Il Tirreno

Livorno

Shangai, altolà alla demolizione delle case della "Chiccaia"

Juna Goti
Shangai, altolà alla demolizione delle case della "Chiccaia"

il Comune di Livorno frena sulla demolizione già prevista in vista del piano di recupero. Al vaglio anche ipotesi che prevedono la ristrutturazione o il risanamento

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LIVORNO. Muffa che invade le pareti, portoni murati, topi. Lo scorso agosto era stato lo stesso assessore al sociale, Ina Dhimgjni, freschissima di nomina, a mettere per scritto che vivere nel blocco popolare della Chiccaia era quasi un’impresa. “La realtà che vedo con i miei occhi – aveva sottolineato dopo un sopralluogo – è delicata e allarmante, come si fa a vivere in queste case?”. Ma oggi la demolizione di uno dei blocchi popolari più vecchi di Shangai, prevista dai piani di recupero delle precedenti giunte di centrosinistra, non è più così scontata. Anzi. E’ la stessa Dhimgjini a confermare che “ci siamo domandati se la demolizione e la conseguente ricostruzione fossero l’unica soluzione possibile” e alla fine “si è aperto un nuovo scenario con più di una ipotesi”.

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L’assessore chiarisce che nel rapporto fatto fare agli uffici negli ultimi mesi “con un lavoro certosino”, resta in piedi anche l’ipotesi di “demolizione con successiva ricostruzione di nuove case, come previsto dalla delibera del consiglio comunale del 2005”. Ma dopo la conferenza dei servizi di agosto, e la richiesta che la giunta Cinque Stelle ha fatto ai tecnici comunali di riprendere in mano le carte, si parla anche di un “intervento di risanamento/recupero dell’immobile”, affiancato da un “crono programma chiaro, così come ci hanno chiesto i cittadini e lo stesso consiglio comunale”. Insomma, il nuovo obiettivo potrebbe diventare: “Tenere in piedi il blocco della Chiccaia con una finalità”. Quale? Certo è che in questo caso - così come nel caso di una ristrutturazione vera e propria (la seconda delle tre ipotesi valutate dagli uffici) - “servirebbe una variante al piano di recupero di Shangai”.

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Uno scenario, quello già ipotizzato in campagna elettorale da chi chiedeva di “bloccare i piani di recupero”, che apre mille punti interrogativi. Intanto ci si chiede: può bastare una “rattoppata” per un blocco popolare, di oltre cento alloggi, che la stessa Dhimgjini definisce “fatiscente”? Oggi è prevista una nuova conferenza dei servizi. “Lavoreremo fino all’ultimo per trovare la soluzione migliore”, risponde per ora l’assessore: “In ogni caso, per ognuna delle tre ipotesi fatte, è stato affrontato il problema dell’assicurazione del rispetto delle condizioni igienico-sanitarie, della tempistica delle assegnazioni dei nuovi alloggi e dei rischi connessi alle occupazioni che nel frattempo potrebbero verificarsi”.

Ma quanto servirebbe per “risanare/recuperare” il grande blocco? E con quali soldi? La previsione è stata fatta, ma per ora, in attesa di definire il progetto, l’assessore si limita a parlare di “impegno economico gravoso”, sottolineando che in ogni caso, quindi anche nell’eventualità (ormai remota) di demolire le vecchie case, “il finanziamento della Regione Toscana che c’era già, di circa 2.200.000, euro coprirebbe solo in parte le operazioni”.

Oggi alla Chiccaia vivono circa 120 famiglie: quelle che non occupano abusivamente e che sono in regola con i pagamenti, una sessantina in tutto, saranno trasferite nelle nuove case popolari costruite nel puzzle dei vari piani di recupero e contratti di quartiere, soprattutto in Corea. L’assegnazione formale dei primi 66 alloggi – dice l’assessore - è stata fatta. Stando al comunicato inviato dal Comune alla stampa a inizio agosto, la consegna definitiva da parte di Casalp sarebbe dovuta avvenire entro il mese di dicembre, appena passato.

Se la Chiccaia resterà in piedi, come sarà usata una volta svuotata? L’impressione, per il momento, è che si pensi a una soluzione per tamponare l’emergenza abitativa e l’emergenza sfratti. “Le case del blocco – dice infatti l’assessore - potrebbero rientrare in un percorso di utilizzo temporaneo, come prevede la legge, avendo la massima attenzione ad evitare nel frattempo occupazioni abusive”.

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