Toscana
Molesta e picchia i genitori: preso
Nei guai un livornese di 52 anni: stalking per mesi con richieste di soldi e minacce
LIVORNO. Ad agosto era stato allontanato da casa e dai genitori, con un provvedimento del giudice, perché li picchiava, allo scopo di farsi dare i soldi.
Tuttavia loro, i due anziani, spinti dall’amore verso il figlio, dopo un po’ l’avevano ripreso in casa. Ma le violenze e le vessazioni non erano finite.
E così mercoledì scorso, dopo mesi di prepotenze, Alessandro Biliotti, livornese di 52 anni, è stato arrestato. Nel pomeriggio, i carabinieri si sono presentati in zona Collinaia, a casa dei due anziani genitori, per prelevare il figlio, già conosciuto alle forze dell’ordine per il caso di agosto e anche per problemi legati alla droga. Sono stati i militari dell’Arma a identificarlo e poi portarlo in carcere, con l’accusa di stalking.
La misura cautelare è stata emessa dal tribunale di Livorno dopo che i militari della Compagnia del capoluogo, guidati dal capitano Marco Vartore, hanno fatto, negli ultimi mesi, una serie di accertamenti investigativi nei confronti dell’uomo. E così dalle verifiche degli inquirenti è venuto fuori che il 52enne perseguitava sia la madre che il padre con aggressioni fisiche, continue richieste di soldi e minacce. I carabinieri spiegano che l’uomo «si è reso responsabile di reiterati atti persecutori nei confronti dei genitori i quali, tempo addietro, lo avevano riaccolto in casa», accusa contenuta nel capo di imputazione.
Biliotti dall’inizio dell’anno aveva preso di mira i due anziani, tanto che, già nel mese di agosto, aveva ricevuto una prima misura cautelare che consisteva nel “divieto di avvicinamento alla casa familiare e alle vittime”, proprio a causa delle ripetute minacce e per il fatto che era arrivato a picchiarli, come emerge dalle indagini dell’Arma. L’obiettivo del tribunale era quello di eliminare le violenze allontanandolo da casa. Ma in base a quanto accertato dai carabinieri, lui stesso, facendo leva sull’affetto dei suoi nei suoi confronti, era riuscito a farsi accogliere di nuovo in casa, non sapendo dove andare, anche perché in base a quanto emerso, l’uomo non lavora.
Quindi, «considerata la recidività e la pericolosità sociale», come spiegano gli investigatori, il giudice questa volta ha disposto per l’uomo la custodia cautelare in carcere.
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