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«Dite no alla cultura delle passioni tristi»
LIVORNO. È stato il nono successore di don Bosco dal 2002 fino a marzo 2014, in poche parole il numero uno dei Salesiani a livello mondiale. Questo ha voluto dire viaggiare tanto, conoscere le varie...
LIVORNO. È stato il nono successore di don Bosco dal 2002 fino a marzo 2014, in poche parole il numero uno dei Salesiani a livello mondiale. Questo ha voluto dire viaggiare tanto, conoscere le varie problematiche della Chiesa, ma soprattutto collaborare strettamente con papa Francesco.
Nonostante il curriculum davvero autorevole, don Pascual Chavez, di origine messicana, si presenta con la semplicità di un sacerdote qualunque «con l’umiltà di Don Bosco» come sottolinea don Gino Berto, parroco della chiesa del Sacro Cuore. Proprio all’interno della parrocchia è avvenuto l’incontro con il rettor maggiore emerito dei Salesiani, organizzato in occasione del bicentenario della nascita di Don Bosco.
Nel discorso del presbitero sudamericano il tema centrale sono stati i giovani e la loro ricerca del senso della vita. Oltre allo stile, anche le parole sono semplici ed essenziali, forse grazie alla sua esperienza di salesiano a contatto con i ragazzi di diverse realtà del mondo, magari mischiato alla tenerezza di Bergoglio.
«Quello che conta – afferma don Pascual– è il punto di arrivo, non di partenza dei ragazzi, e l’obiettivo è farli comprendere l’amore per la vita». Racconta anche alcuni esempi di che lo hanno toccato profondamente nel suo cammino: «Quando sono andato in Togo – spiega un po’emozionato – mi sono messo a sedere in mezzo a dei ragazzi di strada. Uno di loro mi ha donato un rosario, dicendomi che era per me. Ecco il senso della vita».
Non mancano i riferimenti alla società occidentale, dove prevalgono il «soggettivismo», «la cultura delle passioni tristi», «l’assenza di un progetto di vita, che spinge i giovani a scegliere solo il piacere del momento».
E quale è dunque la risposta a questa tendenza? Per don Pascual non ci sono dubbi: «In Giovanni Bosco la soluzione stava nell’educazione, per questo – aggiunge – servono degli educatori capaci ad aprire il cuore dei ragazzi, mettendoli al centro». «Ma per farlo – continua – occorre credere nei giovani, mentre la società li scarta, usandoli solo come consumatori».
Anche don Gino sottolinea lo stesso concetto: « Don Bosco diceva: “Se volete fare una cosa buona e santa, educate i giovani”. In Italia oggi con il 44% di loro disoccupati non diamo un buon esempio». Non mancano i riferimenti ai recenti fatti di Parigi.
Riprendendo quanto detto da papa Francesco, anche per don Pascual «libertà e democrazia sono fondamentali», ma «anche la libertà di espressione deve avere rispetto». Poi ecco il messaggio di apertura e di pace rivolto a tutti: «Noi cristiani – dice – non dobbiamo confondere la parola fede solo con la nostra, perché appartiene a tutti, va intesa in senso più ampio».
Per il rettor emerito dei Salesiani, infatti, «la fede risiede nella ricerca del senso della vita, della pienezza, e tutti ci poniamo le grandi domande, solamente differiamo nelle risposte».
Guardando poi alla sfide di oggi, (dove «c’è troppo scompenso tra libertà e senso etico») don Pascual, sulle orme di don Bosco, offre le parole chiave per affrontarle: «Vivere le situazioni, convivere fraternamente, cercare la verità e la felicità, quelle reali però».
Infine, torna a rivolgere un invito a tutti, ma soprattutto ai salesiani: «Dobbiamo credere nei nostri giovani, renderli protagonisti, curando il loro sviluppo integrale, perché – conclude – il futuro è lo sviluppo dell’oggi».
Durante i prossimi giorni continueranno le iniziative in occasione del bicentenario della nascita di Don Bosco, per maggiori informazioni consultare il sito della diocesi.
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