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PORTO

Authority, commissariamento soft: il nome preso dalla terna

Mauro Zucchelli
Giuliano Gallanti, presidente dell'Authority dal 2001
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Giuliano Gallanti, presidente dell'Authority dal 2001

Dopo la decisione per il porto di Trieste il commissariamento è l’ipotesi più probabile in attesa che il governo riesca a varare la riorganizzazione della portualità. Il sindaco Nogarin come delegato Anci al tavolo con Lupi

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LIVORNO. È arrivata la lettera con cui il ministro Maurizio Lupi chiede alle istituzioni locali la terna dei nominativi dai quali pescare chi guiderà il porto nei prossimi quattro anni. È arrivata a tempo scaduto, al di là della data entro la quale gli enti designatori – Comune e Provincia di Livorno, Comune di Capraia Isola e Camera di Commercio – avrebbero dovuto inviare la “rosa” dei papabili: però è arrivata, e già questo è un segnale.

Ma lo è ancor di più il colloquio che, a quanto è stato riferito nella conferenza dei capigruppo, il sindaco Filippo Nogarin, fresco di nomina come punto di riferimento delle città portuali per l’Anci (l’associazione dei Comuni), ha avuto con il ministro a Roma. È confermata l’intenzione di Lupi di procedere a una serie di commissariamenti per creare una sorta di periodo-ponte in vista dei provvedimenti con i quali il governo punta a ridisegnare la portualità italiana. Ma commissariamenti soft: consensuali, diciamo così. Come dire: non diktat ostili alla volontà che il territorio esprime. E dunque la richiesta della terna potrebbe essere tradotta come la richiesta di un ventaglio di figure gradite fra le quali sarà lui, il ministro, a pescare la persona alla quale affidare il timone del porto. Non solo: Livorno è alle prese con il Prg e grandi scelte sulla Darsena Europa, dunque per fargli digerire il commissario sembra che Lupi sia disposto a inserire nella nomina uno stock extra di poteri paragonabili a quelli di un presidente vero e proprio.

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Beninteso, Lupi non sta affatto lì a fare il passacarte e a mettere la firma in calce a quel che Livorno gli indica. Il dividendo politico del ministro è presto detto: la nomina di un presidente è il frutto di un iter collegiale a più voci, il commissario invece ha la propria fonte di legittimazione nel legame a filo doppio con il ministro. Chi rischia di finire nell’angolo è il governatore, che in realtà nell’iter normale divide quasi a metà la ribalta della scena-chiave con il ministro.

Questo scenario viene confermato anche da fonti romane di primo piano. Così come l’attenzione di Lupi a insistere sulla formula del commissario anche là dove non sarebbe indispensabile: a Ancona Rodolfo Giampieri, benché abbia in tasca da più di un anno la formale designazione del governo e tutti quanti gli ok possibili, incluso quello parlamentare, resta ancora commissario straordinario perché il ministro non ha ancora trovato il tempo in 14 mesi di firmare il decreto.

Peserà sulla scelta anche l’idea di quando il governo vuol far partire davvero la riforma dei porti o quantomeno, secondo altre interpretazioni, una riorganizzazione che probabilmente in questa prima fase si tradurrebbe in uno stock di accorpamenti territoriali. E per Livorno? L’ipotesi più probabile, già rimbalzata negli ultimi mesi, è quella di andare a nozze con Piombino.

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Gallanti, eventuale proroga inclusa, può andare avanti fino alla seconda metà di maggio. Al di là di un commissariamento tutto istituzionale (da affidati, com’è già capitato anche a Livorno con Giuffrè, al comandante della Capitaneria), se il traghettamento è previsto abbastanza breve l’eventualità più probabile è la prosecuzione dell’era Gallanti, che già ha il timone (e il Prg) in mano. Se la fase di inter-regno dovesse essere immaginata più lunga, non è da escludere di vederla affidare a Massimo Provinciali, numero due di Gallanti, e in linea con l’altro identikit delle figure commissariali prese dai ranghi degli alti dirigenti ministeriali com’è lui.

Ma nel pool c’è anche Luciano Guerrieri: commissario lo è già e proprio a Piombino, che dovrebbe essere accorpata a Livorno. Questo è il suo punto forte ma anche il suo lato debole: o arriva insieme all’aggregazione dei due porti o nominare lui a Livorno significherebbe dover trovare anche un altro nome per Piombino (dove peraltro è in sella da dieci anni).

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In mezzo a questo valzer di nomi il sindaco pentastellato Filippo Nogarin potrebbe puntare su un candidato “targato” del proprio movimento: una figura di bandiera. Ma non l’ha fatto neanche per nominare la sua squadra di assessori: non è escluso che punti su un nome che in ambiente portuale ha già riscosso qualche successo, come quello di Nicoletta Batini, curriculum al Fondo monetario e ora dirigente al ministero dell’economia. Potrebbe metterlo in campo per provare a scompaginare i giochi altrui.

Resta da capire quale parte in commedia vorrà recitare il presidente della Regione Enrico Rossi: è vero che il voto regionale, mai così difficile, potrebbe distrarlo. Ma è anche l’uomo che ha messo sul porto un pacchetto di investimenti da 170 milioni di euro, la mossa che sta rendendo un po’ meno impossibile il sogno della Darsena Europa: chi crede che possa essere proprio lui il distratto?

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