Il Tirreno

Livorno

Tsunami sull’occupazione Finora si è visto solo a metà

di Mauro Zucchelli
Tsunami sull’occupazione Finora si è visto solo a metà

Nella nostra provincia la ripresina è vicina ma non basterà a uscire dalla crisi Anzi, si appesantisce il dramma del lavoro. E l’industria perde ancora terreno

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LIVORNO. A un soffio dalla soglia dei sette milioni di euro: 6.957.224.697, per la precisione. È la ricchezza prodotta dalla nostra provincia nel corso dei dodici mesi dello scorso anno secondo Unioncamere sulla base delle stime di Prometeia. Il centro studi della Camera di Commercio mette nero su bianco un dossier che, in poche pagine tutte numeri, vale come un'avvisaglia a quanti si immaginano che s'intraveda la fine del tunnel della crisi choc.

Prometeia è un pool di cervelli che si avventurano sul filo delle previsioni macroeconomiche e per Livorno sembrerebbe in vista una qualche inversione di tendenza. Niente miracoli, ma ecco che il barometro dei parametri fondamentali dell'economia pare allontanare l'ago dal solito clima di tempesta: ad esempio, già quest'anno il valore aggiunto al costo dei fattori - uno degli aspetti-chiave per misurare la crescita di un apparato produttivo - ha rialzato la testa e ha messo a segno un più 0,3% che non ne farà una locomotiva di sviluppo ma è pur sempre meglio di quando il grafico punta all'ingiù.

Beninteso, è una ripresina-ina ed è data da un'altalena di alti e bassi fra i vari settori: in crescita i servizi (più 0,6%), che sono il settore-monstre ormai vicino a rappresentare quasi l'80% della nostra economia provinciale, e ancor più l'agricoltura (più 1,5%), che ne sono la cenerentola dal punto di vista quantitativo e tuttavia con eccellenze che ci danno prestigio agli occhi del mondo. A passo di gambero invece le costruzioni (meno 2,6%) così come l'industria (meno 0,7%), con le ciminiere delle grandi fabbriche che un tempo erano il marchio del nostro territorio dal Calambrone a Piombino e, invece, si sono rattrappite ulteriormente: basti dire che all'inizio del decennio scorso l'industria manifatturiera valeva quasi il 18% della ricchezza "made in Livorno" (ed era già poco), adesso arriva appena un soffio sopra il 12%.

La micro-ripresina appena accennata dell’anno appena concluso potrebbe, a giudicare dalla aspettative di Prometeia, rimpannucciarsi un po' cammin facendo: l'istituto di ricerche, strologando nella palla di vetro delle macro-previsioni, si azzarda a dire che la crescita del valore aggiunto sarà per la nostra provincia attorno al punto percentuale quest'anno e probabilmente vicina all'1,6% nel 2016.

Le buone notizie finiscono qui. Perché tutto finisce ko quando si guarda quanti posti di lavoro possa fruttare questa ripresina seppur minima. È come se ci dicessero che lo tsunami della crisi non l’abbiamo ancora visto: sì, ha chiuso la Trw e tante piccole imprese licenziano senza far rumore, ma le statistiche raccontano che finora l’aspettativa di riuscire ad attraversare questo deserto aveva tenuto a galla le imprese, magari tirando la cinghia, magari rinviando i pagamenti o inventando chissà cosa.

Ecco, dalle previsioni di Prometeia messe in circolo dal centro studi Cciaa salta agli occhi la possibilità che a calare nei prossimi anni non sia il giro d’affari bensì il numero degli occupati. Tradotto: al capolinea i magheggi inventati per arrangiarsi in qualche modo a stare a galla. In cifre: nel 2014 gli occupati sono calati del 2% e se sono diminuiti (meno 1,1%) anche i disoccupati è solo perché si è afflosciata perfino al voglia di cercare lavoro. La speranza di farcela è talmente impensabile che ci si chiama fuori del tutto: rassegnati, arresi, sfibrati.

Nella sfera di cristallo – dice Prometeia – c’è scritto che la forza lavoro calerà anche nei prossimi due anni con la ripresina. E quest’anno la disoccupazione tornerà a aumentare. No, lo tsunami non è ancora passato.

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