Gioco
Con il gigante General Electric B-Cube raddoppia all’interporto
La multinazionale Usa, al sesto posto fra i marchi globali, punta gli occhi sulle banchine di Livorno Fra pochi giorni l’inaugurazione del nuovo polo per la spedizione di grandi impianti via mare
GUASTICCE. E' nella piana di Guasticce il “porto fuori dal porto”: un rettangolone fra la superstrada e l'ex statale 555, anzi l'ex area Cmf. E' qui che da quasi un quindicennio ha messo radici la Argol Villanova: e ora, cambiando nome, raddoppia puntando sull'interporto.
Dopo i capannoni nel complesso ex Cmf in via Francia, il gigante logistico ha acquisito ora nuovi spazi all'interno dell'interporto, e il riscontro arriva da fonti di primo piano della società di Guasticce: a quanto è dato sapere, si tratta di un'area attorno ai 70.000 metri quadri nei pressi delle altre due, sempre dentro l'infrastruttura interportuale (l'una da 20mila metri quadri e l'altra quasi la metà).
Il taglio del nastro del nuovo è stato messo in programma per il 23 gennaio, come ha confermato Lorenzo Bacci, sindaco di Colle e leader Pd al convegno alla Cna: a tenere a battesimo il nuovo polo logistico sarà, insieme al governatore Enrico Rossi, il presidente di General Electric Oil & Gas Nuovo Pignone Massimo Messeri. La presentano come una punta di eccellenza a livello internazionale nella logistica industriale: al tempo stesso, si tratta di una catena logistica collaudata se è vero che già da tempo i grandi carichi dei project cargo relativi all'impiantica si appoggiano alle banchine del terminal Lorenzini.
L’ex Argol Villanova è un big della logistica da mezzo miliardo di euro di fatturato con quartier generale in Piemonte e business sparpagliati su tutto il mappamondo: più di 2,5 milioni di metri quadri di aree ovunque nel globo (compresa la gestione cargo negli aeroporti di Milano, sia Malpensa che Linate, di Roma-Fiumicino e di Venezia). Spegne ora la prima candelina il nuovo marchio (e il nuovo identikit aziendale) che la famiglia Bonzano ha fatto ridisegnare da Oliviero Toscani: B-cube, si chiama adesso. Dove “B” è la sigla del cognome di famiglia e “cube” è un gioco di parole che mette l'accento sui volumi ma significa pure «elevazione alla potenza e moltiplicatore di attività».
Ma è un “gigantino” se paragonato alla dimensione e alla forza economica di una multinazionale come General Electric (Ge), che a metà anni ’90 ha rilevato Nuovo Pignone: è fra le prime 27 società del mondo secondo Fortune, la bibbia del mondo degli affari, e uno dei primi sei brand globali (subito dopo Apple, Google, Coca Cola, Ibm e Microsoft). Con qualcosa come 146 miliardi di dollari di ricavi, oltre due dei quali realizzati dalla controllata italiana, e 13 milioni di dollari di profitti.
Resta da capire se e quanto General Electric voglia impegnarsi sul porto di Livorno come centro strategico per l’invio di project cargo nel mondo. Lo si capirà meglio se e quando il Prg portuale avrà fissato la funzione di ciascun tassello nel puzzle del porto. Se ci sono operatori che si avvicinano al porto (e al “porto fuori dal porto” che in parte può diventare l’interporto di Guasticce, una volta completato lo “scavalco”), lo si deve anche al fatto che le banchine livornesi non sono più una “morta gora” ma qualcosa si sta muovendo e chiama gli operatori a muoversi per cercare la pole position.
Certo che prima di tornare agli standard ante-crisi il porto ha ancora molta strada da fare: oltre al meno 18% nel tonnellaggio complessivo di merci, perdiamo il 25% sul fronte dei contenitori. Colpa della crisi nera? Forse: ma a Genova i teu sono cresciuti del 12% e a La Spezia del 4%.
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