Gioco
Fabrizio Mori vede la “sua” pista andare in malora
L’iridato dei 400 ostacoli al mondiale di Siviglia 1999 racconta come ha iniziato la sua carriera in questo impianto
LIVORNO. Altro giro, altra corsa: continuano gli atleti, in erba e che hanno fatto dell’Atletica a Livorno motivo di orgoglio, ad esprimere il loro disappunto di fronte al disinteresse dell’amministrazione comunale verso il campo scuola.
Fabrizio Mori è un nome di grande rilievo dell’atletica livornese, lo specialista dei 400 metri ostacoli che portò a Livorno il titolo mondiale della specialità conquistato a Siviglia nel 1999. Tuttora detiene il primato italiano col tempo di 47”54, stabilito nel 2001 ad Edmonton.
«Ahimè, dal 2005 la carta d’identità mi ha imposto di fermarmi - svela ironizzando Mori - Così, da allora alleno per le Fiamme Gialle e Federazione sia nel settore assoluto che giovanile per scovare qualche nuovo campione».
Fabrizio inizia a soli 6 anni a mettere piede sulla pista del campo scuola, ricordandolo ancora con grande affetto: «La mia esperienza qua è stata fondamentale - spiega Mori - al campo scuola ho fatto i primi passi che hanno dettato il mio destino. Inizialmente è nato come un divertimento, poi - sottolinea Fabrizio - sono passato all’atletica vera; step che fai solo se seguito da uno staff competente e preparato che ti stimola».
«Tornare ora ad allenare nel mio stesso campo altri ragazzi è gratificante - prosegue Mori - Il campo scuola per me è una scuola, punto: una struttura composta da aule a cielo aperto dove si esercitano bambini ai primi livelli e campioni olimpici».
Il campo scuola ha una fortuna: avere allenatori eccellenti e impianti che sono perfetti, come la pista a 360° e la gabbia per i lanci. Peccato che questa perfezione sia solo a vedersi. Infatti, quando si fanno gli allenamenti, la musica cambia. «È un peccato. In questi giorni stiamo discutendo della gabbia per cui è bastato un vento più forte per farla crollare su se stessa - nota con rammarico il campione livornese - Bisognerebbe fare il minimo indispensabile, ma farlo bene. Un altro esempio - continua - è la pista: i lavori di una pista pagarli 100mila euro o 500mila fanno la differenza. Coi nuovi lavori sulla pista si diceva che il manto si sarebbe mantenuto per 15 anni. Invece, come piove la pista si allaga».
«Mi dispiace oggi vedere la trascuratezza a cui è lasciata la struttura - prosegue il grande ostacolista livornese - Soprattutto se si pensa che non è facile trovare altre città italiane dotate di un complesso che comprende piscina, pista, campo da basket, scherma. Tutti settori in cui Livorno ha brillato nel panorama sportivo. È un polmone che cresce grandi atleti. Basta parlare con Rodolfo Graziani, presidente provinciale, per avere un’idea delle medaglie che lo sport ha collezionato a Livorno, come poche città in Italia”.
Mori ha comunque fiducia e speranza nel sindaco: «Nogarin ha espresso la volontà di ridare una struttura all’altezza della fama che la accompagna. Mi auguro che avvenga in fretta perché si sta impedendo a questa macchina di potenziarsi, anzi la si rallenta».
Ma di fatto nulla è stato fatto: ad oggi, la pista continua a far acqua e la gabbia è raggomitolata su sé stessa ormai da mesi.
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