Non bisogna comunque sta’ qui a incensassi, né a sbrodolassi addosso, non fa parte der carattere della satira (o della Tracina).

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Si spera solo d’avé fatto scattà quarche risata nel lettore, d’esse’ stati spunto di quarche riflessione a arta voce ar barre, d’avevvi fatto pensà sulla seggiola o sulla portrona (o ar gabinetto – anche se io ar gabinetto preferisco “Novella Seimila”, “Chie?”, “’Ndove?” e “Massaia Moderna”). Perché a differenza della cronaca che deve riportare i fatti fedelmente, la satira li piega e deforma per indurre proprio una reazione nel lettore. Perché la satira (questo è stato detto poo in questi giorni) ha senso sì se c’è libertà di stampa e di pensiero ma, soprattutto, esiste se ha un interlocutore, uno di là, dall'altra parte della pagina, che legge, ride, sbuffa, partecipa, commenta e reagisce. Senza questo, ha’ voglia di vietalla: senza pubblico, è già morta. Noi ‘nvece vi si vòle tenere vivi, vigili (ma no “urbani”, ce n'è anche troppi). N’è passa acqua sotto i ponti, ma in quell’acqua, sur fondo, acquattata… c’è la Tracina, gente. Allora non dormite sogni tranquilli. Ma di più, ridete con noi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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