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Camera di Commercio in bilico cercasi fusione: si punta su Grosseto

Camera di Commercio in bilico cercasi fusione: si punta su Grosseto

Accelerazione sugli accorpamenti: in Toscana si sta componendo un puzzle di “matrimoni” fra enti È saltata per ora l’aggregazione fra Province, ogni settore si riorganizza creando una babele

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LIVORNO. Trema la Camera di Commercio: sta partendo un tourbillon di aggregazioni e accorpamenti, e Livorno non resterà affatto alla finestra. Anzi, sarà coinvolta in pieno. Basti dire che tramite emendamento alla riorganizzazione della mappa del sistema camerale è stato messo nero su bianco un criterio standard per spingere verso il "matrimonio" le Camere di Commercio di province differenti: un ente camerale deve avere almeno 80.000 imprese nella propria anagrafe.

Ma in tutta la Toscana c'è solo Firenze che da sola ha questo requisito-chiave. E le altre? Mosse e contromosse non sono affatto mancate. C'è già qualcosa di scritto che prefigura le nozze sia fra Prato e Pistoia sia fra Lucca e Massa Carrara: però né nell'uno come nell'altro caso si arriva a raggiungere quota 80.000, anzi si resta tutt'al più appena al di sopra di 65.000: al 30 settembre scorso, ultimo dato disponibile, Prato ha 33.475 imprese e Pistoia 32.787, Lucca ne conta 43.403 e Massa 22.572. Sulla stessa strada si sono incamminati anche gli enti camerali di Arezzo (37.986 imprese) e di Siena (29.112), anch'essi però ben lontani dallo standard dimensionale richiesto. Tant'è vero che le alleanze sono state costruite in forma esplicitamente aperta, cioè immaginando un terzo partner.

E Livorno? A quanto è dato sapere, le prove tecniche di accorpamento sembra guardino a Grosseto. Inutile dire che anche in questo caso l'asticella di quota 80.000 resta distante. Di più: distante come non mai, se è vero che, avendo Livorno 32.537 ditte nei propri registri e Grosseto 28.827, si supera a malapena la soglia delle 61.000 società iscritte. E nel frattempo sembra di capire che Pisa (con la sua dote di 43.659 imprese) sia rimasta alla finestra a vedere come si compone il puzzle.

Nessuno s’illude troppo sul fatto che questo parametro delle 80.000 imprese sia rispettato, sta di fatto che da Roma si vuol puntare a tagliare da 105 a 60 il numero delle Camere di Commercio e aver fissato un parametro oggettivo è una spinta agli accorpamenti. Ma non c’è solo quello: risulta che entro fine febbraio le Camere di Commercio debbano dare indicazione sui progetti di fusione e la carota per invogliarle è l’accesso a fondi perequativi che, in una fase di pesanti tagli, ovviamente sono una boccata d’ossigeno. Anche perché gli enti camerali sono costretti a una cura dimagrante: di punto in bianco i diritti annuali, cioè il principale introito camerale, sono stati sforbiciati del 35% quest’anno, poi il taglio salirà al 40% e quindi al 50%.

Ma l’aggregazione con Grosseto mette in campo anche problemi e interrogativi: a cominciare dal fatto che la Camera di Commercio livornese ha i bilanci sostanzialmente in salute mentre i conti di quella di Grosseto sono un po’ più in affanno. D’altra parte, già il fatto che Livorno può far valere i propri numeri rispetto a Grosseto: gli abitanti nelle città capoluogo sono a Livorno il doppio che a Grosseto (e in provincia ci sono 118.000 in più) mentre le aziende con targa labronica sono quasi quattromila in più rispetto a quelle maremmane. Al tempo stesso, il singolare ritaglio territoriale che nascerebbe dalla somma di Livorno e Grosseto fino ai confini con il Lazio ben difficilmente potrebbe essere guidata da una città posizionata lontanissimo dal baricentro geografico.

Ma questa riorganizzazione della mappa delle Camere di Commercio rischia di far impazzire ancor più la maionese del ridisegno degli ambiti subregionali di enti pubblici e istituzioni. E' tornato nel cassetto per ora il progetto di accorpamento delle Province ma cominciano a spuntare ipotesi di fusione e aggregazione che riguardano singoli pezzi della struttura burocratica e istituzionale dell'apparato pubblico: ad esempio, sul fronte dei provveditorati scolastici, nel campo delle forze dell'ordine come degli ispettorati o degli enti di controllo. E ora la rete delle Camere di Commercio. Attenzione, però: ciascun settore va avanti per conto proprio. Ad esempio, Livorno nella sanità è aggregata nell'Area Vasta a Pisa, Lucca e Massa Carrara. Qualcosa del genere vale, sul fronte dei servizi pubblici locali gestiti dalle ex municipalizzate, in fatto di rifiuti (ma esclusi i Comuni di Campiglia Marittima, Castagneto Carducci, Piombino, San Vincenzo, Sassetta, Suvereto) e, nel settore bus, con l'aggregazione fra Livorno, Pisa e Lucca (più partner di Firenze e Prato)...

Mauro Zucchelli

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di Redazione web